ABKHAZIA: Il presidente Khajimba vince ancora, ma tra le polemiche

Sono solo 999 i voti che separano Raul Khajimba, presidente in carica, dal candidato dell’opposizione Alkhaz Kvitsinia al secondo turno delle elezioni presidenziali in Abkhazia. Una differenza minima, tanto che Kvitsinia ha già chiesto nuove consultazioni, sostenendo che Khajimba non abbia ottenuto la percentuale richiesta dalla legge per governare.

Secondo la costituzione abcasa, per vincere un ballottaggio è necessario superare la somma dei voti dati al proprio avversario e di quelli “contro tutti i candidati”, un’opzione di voto retaggio dell’epoca sovietica. La commissione elettorale ha, però, dichiarato che al candidato vincitore sarebbe bastata la semplice maggioranza dei voti.

Sokhumi nell’orbita russa

Sebbene sia de facto indipendente, l’Abkhazia è riconosciuta soltanto dalla Russia e da una manciata di suoi alleati, mentre il resto del mondo la considera parte della Georgia, tanto che le elezioni sono state dichiarate invalide dalla comunità internazionale e dal governo georgiano, il quale ritiene che i politici abcasi siano delle marionette in mano al Cremlino.

Khajimba era, in effetti, il candidato preferito di Putin: i due si sono incontrati a inizio agosto. Tuttavia, è lecito supporre che il Cremlino non fosse troppo preoccupato dal risultato delle elezioni: l’Abkhazia dipende economicamente da Mosca – il 45% del budget statale è costituito da aiuti russi – nessun suo governo può permettersi di essere antirusso.

Il panorama politico in Abkhazia

La vita politica in Abkhazia è piuttosto vivace a prescindere dall’influenza russa. Khajimba ha preso il potere nel 2014, sfruttando il malcontento per le politiche concilianti dell’allora presidente Alexander Ankvab verso i georgiani residenti in Abkhazia. Ankvab era stato costretto a rifugiarsi in una base militare russa, costringendo il Paese a nuove elezioni, vinte da Khajimba.

In aprile Aslan Bzhania, dato come principale sfidante di Khajimba, si è improvvisamente ammalato; secondo alcuni si è trattato di avvelenamento. Viste le sue precarie condizioni di salute, l’opposizione ha presentato come candidato Alkhaz Kvitsinia, leader del Partito dei Veterani, che in un territorio in cui il ricordo della guerra negli anni ’90 è ancora vivo ha un gran peso politico.

Kvitsinia si era guadagnato il supporto di Ankvab, promettendogli la carica di premier, ma non è bastato a vincere le elezioni, anche grazie al fatto che il governo è riuscito ad assicurarsi il voto della diaspora abcasa in Russia e Turchia.

Gali e gli abkhazi “di serie B”

Sono invece rimasti esclusi dal voto i georgiani di Gali, circa 50mila persone ritornate nel sud dell’Abkhazia dopo essere scappate dalla guerra del 1992-93. Kvitsinia si era mostrato tollerante verso di loro, pronunciandosi a favore della pace interetnica, mentre Khajimba aveva ribadito come non potessero ricevere la cittadinanza abcasa – e quindi il diritto di voto – senza rinunciare a quella georgiana.

Gali è fortemente dipendente dal commercio con il resto della Georgia, e le chiusure del confine di quest’estate, in risposta alle proteste antirusse a Tbilisi, rischiano di danneggiarla, nonché di renderla più sensibile alle lusinghe del governo georgiano, che sta progettando una serie di incentivi per convincere gli abcasi alla riunificazione: ospedali, università gratuite e commercio, quest’ultimo molto appetibile visto l’accordo di libero scambio (DFCTA) tra Georgia e Ue.

Verso lo scontro in Ossezia del Sud?

Se i rapporti della Georgia con l’Abkhazia sono in stallo, quelli tra Tbilisi e l’Ossezia del Sud sono peggiorati nel corso dell’estate: gli osseti non hanno gradito la costruzione di un checkpoint georgiano a Tsnelisi, che considerano parte del loro territorio, e hanno risposto costruendo a loro volta un posto di blocco.

Nonostante la Missione di monitoraggio UE (EUMM) abbia evitato scontri, la tensione è ancora alle stelle e rappresenta un primo banco di prova per Giorgi Gakharia, appena nominato primo ministro georgiano nonostante l’opposizione ne avesse chiesto le dimissioni durante le proteste di quest’estate.

 

Foto: agenda.ge

Chi è Eleonora Febbe

Laureata in Russian Studies all'University College London e in Interdiscilplinary Research and Studies on Eastern Europe all'Università di Bologna. Si interessa principalmente di democratizzazione e nazionalismo nel Caucaso e in Asia Centrale. Attualmente vive a Tbilisi.

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