KAZAKISTAN: Cosa (non) è cambiato nel post-Nazarbayev

Oyan, Qazaqstan (Svegliati, Kazakistan): così si chiama il nuovo gruppo di giovani attivisti che ha aperto la strada all’ondata di proteste verificatesi nel paese durante gli ultimi sei mesi. Ma, per quanto i loro messaggi possano far sperare in una svolta democratica per il Kazakistan, le possibilità che questo accada nel breve-medio termine sono ancora pressoché nulle.

Da una parte, infatti, lo scenario politico kazako è stato molto più attivo da quando Nursultan Nazarbayev, alla guida del paese fin dalla sua indipendenza, ha rassegnato le dimissioni a marzo 2019. Kassym-Jomart Tokayev, il suo successore, sta tentando di riqualificare l’immagine del governo mostrandosi a favore di riforme politiche e miglioramento dei diritti umani nel paese. Ma queste promesse appaiono poco più che un atto retorico, poiché i fatti dipingono una scena meno ottimista.

Gli effetti collaterali del potere-ombra di Nazarbayev

Kassym-Jomart Tokayev ha vinto le elezioni del 9 giugno 2019 con quasi il 71% dei voti. Ma è sempre stato chiaro che il leader del paese sarebbe rimasto Nazarbayev, che gode di ampi poteri in veste di primo presidente e come capo del Consiglio di Sicurezza. È diventato ancora più chiaro il 22 ottobre, quando è stato pubblicato un decreto presidenziale che conferma il ruolo centrale di Nazarbayev nel governo del paese.

Le elezioni presidenziali di giugno appaiono quindi come una pura formalità, necessaria per conferire legittimità alla presidenza di Tokayev. In aggiunta, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha confermato che le elezioni hanno evidenziato uno scarso rispetto dei diritti fondamentali e degli standard democratici.

Alla luce del risultato del voto, la frustrazione e il discontento hanno portato molti cittadini a protestare, principalmente ad Astana, ora rinominata Nur-Sultan, e Almaty, ma anche a Shymkent e Aktobe. Di conseguenza, sono stati arrestati circa 4000 dimostranti. Secondo Tokayev, le proteste sarebbero state motivate da problemi sociali ed economici, piuttosto che da ragioni di natura politica. Le dimostrazioni e gli scontri, però, non si sono limitati al periodo elettorale ma sono invece aumentati nei mesi successivi. L’ultima manifestazione si è tenuta il 9 novembre, quando gruppi di attivisti si sono riuniti nelle due principali città, Nur-Sultan e Almaty, per chiedere riforme democratiche – tra le quali l’instaurazione di una repubblica parlamentare.

Oyan, Qazaqstan: la speranza per una svolta democratica?

Di primo impatto sembrerebbe che il Kazakistan stia entrando in una nuova fase di confronto politico. Uno degli attori principali di questo nuovo scenario è il gruppo di attivisti Oyan, Qazaqstan. Il loro obiettivo principale è la creazione di un apparato giudiziario indipendente e di una democrazia parlamentare “per rompere una volta per tutte con il passato totalitario”. Una delle caratteristiche di questa nuova e inusuale opposizione è la sua composizione: si tratta principalmente di persone sotto i trent’anni, che sfruttando i social media diffondono le proprie idee e organizzano le dimostrazioni pubbliche.

Un punto critico è il presunto legame tra Oyan, Qazaqstan e il partito “Scelta Democratica del Kazakistan”, capitanato da Mukhtar Ablyazov e bandito dal governo kazako come gruppo estremista. Molte delle proteste degli ultimi mesi sono infatti avvenute sotto istigazione di Ablyazov, ma i fondatori del gruppo hanno sottolineato che non esiste alcuna collaborazione tra i due gruppi.

Da quando è stato eletto, Tokayev ha più volte espresso la volontà di promuovere riforme per rafforzare i diritti umani. A tale proposito, ha promesso una riforma della legge anti-proteste e, durante un discorso tenutosi il 2 settembre, ha invitato le autorità a concedere dimostrazioni pacifiche per permettere alle persone di esprimere liberamente il proprio pensiero. La situazione non sembra però molto diversa rispetto alla realtà antecedente le elezioni. Durante le ultime proteste non sono stati arrestati dimostranti, ma molti sono stati sottoposti a sequestri amministrativi o multati.

Forse la voce dei giovani attivisti di Oyan, Qazaqstan non è abbastanza forte e strutturata da riuscire a rivoluzionare la situazione politica del paese. Tuttavia, anche la strategia della retorica riformista che Tokayev sperava di sfruttare per tenere sotto controllo le proteste risulta inefficace. Come ha affermato uno dei membri del gruppo di attivisti, la società non crede più nella legittimità delle autorità e non ha fiducia in esse. E in seguito agli sviluppi successivi alle elezioni, il governo kazako rischia di perdere la credibilità anche agli occhi della comunità internazionale. Volendo salvaguardare il sistema politico autocratico, le autorità rischiano di compromettere proprio ciò che tentano di proteggere: la propria stabilità interna.

 

Foto: reuters.com

Chi è Martina Turra

Laureata in "Philosophy, International and Economic Studies" presso l'Università Ca' Foscari, attualmente frequenta una Laurea Magistrale in "International Security Studies" presso la Scuola Superiore Sant'Anna. Ha svolto un tirocinio presso l'Ambasciata italiana ad Astana.

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