AZERBAIGIAN: Elezioni senza opposizione. Aliyev ancora alla guida del paese

Il 1° novembre in Azerbaigian si sono svolte le seste elezioni parlamentari della storia del paese caucasico, decisive per stabilire i nuovi 125 membri dell’Assemblea Nazionale (Milli Mǝclisi), ovvero il Parlamento dell’Azerbaigian, la cui composizione viene rinnovata ogni cinque anni. Il sistema elettivo, in seguito al referendum costituzionale del 2009, avviene su base maggioritaria.

Come da copione, a sbancare alle urne e fare incetta di seggi è stato il Partito del Nuovo Azerbaigian (Yeni Azǝrbaycan Partiyası), partito del presidente Ilham Aliyev, che ha ottenuto per l’ennesima volta la maggioranza in Parlamento, che mantiene ormai dal 1996. Aliyev è invece al governo del paese dal 2003, dopo essere succeduto al padre Heydar, e si trova attualmente al suo terzo mandato presidenziale. Grazie a circa il 75% delle preferenze, su un totale di 125 seggi il Partito del Nuovo Azerbaigian ne ha conquistati ben 70; altri 43 sono andati a candidati indipendenti legati al governo, due soli seggi sono andati al partito Solidarietà Civile, mentre i rimanenti 10 seggi sono stati divisi tra altrettanti partiti politici minori. Su circa 5,2 milioni di persone aventi diritto di voto 2,89 milioni, ovvero poco più della metà, si sono recati alle urne, facendo registrare un’affluenza complessiva del 55,7%.

Elezioni senza l’opposizione

La vittoria del Partito del Nuovo Azerbaigian è stata resa ancora più semplice dalla decisione dei principali partiti dell’opposizione di boicottare le elezioni in segno di protesta contro il governo. I primi a ritirarsi dalla corsa elettorale sono stati i membri del movimento civico N!DA, famoso per le sue forti posizioni antigovernative che negli ultimi due anni hanno portato all’arresto di diversi membri di spicco del movimento. I membri di N!DA, consapevoli di non poter ambire a qualche seggio in Parlamento, hanno cercato di sfruttare la campagna elettorale principalmente per far conoscere il proprio movimento ai cittadini, entrando a contatto con essi, ma dopo aver certificato che le elezioni non si sarebbero svolte in modo equo avrebbero in un secondo momento deciso di ritirare i propri candidati.

A tre giorni dalle elezioni anche il Partito Müsavat, il più antico partito politico dell’Azerbaigian capeggiato da Isa Gambar, già presidente “traghettatore” nel 1992, ha deciso di annunciare il proprio ritiro, denunciando intimidazioni subite dai propri candidati durante la campagna elettorale e accusando il governo di non aver mai attuato le riforme elettorali promesse; approfittandone inoltre per ricordare la lunga lista di prigionieri politici del paese. Sulla stessa linea d’onda si è attestato il Consiglio Nazionale delle forze democratiche, coalizione che riunisce diversi gruppi dell’opposizione la quale ha deciso di boicottare le elezioni denunciando il pessimo clima elettorale e il mancato spazio concesso ai partiti d’opposizione durante la campagna stessa. Infine, Alternativa Repubblicana (REAL), un altro dei principali partiti d’opposizione del paese il cui leader è attualmente in carcere, ha affermato che non avrebbe riconoscito l’esito delle elezioni in segno di protesta.

Gli osservatori OSCE vengono lasciati a casa

Oltre alla decisione di buona parte dell’opposizione di non prendre parte alle elezioni per protestare contro il governo, un’altra assenza che ha fatto discutere è stata quella degli osservatori internazionali dell’OSCE, che hanno dovuto annullare la consueta missione di monitoraggio a causa di alcune restrizioni imposte negli ultimi mesi dal governo azero, che avrebbe chiesto di ridurre drasticamente il numero degli osservatori internazionali da inviare nel paese.

In qualità di membro dell’OSCE, in vista di ogni elezione l’Azerbaigian è tenuto a invitare un certo numero di osservatori internazionali che possano garantire il regolare svolgimento del processo elettorale; chi decide questo numero è l’ODIHR, l’Ufficio per le Istituzioni Democratiche ed i Diritti Umani dell’OSCE, che in seguito ad un’attenta valutazione ha ritenuto opportuno mandare in Azerbaigian 30 osservatori a lungo termine e 350 a breve termine. In risposta alla valutazione dell’ODIHR, le autorità azere hanno però fatto sapere che sarebbero state disposte ad accettare nel proprio paese un massimo di 6 osservatori a lungo termine e 125 a breve termine.

A parlare dell’annullamento della missione è stato Michael Georg Link, direttore dell’ODIHR, che ha spiegato come “la limitazione del numero di osservatori partecipanti renderebbe impossibile per la missione effettuare un’efficace e credibile osservazione elettorale”, costringendo così l’ODIHR ad annullare per la prima volta la missione di osservazione.

Osservatori locali denunciano irregolarità

Nonostante sia saltata la missione dell’OSCE, diversi osservatori internazionali sono comunque riusciti a recarsi in Azerbaigian per monitorare le elezioni. Secondo fonti azere sarebbero stati in totale 503, provenienti da 40 diverse organizzazioni, tra i quali c’è stato anche chi ha espresso giudizi positivi sulle elezioni. Una di essi è stata Lidia Yermoshina, capo della Commissione Elettorale Centrale della Bielorussia, che ha definito la situazione pre-elettorale “tranquilla e accogliente”; è stato dello stesso parere anche Franz Obermayr, membro del Parlamento europeo per il partito di estrema destra austriaco FPÖ, secondo cui “è stato un voto ben organizzato”.

Al di là di queste affermazioni, un dato di fatto è però che dal 2003, anno della salita al potere di Ilham Aliyev, nessuna tornata elettorale svoltasi in Azerbaigian è stata mai giudicata “libera e trasparente” dagli osservatori internazionali dell’OSCE. Nonostante le rassicurazioni di Ali Hasanov, capo del Dipartimento delle Politiche Sociali dell’Azerbaigian, anche nell’ultima tornata elettorale alcuni osservatori indipendenti locali hanno denunciato diverse violazioni, tra cui voti multipli, persone che avrebbero votato in più seggi elettorali e schede pre-marcate.

Tra presunte irregolarità, candidati sfiduciati, assenza dell’opposizione e un partito di governo che monopolizza ogni volta la campagna elettorale prosegue la “dinastia” degli Aliyev, che mantengono indisturbatamente il potere nel paese dall’ormai lontano 1993. Chi invocava un cambiamento dovrà aspettare ancora a lungo; in Azerbaigian sembra infatti essere ancora lontano il tempo di una svolta politica.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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