La nazionale di pallanuoto dominatrice delle olimpiadi è stata consacrata in Ungheria, un paese abituato a trionfare in acqua.
Nei primi giorni del 2026 il portale indipendente Telex ha lanciato un sondaggio sulla più grande impresa sportiva ungherese dei 25 anni precedenti. La risposta dei lettori ha decretato a maggioranza assoluta (52%) il successo del team maschile di pallanuoto, capace di vincere tra il 2000 e il 2008 tre edizioni consecutive dei giochi olimpici. Piazzamenti d’onore per il pilota Norbert Michelisz, che grazie ai suoi trionfi automobilistici nella categoria turismo si è guadagnato il 33% delle preferenze, e per il nuotatore Kristof Milak, terzo con l’11% dopo aver battuto nel 2019 lo storico record del mondo di Michael Phelps nei 200m farfalla.
Il dream team
Scorrendo il ricchissimo palmares, la scelta della nazionale di pallanuoto appare una conseguenza logica. In realtà alle soglie del terzo millennio il movimento era reduce da una crisi prolungata (di cui avevano approfittato soprattutto la Jugoslavia e l’Italia di Ratko Rudic), e un ritorno ai vertici non poteva più essere dato per scontato. Solo con l’arrivo in panchina di Denes Kemeny la squadra magiara riuscì ad imporsi di nuovo, vincendo due campionati europei nel 1997 e nel 1999.
Ma il bello doveva ancora arrivare: nel 2000 infatti, in finale contro la Russia a Sydney, l’Ungheria tornò a conquistare l’oro olimpico dopo 24 anni di attesa. Da quel momento il dream team di Kemeny divenne inarrestabile, prima completò il grande slam con il titolo mondiale del 2003, poi vinse i giochi di Atene 2004 contro la Serbia e di Pechino 2008 contro gli Stati Uniti, chiudendo così la clamorosa tripletta a cinque cerchi.
Nel 2016 l’International Swimming Hall of Fame celebrò l’ingresso del commissario tecnico e degli atleti sempre presenti nei tre tornei (Benedek, Biros, Kasas, Kiss, Molnar, Szecszi) con l’appellativo di “migliore squadra della storia della pallanuoto“. Riconoscimento messo oggi in discussone dalla Serbia, triplo oro a Rio de Janeiro, Tokyo e Parigi, e attesa a Los Angeles 2028 per l’appuntamento con la leggenda. Nel mentre i Balcanici hanno vinto il confronto diretto nella finale del campionato europeo 2026.
La speciale relazione con l’acqua
Dal sondaggio di Telex emerge che quasi due terzi dei votanti hanno scelto campioni degli sport d’acqua. Un dato sorprendente ai nostri occhi, ma naturale per un popolo che per questo elemento ha sempre mostrato una spiccata vocazione. La relazione degli ungheresi con l’acqua si è consolidata prima di tutto grazie alle numerose sorgenti termali diffuse sul territorio, ma anche attraverso i bagni nel Danubio e nel Lago Balaton, il mare del paese magiaro. Dall’avvio delle competizioni internazionali quindi, all’alto numero di praticanti hanno coinciso subito grandi risultati sportivi.
Nella pallanuoto, come detto, la nazionale maschile domina l’albo d’oro dei giochi olimpici, ma non è da meno il Ferencvaros, club di punta del campionato locale e bicampione d’Europa in carica. Situazione simile nel nuoto in corsia e in acque libere, così come nella canoa e nel kayak, tradizionali bacini di titoli e medaglie per gli atleti ungheresi. Budapest infine si è affermata come la capitale del nuoto globale: solo nelle ultime dieci stagioni la nuovissima Duna Arena ha ospitato tre campionati mondiali e un campionato europeo.
Storie di eroi in piscina
Spesso lo sport trascende la dimensione agonistica, facendosi portatore di significati molto più profondi. L’Ungheria in questo non fa eccezione e più volte nelle piscine, oltre ai numerosi successi, ha trovato linfa per cementare la propria identità nazionale. Capostipite di questa mitologia natatoria è certamente Alfred Hajos (1878-1955), il primo campione olimpico della storia magiara. Arnold Guttmann all’anagrafe, decise di cambiare nome dopo il tragico annegamento del padre nel Danubio (Hajos in ungherese significa marinaio). Da quel momento imparò a nuotare e, come atleta dilettante, ottenne il diritto di partecipare ai giochi di Atene 1896. Le gare in programma si svolgevano in mare aperto e tutte a stile libero; Hajos vinse la medaglia d’oro sia nei 100 che nei 1200 metri. Dopo il ritiro si dedicò all’architettura e nel 1930 progettò il primo stadio del nuoto di Budapest.
L’episodio più impresso nella memoria collettiva riguarda però, di nuovo, la selezione di pallanuoto ed è noto come “il bagno di sangue di Melbourne”, già raccontato nel dettaglio da East Journal in questo articolo. Per ragioni climatiche i giochi olimpici del 1956 vennero organizzati in dicembre, quindi subito dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria. Nel girone finale che assegnava le medaglie i due contendenti si incrociarono di nuovo in vasca, e la sfida si caricò ben oltre la rivalità sportiva. Un Crystal Palace infuocato assistette a una battaglia durissima che vide i magiari imporsi per 4-0 (preludio alla conquista dell’oro nel match successivo contro la Jugoslavia), ma negli occhi del mondo restò soprattutto il convulso finale, con il pugno rifilato dal sovietico Prokopov all’ungherese Zador, l’acqua rossa della piscina e il tentativo di linciaggio degli atleti dell’URSS da parte del pubblico. La partita è celebrata ancora oggi in patria come un simbolo di riscatto nazionale.
Immagine dalla pagina Facebook waterpolo.hu
East Journal Quotidiano di politica internazionale