KIRGHIZISTAN: La fine dell’unica repubblica parlamentare dell’Asia centrale?

di Alberica Camerani

In seguito alle proteste scoppiate in Kirghizistan contro i brogli alle elezioni dello scorso 4 ottobre, Sadyr Japarov è stato nominato primo ministro e, dopo le dimissioni del presidente della repubblica, Soroonbay Jenbeekov, ha assunto anche il ruolo di presidente ad interim.

I suoi punti programmatici? Lotta al crimine e alla corruzione, amnistia economica e riforme costituzionali. Non male per una figura con comprovati legami con la criminalità organizzata e che, in 10 giorni, da imprigionato e condannato per rapimento, è diventato primo ministro con in aggiunta i poteri della massima carica dello stato.

La crisi politica

Già dalla sera stessa delle elezioni, con la pubblicazione dalle prime proiezioni degli esiti, la rabbia e la frustrazione per “le elezioni più sporche di sempre” si è riversata nelle piazze di Biškek e di altre città, presto divenute luogo di scontri anche violenti. L’ampiamente documentata compravendita di voti e la mobilitazione di risorse amministrative statali hanno determinato la larga vittoria dei partiti pro-status quo Mekenim (Kirghizistan la mia patria) e Birmindik (Unità), tra i cui candidati figurava anche il fratello di Jeenbekov che ha ottenuto il massimo delle preferenze (24,9%).

Le elezioni del 4 ottobre sono state l’inizio della fine per il presidente Jeenbekov. Nelle ore in cui la Casa Bianca, il parlamento e palazzo presidenziale, veniva preso d’assalto e incendiato, del presidente in carica non si è vista traccia. Alcuni manifestanti si sono poi diretti verso vari edifici di detenzione liberando diversi politici, tra cui l’ex presidente Almbazbek Atambayev e, appunto, Sadyr Japarov.

I manifestanti hanno ottenuto l’annullamento delle elezioni, ma l’entusiasmo per questo traguardo ha avuto vita breve; il vuoto creato dall’assenza del presidente e la disunità dell’opposizione, incapace di trovare un accordo su un leader, è stato rapidamente e violentemente colmato dalla frangia dei sostenitori di Japarov. Sostenere che i suoi seguaci abbiano usato la forza come vettore principale è senza dubbio dimostrato, ma è necessario non tralasciare la folla di cittadini che vedono in lui un vero e proprio eroe nazionalista. Dal momento della sua liberazione, i social media in lingua kirghisa hanno funzionato come una formidabile cassa di risonanza glorificando il suo passato attivismo anti-establishment e arrivando a promuoverlo anche come “il supporto da Allah che le persone hanno a lungo sperato”.

Gli attori internazionali

La situazione politica e il cursus honorum di Japarov lasciano perplessi un po’ tutti e le dichiarazioni di Stati Uniti e Russia non si sono fatte attendere. Vladimir Putin ha definito la situazione disastrosa per il Kirghizistan e i kirghisi, per poi anche sospendere il supporto finanziario erogato dalla Russia fino alla restaurazione dell’ordine legale e politico. In modo analogo, gli Stati Uniti, tramite la loro ambasciata a Biškek, hanno espresso la loro preoccupazione denunciando il tentativo di gruppi criminali organizzati di influenzare la politica e le elezioni.

L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri Josep Borrell ha inoltre ribadito, sottolineando la preoccupante confluenza di poteri nelle mani di Japarov, che “la repubblica kirghisa è una democrazia parlamentare e pertanto la divisione dei poteri deve essere rispettata e preservata”.

Il 20 ottobre intanto Natalia Gherman, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l’Asia Centrale, si è recata nel paese per tenere colloqui con Japarov e altri rappresentanti della politica e società civile.

La riforme costituzionali

Per quanto riguarda le elezioni, sia presidenziali che parlamentari, l’incertezza regna ancora. Japarov ha dichiarato che è necessario varare delle riforme costituzionali prima delle elezioni: al momento si parla del  prossimo 20 ottobre per le parlamentari e di gennaio per le presidenziali anticipate.

Nelle prossime settimane i riflettori saranno puntati sul contenuto di queste riforme, le quali, secondo a quanto Japarov ha fatto intendere in più occasioni, dovranno rafforzare la figura del presidente a discapito del parlamento e, tra le altre cose, permettergli di candidarsi alla presidenza, azione che non sarebbe permessa al presidente ad interim secondo le norme attuali.

Anche la sua dichiarata intenzione di mettere in atto una vera e propria lotta alla corruzione lascia perplessi, soprattutto alla luce dei nomi che formano ora il suo consiglio dei ministri. Il vice premier Ravšan Sabirov, ad esempio, è stato condannato a cinque anni proprio per tangenti verso una società straniera in cambio di una licenza sulle adozioni.

In seguito alla rivoluzione del 2010, il Kirghizistan si è trasformato nell’unica repubblica parlamentare dell’Asia Centrale. Da allora sono stati numerosi i problemi derivanti da figure presidenziali con molto potere e parlamenti deboli; al momento la storia si ripete: Japarov detiene, come ha anche dichiarato lui davanti alla folla aitante, “tutto il potere nelle sue mani”, ma la politica kirghisa è piena di colpi di scena.

Immagine: gov.kg

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