I comunisti usarono lapidi ebraiche per pavimentare piazza San Venceslao a Praga

Qualche settimana fa ha fatto scalpore la notizia del ritrovamento a Praga, nel corso di alcuni lavori di ristrutturazione nella piazza San Venceslao, di pietre tombali con scritte in ebraico.

La scoperta

Il 5 maggio scorso ha avuto inizio un complesso lavoro di ristrutturazione della piazza principale del centro storico di Praga, per il quale l’amministrazione della capitale ha stanziato un budget di 10 milioni di euro.

Il rabbino Chaim Koči si trovava ad assistere allo svolgimento dei lavori quando ha notato che alcune delle pietre rimosse presentavano scritte in ebraico e incisioni con la stella di Davide. Altre pietre avevano superfici bianche ma levigate, caratteristica tipica delle pietre tombali. Il direttore del Museo ebraico di Praga, Leo Pavlat, aveva già ipotizzato che sul sito si trovassero pietre provenienti da vari cimiteri ebraici e per questo aveva chiesto al Consiglio comunale che alcuni rappresentanti della comunità ebraica potessero assistere ai lavori sulla piazza.

La scoperta non è che una conferma di un sospetto che aleggiava da tempo: negli anni Ottanta il regime comunista avrebbe utilizzato pietre tombali, provenienti da cimiteri e sinagoghe depredati, per ricostruire la pavimentazione di piazza San Venceslao. La datazione delle pietre finora analizzate, che varia dal XIX secolo per le più antiche fino agli anni Settanta per le più recenti, pare confermare questa ipotesi. “Per noi è una vittoria perché finora è stato solo un sospetto. Forse vi erano pietre di provenienza ebraica qui, ma nessuno sapeva. È importante per accertare la verità storica”, ha affermato il rabbino Koči.

Le origini storiche

In est Europa, parte consistente del patrimonio culturale ebraico è stato distrutto durante l’occupazione nazista. Il termine del conflitto mondiale, tuttavia, non ha posto fine all’antisemitismo e alla devastazione dei beni culturali ebraici.

Durante il regime comunista la comunità ebraica, al pari delle altre confessioni religiose, era sorvegliata dalla polizia di stato. In questo periodo nell’attuale Repubblica Ceca sono state distrutte 150 sinagoghe, il doppio delle 70 devastate dai nazisti. Nel 1968 echi della campagna antisemita polacca hanno raggiunto la Cecoslovacchia, spingendo un numero consistente di ebrei all’emigrazione.

Il vecchio cimitero ebraico di Praga, situato nel quartiere Žižkov, è stato in larga parte distrutto dal regime comunista nel 1985 per costruire un parco pubblico e una torre della televisione, la quale avrebbe dovuto impedire l’accesso ai canali televisivi dell’Europa occidentale. Mentre alcune tombe sono state spostate in altri cimiteri, una parte dei resti è stata gettata in una discarica fuori Praga. Difficile non pensare a un vero e proprio genocidio culturale, dato che il luogo è diventato una meta turistica che ospita hotel, mini-golf e ristoranti, senza conservare traccia di ciò che fu. Del cimitero resta solo la parte più antica, in un angolo della piazza antistante la torre.

I conti con il passato

Piazza San Venceslao non è solo una delle maggiori attrazioni turistiche della città, ma è stata il teatro degli eventi storici più importanti del Novecento per la Repubblica Ceca. Qui, nel 1969, lo studente Jan Palach si diede fuoco per protesta contro la fine della Primavera di Praga; e sempre qui nel 1989 vi si tennero le manifestazioni contro il regime comunista che portarono alla rivoluzione di velluto e alla transizione democratica cecoslovacca.

Il lavoro di ristrutturazione attualmente in corso ha lo scopo di rendere la struttura della piazza più agevole per i turisti. Ma, mentre la città sembra guardare sempre di più verso il futuro, dalla sua piazza-simbolo riemergono tombe, resti di un passato scomodo con cui ancora si fatica a fare i conti. Come conservare la memoria?

La comunità ebraica vorrebbe raccogliere tutte le pietre tombali riesumate con i lavori di ristrutturazione per costruire un memoriale presso l’antico cimitero ebraico di Žižkov. Le condizioni delle pietre rendono impossibile risalire all’esatta collocazione originaria, ma forse le lapidi potranno trovare uno spazio in cui riposare e ricordare al pubblico gli orrori di un passato che troppo spesso si cerca di rimuovere.

Foto: The Guardian

Chi è Maria Savigni

Nata a Lucca nel 1994, si è laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa con una tesi sul multiculturalismo. Durante un soggiorno studio in Polonia si è perdutamente innamorata della Mitteleuropa e della sua storia. In segreto coltiva il sogno di diventare giornalista.

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