SPORT: Vitalij Mutko, lo zar dello sport russo nell’occhio del ciclone

Non è un bel momento per lo sport in Russia. Lo scandalo doping che ha investito l’atletica è solo l’ultimo in ordine di tempo: attualmente sono ancora in corso le indagini riguardanti l’accusa di corruzione durante l’assegnazione dei Mondiali 2018 e la federbasket russa deve ancora rimettersi in sesto dall’ultimo travagliato biennio che ha avuto il suo apice lo scorso agosto quando la FIBA decise di lanciare un ultimatum minacciando una squalifica che avrebbe compromesso la partecipazione agli Europei svoltisi a settembre (che, ricordiamo, si sarebbero dovuti svolgere in Ucraina prima che la situazione precipitasse nel paese). C’è un unico personaggio che lega tutte queste vicende insieme: il ministro dello Sport russo Vitalij Mutko.

Nato nel 1958, laureato in giurisprudenza, Mutko è uno degli uomini di governo più importanti di Russia da diversi anni (ministro dello Sport dal 2008, fino al 2012 aveva anche le deleghe al Turismo e alle Politiche giovanili) nonché fedelissimo di Vladimir Putin fin dal 1999 (anche lui come il presidente cominciò la propria carriera politica partendo da San Pietroburgo). Prima di prendere in mano le redini dello sport in Russia Mutko era stato presidente dello Zenit San Pietroburgo dal 1995 al 2003 – ponendo di fatto le basi perché il club diventasse l’attuale potenza che è ora – e nel 2001 aveva contribuito dato un contributo fondamentale nella fondazione della Prem’er-Liga (l’equivalente della Serie A in Russia) di cui è stato presidente nei primi due anni di vita. Dal 2005 al 2009 è stato presidente della federcalcio russa e da quest’anno ha ripreso l’incarico diventando prendendo conseguentemente il ruolo di capo del comitato organizzatore per il Mondiale 2018. Inoltre Mutko è anche membro del comitato esecutivo della FIFA.

Si tratta dunque di uno degli uomini più importanti dello sport – non solo in Russia, ma anche a livello mondiale – la cui popolarità in patria è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, soprattutto grazie all’immagine di politico onesto che lo circonda e al suo stretto legame con Putin. Il tutto nonostante alcune gaffe, come il pessimo inglese sfoderato nel 2010 a Zurigo durante un discorso per perorare la candidatura russa al Mondiale 2018, l’essere stato tirato in causa durante il caso delle partite truccate del campionato di calcio durante gli anni 2000 (non fu mai trovata alcuna prova della sua collusione) e le spese esagerate a carico dei contribuenti come le 97 colazioni in camera al costo di 4500 dollari durante i venti giorni da accompagnatore degli atleti russi alle Olimpiadi di Vancouver 2010.

In Russia è allo stesso considerato un fine uomo politico, molto più acuto di quanto potrebbe dare a vedere nelle sue uscite pubbliche il che ne ha rafforzato la posizione fin dalle Olimpiadi Invernali di Soči. Non mancano però alcune critiche al suo operato: con l’obiettivo di proteggere gli atleti russi Mutko ha deciso di porre un limite agli stranieri nelle squadre russe (iniziando per ora dal calcio, dove per regola l’undici titolare deve comprendere almeno cinque giocatori autoctoni). Questa decisione è stata criticata dall’attuale CT della Russia, Leonid Sluckij, poiché a sua detta i calciatori russi devono dimostrare senza aiuti di essere superiori rispetto ai colleghi stranieri, meritando sul campo la maglia da titolare.

All’estero, invece, il ministro è fortemente criticato, a partire dai diverbi con alcuni esponenti del calcio inglese a proposito dell’assegnazione dei Mondiali di calcio, in cui finì per affermare – non troppo velatamente – che il calcio inglese era corrotto. Altri esponenti dello sport mondiale lo accusano di eccessiva ingerenza nelle varie federazioni sportive russe (come nel caso della federbasket, le cui elezioni presidenziali del 2013 si rivelarono truccate) e di voler escludere gli organi sportivi internazionali il più possibile da ogni questione legata ad esse: quando la FIBA minacciò di escludere le nazionali russe dalle competizioni a causa dei problemi della federazione affermò che la FIBA non doveva intromettersi nelle questioni russe.

Per quanto riguarda il Mondiale 2018 oltre alle accuse di corruzione (sui starebbe lavorando l’FBI) si discute anche sull’aspetto organizzativo e su alcuni problemi a livello di infrastrutture. Il grattacapo maggiore, attualmente, arriva dall’inchiesta WADA sul cosiddetto “sistema di doping di Stato russo”: nel fascicolo dell’avvocato Dick Pound si legge che Mutko esercitava un’influenza sospetta sulla RUSADA (l’antidoping russa) e che non poteva non sapere del sistema doping e se sapeva ne era complice. Il ministro afferma che tutte queste accuse sono manovre politiche e che comunque farà quanto in suo potere per risolvere la situazione (come del resto esplicitamente richiesto da Putin). Lo scandalo nell’atletica potrebbe avere ripercussioni sul suo ruolo nel comitato esecutivo FIFA: la commissione etica sta studiando il fascicolo per valutare l’effettiva complicità di Mutko nell’intera vicenda.

Qualcuno già lo definisce il “Teflon Don” di Russia, riprendendo il soprannome del celeberrimo padrino statunitense John Gotti, famoso per la sua capacità di farsi scivolare di dosso ogni tipo di accusa proprio come fa il teflon delle padelle con il cibo. Quel che è certo è che fino ad adesso nessuna prova certa di colpevolezza è stata portata alla luce, nessuna accusa ha trovato riscontro e quindi non vi può essere alcuna condanna nei confronti del ministro, né tantomeno un’etichetta di corrotto o disonesto.

Foto: Kremlin.ru

Chi è Mattia Moretti

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Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

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