LIBRI VOLAND: “L’isola del crollo” di Ina Vălčanova

 

L’isola del crollo di Ina Vălčanova

Traduzione di Daniela Di Sora

Voland edizioni, 2019

pp. 208

Euro 17

 

 

Vincitore del concorso letterario Razvitie in Bulgaria e del premio Europeo per la Letteratura nel 2017 – anno della sua uscita in patria – L’isola del crollo (Ostrov krach) è il terzo romanzo della scrittrice, giornalista e traduttrice bulgara Ina Vălčanova. Tradotto da Daniela Di Sora, il libro è stato recentemente pubblicato in Italia da Voland.

L’isola del titolo è la croata Veglia, non lontana da Fiume, dove metà della vicenda è ambientata; l’altra metà si svolge invece nella capitale bulgara, Sofia. Veglia è nota ai più col suo nome slavo, Krk, che ricorda la parola bulgara krach, traducibile appunto come ‘catastrofe, crollo, insuccesso’.

“Fa freddo e per il cielo viaggiano pesanti nuvole scure. Per questo ci dirigiamo alla città di Krk. La città di Krk è la capitale dell’isola, che pure si chiama Krk. Anche se Mišo l’ha chiamata da subito l’Isola Krach, l’isola del crollo.”

Eppure, come afferma la stessa autrice “L’isola del crollo non è un romanzo cupo, non fatevi ingannare dal titolo. Spero anzi di essere riuscita a renderlo almeno un pochino divertente. Il libro narra del desiderio di controllare pienamente il mondo e della volontà di essere liberi. Si parla anche di quella strana cosa che chiamiamo destino. E le mosse del destino celano sempre una certa ironia.”

Quello della Vălčanova è un racconto a due voci di due donne coetanee, nate lo stesso giorno in due mesi diversi. Narrano in prima persona la propria storia, senza mai incontrarsi per tutto il presente del romanzo. Lavorano nel medesimo ufficio, ma si conoscono a stento. Eppure sembra quasi di leggere un dialogo.

“A ciascuno capita proprio quello di cui ha paura”

Radost – ‘gioia’ in bulgaro – viene da un passato difficile, fatto di genitori conformisti e intransigenti, un marito alcolizzato e violento, e il rifiuto del proprio corpo. Ricostruitasi un “rigoroso equilibrio solitario” dopo il divorzio, preserva la sua indipendenza e la sua nuova forma fisica con orgoglio. Nella sua quotidianità fatta di precisi e scrupolosi rituali, si dedica con devozione all’astrologia.
Anche Asja ha alle spalle un matrimonio fallito. Rimasta in buoni rapporti con il suo ex coniuge Emčo – che si è trasferito a Monaco – continua a vivere a Sofia insieme al loro figlio quattordicenne e al suo nuovo compagno. Miope, si rifiuta di arrendersi agli occhiali da vista e di avere un cellulare.

Emčo invita Asja a passare le ferie di agosto a Krk insieme alla sua nuova moglie; Radost intravede negli astri della sua “sorella stellare” la minaccia di una catastrofe imminente. Si sente in dovere di avvertirla, salvarla, anche a costo di tradire e compromettere la sua preziosa torre d’avorio.
È la prima tessera dell’effetto domino che scombinerà le vite delle due donne, attorcigliandole l’una all’altra mentre si trovano a più di mille chilometri di distanza.

“Come può una persona fare attenzione alle coincidenze e cosa può fare per opporvisi?”

L’isola del crollo è un libro sull’accettazione e la ricerca di se stessi, sul coraggio di inseguire i propri sogni e la paura che si realizzino. Radost incarna il desiderio di decifrare e governare il destino, anticipandone le mosse; mentre Asja rappresenta la parte più concreta e razionale dell’animo umano.
Nel momento in cui Radost smette di seguire rigorosamente la sua routine mattutina, Asja comincia a scandire le sue giornate in momenti ben definiti. Le corse mattutine di Asja per i sentieri rocciosi di Krk sono la disperata e inconscia fuga che la donna tenta per evitare di raggiungere una piena consapevolezza di se stessa, e fare i conti con i suoi sentimenti più profondi. A crollare sono certezze, presunte verità, ma anche e soprattutto stereotipi, convenzioni e tabù.

Attraverso una scrittura brillante che intreccia abilmente umorismo e introspezione, Ina Vălčanova imbastisce un romanzo vivace e delicato, originale, in cui la Bulgaria incontra la Croazia. Non mancano infatti commenti e frecciatine, che culminano in uno scontro indiretto tra banitsa e burek – le rispettive versioni nazionali di una pietanza comune a tutti i Balcani.
Tra la fine del romanzo e l’indice, invece di lasciare il lettore a una postfazione ‘tecnica’, Daniela Di Sora regala ai lettori la ricetta della banitsa bulgara – piccola chicca dell’edizione italiana.

foto: voland.it

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia, Croazia e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea, storia e attualità bulgara.

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