GERMANIA: Il partito pirata all'arrembaggio di Berlino

DA BERLINO Domenica di pioggia, fredda e ventosa. Ad avere una vela in terrazza (al posto del triste ombrellone Ikea) certo schioccherebbe austera puntando i mari (la Sprea) in direzione sud-est. Ci sarebbe da restare chiusi in plancia e riscaldarsi al lume di candela tuttavia è giunto il tempo delle amministrative, dunque abbassiamo i ponti e ruzzoliamo in terraferma. Ognuno ha il diritto di esercitare il proprio voto, così come ognuno ha il diritto a provviste fresche e una razione di liquore. Ognuno lavi la propria biancheria e scelga con coscienza. Chi diserta sarà punito con la morte in mare aperto.

Ringraziando il cielo, nessuno sulla carta stampata oggi ha proposto un incipit così idiota per commentare la tornata elettore berlinese, quella dei Pirati che superano la soglia di sbarramento arrivando a quasi il nove percento dei consensi.
Ma forse mi sono perso qualche scritto. Sia come sia, iniziamo dai dati generali: l’Spd del sindaco ri-eletto per la terza volta Klaus Wowereit perde terreno però si conferma primo partito cittadino con circa il ventotto percento delle preferenze. Sale la Cdu della cancelliera (di pochino ma sale) restando comunque all’opposizione. Continua la marcia abbastanza trionfale dei verdi che mettono il segnetto +4.5 alla voce crescita assesstandosi sul diciassette percento, mentre cala la sinistra-sinistra Die Linke. Coalizione dunque che passa, presumibilmente, dal colorito rosso-rosso (Spd+Linke) a rosso-verde (Spd+Grüne) sebbene esprimersi in questo modo sia da orticaria. Ultimo il dato dal quale abbiamo iniziato: i Pirati che crescono di quasi il nove percento per quindici seggi.

Dimenticandosi -ma lo hanno fatto in tanti- dei liberali, i quali scivolano al due percento dal quasi-sei della volta scorsa. Tracce della debacle attestabili sui manifesti davanti a casa, nei quali ai candidati Fdp era stato disegnato un bel nasone rosso da clown, talvolta pure gradevole.
Ma dicevamo dei pirati. Essendo un movimento relativamente nuovo, non manca una corposa letteratura al riguardo (intrigante come, sui movimenti nuovi, adorino scrivere analisti usuratissimi.) Proviamo a riassumere. Bando alle piramidi di potere, sebbene ai vertici ci siano alcuni elementi: su tutti, Sebastian Nerz (anni ventotto) e Andreas Baum, capolista (suppongo coetaneo) nella capitale. Grande spinta alla partecipazione e giù tutte le limitiazioni, in primis quelle online (la censura della rete, qui amabilmente chiamata Zugangserschwerungsgesetz.) Trasparenza in politica, trasporti gratis e riforme nel senso di minori vincoli-maggiori aperture nei settori dei brevetti e diritti d’autore. Vengono definiti internettiani ma è categoria un po’ superficialotta e riducente. Vengono definiti nerd e questa proprio è bruttina (al massimo tizi aperti verso le nuove tecnologie -che nuove non sono più da un lustro- e piuttosto abili nell’applicarle alla promozione.) Meglio al passo con i tempi. Hanno sede a Kreuzberg, definita la Notting Hill berlinese in un articolo di fresca lettura: boh, forse più Prenzlauerberg meriterebbe quell’epiteto. Ma anche qui non è importante. Piuttosto, meritorio di alcune attenzioni il dato che fregherebbero voti in dosi massicce ai movimenti di centro-sinistra sebbene i nostri contino tra le proprie fila numerosi delusi dalla Cdu. Dice sia già morto e sepolto il post-moderno delle contaminazioni nella post-moderna capitale tedesca e contaminata: avvertite i pirati.

Il tedesco è lingua ostica dunque qui il programma in inglese, spero aggiornato. Ho ragione di credere che un partito definito da chiunque internettiano non dimentichi di aggiornare la pagina con il programma.
Adorabili le appendici che i pirati hanno messo sotto i manifesti degli altri candidati, riportanti semplicemente la scritta oder Piraten (oppure i pirati.) Meritevole anche la scelta di puntare in misura minore sulla affissione di gigantografie lungo i marciapiedi e più su forum e battage online di varie nature (sebbene i chioschi dei pirati siano stati spazi vivissimi in queste settimane.) Il logo -una P raffigurata come una vela al vento- in stencil sui muri non inventa niente ma attira l’attenzione e di rado stona.

Ciò che viene ripetuto in queste ore post-elezione è il mantra della dimostrazione: adesso è il momento nel quale dobbiamo dimostrare di non essere soltanto gente buona a protestare. Adesso dobbiamo dimostrare di sapere anche essere propositivi e pragmatici. Non abbiamo esperienza ma c’è voglia e siano benvenuti tutti i contributi. Lo scopo, già è stato specificato, sarà implementare costantemente la partecipazione e potrebbero trovare terreno fertile a Berlino. L’eccessiva fiducia al momento risulta essere basata sul niente così come sul niente si basano le eccessive critiche. Chi sia interessato alla faccenda, si metta all’ascolto. Per adesso limitiamoci a stralci del comunicato-stampa successivo alla vittoria: «solo 35.000 euro di spese elettorali ma tantissimi volontari. […] Per la Germania il successo del Partito dei Pirati è ovviamente un successo molto particolare. Ci dà credibilità e ci offre la possibilità di dimostrare che non siamo soltanto idealisti ma anche persone capaci di fare la differenza e cambiare la scena politica tedesca in modo permanente.» Toccherà confermare che il voto dato ai Pirati non è un voto dato via (verschenkt ist, direbbero i tipi alla conferenza) e l’impegno sarà alto. Attecchirebbe/attecchirà una faccenda del genere anche in Italia, che è terra di marinai oltre che di santi? Già abbiamo una versione (più vociante e mediterranea) di queste istanze o siamo anni luce distanti da simili contaminazioni nordiche? Per adesso tutto è un po’ prematuro ma ci sarà modo per farsi un’idea. In molti, è ragionevole supporlo, già la covano.

foto: Bild

Chi è Gabriele Merlini

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