Sentenza Karadzic, 40 anni di reclusione. Colpevole di genocidio a Srebrenica

In data 24 marzo 2016 il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia ha emesso il verdetto finale sul caso Radovan Karadzic

Radovan Karadžić, ex presidente del Partito democratico serbo fino alle dimissioni nel 1996 e, soprattutto, dapprima segretario del Consiglio di sicurezza nazionale della Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina e in seguito unico presidente della Republika Srpska Bosne i Hercegovine dal maggio del 1992 al luglio del 1996, è stato condannato quest’oggi, nell’anniversario dei bombardamenti della Nato in Serbia, a 40 anni di reclusione per i capi d’accusa imputatigli dai procuratori dell’ICTY (Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia).

Le tappe del processo

Radovan Karadžić è stato arrestato nell’ormai lontano 21 luglio del 2008, e trasferito nelle camere detentive dell’Aja nove giorni dopo. Il processo contro Karadžić è iniziato il 26 ottobre del 2009. Il processo non cominciò nel migliore dei modi giacché Karadžić si rifiutò inizialmente di collaborare, e le Camere dell’ICTY iniziarono i lavori nel marzo del 2010.

Tra il 29 settembre e il 7 ottobre del 2014 ebbero luogo le arringhe finali dell’accusa, in cui il procuratore del Tribunale Alan Tieger chiese l’ergastolo, in quanto la posizione di leadership assoluta di Karadžić gli conferiva una responsabilità individuale indifendibile. Dall’altra parte, per la difesa, Karadžić ha continuato a definirsi innocente nei confronti delle accuse di genocidio fino al giorno precedente il verdetto.

I capi di accusa: genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità

Radovan Karadžić rispondeva a due accuse di genocidio (capi di imputazione 1 e 2), cinque accuse di crimini contro l’umanità (capi di imputazione 3, 4, 5, 7 e 8) e quattro di violazioni di leggi e costumi di guerra (capi di imputazione 6, 9, 10 e 11). Il verdetto finale ha riguardato la responsabilità penale individuale di Karadžić, nei riguardi di questi capi di imputazione, in quattro Joint Criminal Enterprise (JCE).

La prima Joint Criminal Enterprise riguarda i crimini commessi dal 1991 al 1995 in sette municipalità della Bosnia-Erzegovina (Bratunac, Foča, Ključ, Kotor Varoš, Prijedor, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik). Karadžić è risultato non colpevole del capo di imputazione numero 2, ovvero genocidio, per mancanza di prove. È stato riconosciuto invece colpevole dei capi di imputazione 3, 4, 5 e 7: nell’ordine persecuzioni, stermini, massacri e deportazioni in quanto riconosciuti nelle sette municipalità come crimini contro l’umanità.

La seconda Joint Criminal Enterprise include i crimini commessi durante l’assedio di Sarajevo. Karadžić è stato riconosciuto colpevole dei capi d’imputazione 6, 9 e 10: nell’ordine massacri di civili, diffusione di uno stato di terrore nei civili e attacchi indiscriminati su civili, in aperta violazione delle leggi e dei costumi di guerra.

La terza Joint Criminal Enterprise riguarda la questione delle truppe ONU tenute in ostaggio durante l’ultimo anno di guerra. Karadžić è stato ritenuto colpevole del campo di imputazione numero 11, ovvero la cattura di ostaggi in aperta violazione in aperta violazione delle leggi e dei costumi di guerra.

La quarta Joint Criminal Enterprise, quella sicuramente più sentito dalle varie associazioni di superstiti della guerra, che difatti hanno manifestato (poche centinaia di persone) di fronte la sede del Tribunale, riguarda i crimini commessi a Srebrenica nel 1995. Karadžić è stato riconosciuto colpevole del capo di imputazione numero 1, genocidio, per quanto occorso a Srebrenica e nel campo di Potočari, dove furono uccisi più di 7.000 bosniaci con una metodologia che, nelle parole del Presidente della Corte O-Gon Kwon, “permanently removed the presence of Bosnian Muslims from Srebrenica”.

Genocidio: colpevole “solo” per Srebrenica

L’ex leader della Republika Srpska è stato quindi, al netto della buona condotta dimostrata dallo stesso Karadžić durante la detenzione a L’Aia, trovato non colpevole dell’accusa di genocidio nelle municipalità della Bosnia-Erzegovina di cui al capo di imputazione numero 2. Giudicato quindi colpevole per le accuse di cui ai capi di imputazione numero 1, ovvero il genocidio di Srebrenica. Per i capi di imputazione 3, 4, 5, 7 e 8, ovvero persecuzioni, stermini, massacri, deportazioni e trasferimenti forzati, riconosciuti come crimini contro l’umanità. Per i capi di imputazione 6, 9, 10 e 11, ovvero massacri, diffusione di stato di terrore nei civili, attacchi indiscriminati su civili e cattura di ostaggi in aperta violazione delle leggi e dei costumi di guerra. In base a questo verdetto, Radovan Karadžić, di anni 70, è stato condannato a una pena detentiva della durata di 40 anni. L’accusato e il procuratore dell’accusa potranno fare ricorso in appello.

Chi è Gianluca Samà

Gianluca Samà
Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani.

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