BIELORUSSIA: Il 66° compleanno del presidente, tra arresti e violenza

Grandi manifestazioni per contro Lukashenko

Fiori e regali fai-da-te per festeggiare il 66° compleanno del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko: ecco l’idea originale e provocatoria della folla in protesta che oggi, 30 agosto, sfila nuovamente per le strade di Minsk e di tutta la Bielorussia in una marcia di protesta per la pace e l’indipendenza. “Vi suggeriamo di portare dei fiori e/o dei regali creativi fatti a mano per Lukashenko. Che l’usurpatore possa così vedere cosa gli regaleranno i bielorussi per il suo compleanno”, si legge nell’annuncio della marcia.

Autobus con poliziotti antisommossa (OMON) e carri armati erano già allineati sin dal mattino lungo le strade principali della capitale, dove stanno sfilando decine di migliaia di manifestanti. Nonostante la marcia sia appena iniziata, le forze di sicurezza hanno già arrestato diverse dozzine di persone.

Putin riconosce valide le elezioni bielorusse

Nel frattempo, la notte scorsa, il presidente russo Vladimir Putin – che si è detto pronto a intervenire militarmente in aiuto del governo di Minsk se la situazione dovesse peggiorare – ha ufficialmente riconosciuto come valide le elezioni presidenziali in Bielorussia tenutesi lo scorso 9 agosto. Putin è stato uno degli unici a congratularsi con Lukashenko per la sua vittoria, sottolineando che le relazioni tra i due paesi non potranno che rafforzarsi.

I paesi occidentali, tra cui Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e la maggior parte dei paesi dell’Unione europea  (Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia incluse) rifiutano, invece, di considerare queste elezioni come valide: l’11 agosto, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, a nome dell’Unione europea, ha dichiarato che le elezioni in Bielorussia “non sono state né libere né eque” e che le autorità ne hanno approfittato per usare la violenza contro i manifestanti.

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – che ha chiuso proprio in questi giorni le frontiere con la Bielorussia -, se Lukashenko avesse avuto fiducia in se stesso e fosse stato sicuro della sua vittoria, avrebbe tenuto nuove e democratiche elezioni, in presenza degli osservatori internazionali (che, ricordiamo, non sono stati i benvenuti).

I giornalisti stranieri (e non solo) non sono i benvenuti

In seguito ai controlli di documenti e accrediti avvenuti venerdì scorso, le autorità bielorusse hanno revocato l’accreditamento stampa ai giornalisti che hanno seguito le proteste post-elettorali per i media stranieri. Lo stesso vale per una ventina di giornalisti locali che lavoravano per BBC, Reuters, Radio Svaboda, AFP, New York Times, Wall Street Journal, Deutsche Welle e altri. L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo che diversi giornalisti erano stati arrestati prima di una protesta pacifica a Minsk. Il ministero degli Esteri bielorusso non commenta la situazione.

 

Per saperne di più, seguiteci: Cosa succede in Bielorussia, tutti gli articoli. E in ordine

 

Immagine: collage EJ/Tut.by

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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