TURCHIA: L’anima greca (e perduta) di Istanbul

Istanbul ha mantenuto a lungo un’anima greca. Erano 260,000 su un totale di 850,000 i greci costantinopolitani al censimento del 1910, con un picco fino a 350,000 nel 1919. Lo scambio di popolazioni stabilito dal trattato di Losanna del 1922 fece sì che la gran parte dei greci d’Anatolia emigrassero verso Salonicco e le isole dell’Egeo, da dove invece i turchi di Grecia si inurbarono verso Smirne e Istanbul.

Tatavla

Oltre ai quartieri storici come il Fanario (Fener), dove ancora risiede il patriarca dell’ortodossia, un tipico quartiere residenziale dei greci di Istanbul era Tatavla (“le stalle”), oggi Kurtuluş (“indipendenza”), a nord di Beyoğlu. Nato nel 1500 come insediamento residenziale dei greci di Chios che lavoravano nei cantieri navali di Kasımpaşa, un editto imperiale del 1793 garantì al millet greco-ortodosso diritti esclusivi di insediamento a Tatavla, mantenuti fino al 20° secolo. Nonostante un grande incendio che distrusse oltre 600 case e 30 negozi nel 1832, Tatavla emerse come quartiere greco di Istanbul, con una popolazione di oltre 20,000 persone e molteplici scuole e taverne, soprannominato Piccola Atene. Si trattava di una zona residenziale di carattere popolare, a differenza ad esempio di Tarabya, sul Bosforo, dove risiedevano ricchi greci, turchi ed europei.

Le politiche di turchificazione del primo periodo repubblicano portarono al cambiamento del nome e della toponomastica del quartiere nel 1929, dopo che un nuovo incendio ebbe distrutto oltre 200 case. Il quartiere mantenne la sua anima greca fino al pogrom anti-greco del 1955. Fino agli anni ’60, Tatavla era ancora composto di basse case ottomane, prima che palazzi e cemento prendessero il sopravvento.

Tatavla

Oggi i greci sono pressoché scomparsi, da Istanbul come da Kurtuluş. Ne rimane l’eredità culturale: Tatavla conserva ancora tre importanti siti ecclesiastici greco-ortodossi. Il primo è Agios Dimitrios, costruita su una delle colline più alte della zona a fine ‘700, e che ancora custodisce l’icona d’epoca bizantina di san Demetrio. La seconda è la chiesa di Agios Athanasios del 1858, una delle prime chiese dotate di cupola ad essere costruita in territorio ottomano dopo le riforme della tanzimat; oggi è aperta al culto la mattina del primo martedì di ogni mese. Infine, in cima al colle di Kurtuluş svetta la chiesa della Panagia Evangelistria del 1893, una delle principali chiese greco-ortodosse di Istanbul.

Tatavla era anche noto per la sfilata del carnevale di Bakla Horani (mangia-fagioli), il lunedì grasso. Le celebrazioni in maschera, guidate dalla comunità greca, erano aperte e ben partecipate da tutti gli abitanti del quartiere. Accompagnati da strumenti tradizionali, l’intera comunità greca di Istanbul dal Fanario attraversava il Corno d’Oro sul ponte di Galata ballando tsamiko e danze popolari anatoliche, e attraverso i quartieri-bene di Pera arrivava fino ad Agios Dimitrios a Tatavla, dove si riuniva con un secondo corteo che risaliva dal Bosforo, dopo essersi riunito presso il cimitero cattolico di Pangaltı. Gli uomini indossavano la fustanella con finte barbe e baffi, e il viso colorato con la farina o il carbone, mentre le donne si permettevano abiti scollati.

Il carnevale raggiunse l’apice della popolarità durante gli anni dell’occupazione alleata della città dopo la prima guerra mondiale (1918-1922), e continuò in periodo repubblicano fino ad essere bandito nel 1943. Dal 2010, il quartiere (che oggi ospita anche comunità di armeni e curdi) ha ripreso l’usanza di celebrare il carnevale di Bakla Horani. Un piccolo passo verso la riscoperta dell’anima greca di Kurtuluş/Tatavla.

TatavlaTatavlaTatavla

Sinistra, centro: Agios Athanasios ; destra: Panagia Evangelistria

Uomini di Tatavla durante il carnevale di Bakla Horani negli anni ’30 (Wikicommons)

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