BIELORUSSIA: Il paese al voto per le elezioni parlamentari

Domenica 17 novembre i cittadini bielorussi sono stati chiamati a rinnovare la Camera dei Rappresentanti, la camera bassa del sistema bicamerale bielorusso. Alla chiusura dei seggi alle ore 20:00, aveva votato il 77,22% degli aventi diritto. Il comitato elettorale centrale ha riconosciuto la validità del voto in tutti i collegi, poichè l’affluenza ha superato il 50% in ogni circoscrizione come previsto dal sistema elettorale vigente. Lo stesso comitato lunedì mattina ha pubblicato i risultati ufficiali: i candidati dell’opposizione non sono riusciti a vincere in nessuna delle circoscrizioni dove si erano presentati.

Non si registrano ancora le reazioni da parte degli osservatori internazionali, ed in particolare dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che nella giornata di lunedì 18 novembre dovrebbe tenere una conferenza stampa riguardo lo svolgimento delle operazioni di voto e scrutinio.

Il contesto

La Camera dei Rappresentanti è composta da 110 seggi e si rinnova ogni 4 anni tramite un sistema maggioritario nel quale i candidati si sfidano all’interno di collegi uninominali. In Bielorussia possono  votare tutti i cittadini di età superiore ai 21 anni che godono dei diritti civili. La tornata si sarebbe dovuta tenere nel 2020; tuttavia, in un discorso alla nazione il 19 aprile 2019, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha annunciato che le elezioni si sarebbero svolte già entro la fine di quest’anno, per far sì che non si tenessero in corrispondenza delle presidenziali.

Con la precedente tornata elettorale del 2016, due rappresentanti delle formazioni di opposizione erano riusciti nell’impresa di farsi eleggere. Quest’anno la commissione elettorale aveva registrato nelle liste 150 candidati provenienti da partiti di opposizione. Si tratta di un numero significativamente inferiore a quello del 2016 se si considera che il solo Partito Civico Unito di Bielorussia è riuscito a registrare 47 candidati a fronte dei 57 del 2016. Il Fronte Popolare Bielorusso, invece, ne ha registrati 31 (erano stati 49 per la tornata precedente). Tra coloro che avevano presentato la propria candidatura, più di 200, molti dei quali affiliati all’opposizione, sono stati esclusi dalla corsa, la maggior parte dei quali per presunte irregolarità nella presentazione delle firme necessarie. La maggior parte dei candidati, comunque, proviene dal partito del presidente “Belaya Rus’ ” o da formazioni a lui vicine.

Lukashenko al seggio

Parlando con i giornalisti presso il seggio dove si è recato per votare nel centro della capitale, Minsk, il presidente bielorusso ha confermato che si ricandiderà per un ulteriore mandato alle elezioni presidenziali previste per il 2020. Ha inoltre affermato “non mi aggrapperò al mio posto aspettando di vedere le mie dita diventare blu” in risposta a chi lo critica per essere ininterrottamente al potere dal 1994 e aver sostenuto riforme costituzionali per il consolidamento del suo potere.

In merito a possibili criticità che potrebbero essere sollevate dagli osservatori internazionali, lo stesso Lukashenko si è rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti. “Non sono abituato a preoccuparmi riguardo alla questione” ha affermato. Secondo quanto riportato da Radio Free Europe, avrebbe poi aggiunto: “se ai cittadini non piace come il presidente organizza le elezioni, potranno eleggerne un altro il prossimo anno”.

I risultati nel contesto internazionale

In attesa dei risultati definitivi per sapere a chi dei 513 candidati siano stati assegnati i 110 seggi disponibili, le diplomazie degli altri paesi si preparano a reagire ai risultati. Negli ultimi mesi, la Bielorussia è stata al centro di un riavvicinamento con gli Stati Uniti, dopo che a settembre Washington aveva annunciato il ritorno del proprio ambasciatore nel paese. Sul fronte russo, invece, Mosca sta mettendo sotto pressione il governo di Minsk per portare a termine l’Unione Statale tra i due paesi, un processo iniziato negli anni Novanta e mai portato a termine.

La Cina, infine, ha erogato un prestito da 500 mln $ tramite la Banca di Sviluppo, dopo che Mosca aveva annunciato di aver ritirato un finanziamento da 600 mln $. Il governo di Pechino è anche impegnato in Bielorussia nella costruzione di un parco industriale che dovrebbe diventare zona franca nei prossimi anni: si tratta del più grande investimento estero nel paese.

Foto: Associated Press (apnews.com)

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università degli Studi di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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La distensione diplomatica tra i due paesi rappresenta un passo storico. Tuttavia, dietro ciò potrebbero celarsi interessi energetici. Infatti, se da una parte Mosca vorrebbe unificare le due economie, dall'altra la Belarusian Oil Company starebbe trattando petrolio greggio statunitense.

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