“Sui Confini”, raccontare l’Europa delle frontiere

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Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere
fotografie di Ivano Di Maria
Èxòrma, Roma 2017
pp. 158,
€ 14,50

 

Sui confini è prima di tutto un progetto a due, uno scrittore e un fotografo, con un unico obiettivo: cercare, sentire e raccontare i confini oggi in Europa. Una ricerca lenta e accurata che si posa sui confini dell’Europa stessa, ma anche su quelli interni, confini reali e immaginari, confini che mutano al mutare delle scelte politiche o dei recenti conflitti, confini che illudono di proteggere e confini che escludono con una violenza che si credeva ormai definitivamente espulsa dal vecchio continente.

Marco Truzzi, autore, e Ivano Di Maria, fotografo, hanno deciso di andare a vedere le frontiere per documentarne presenze e assenze a partire da Melilla, oasi d’Europa in un’Africa che preme per entrare nel continente dei diritti e delle possibilità, per arrivare a Calais, tornando a Ventimiglia e ai confini tra Serbia e Ungheria. Il loro lavoro è fatto non tanto di impressioni generali, quanto di incontri con le persone più varie. Fra tutti colpiscono con viva forza i dialoghi con i richiedenti asilo, per i quali, senza eccezione, l’esigenza preminente è quella di trovare un luogo sicuro, dove le bombe e gli spari non siano il filo conduttore di esistenze giunte al limite della disperazione.

Altrettanto intensi sono anche gli scontri, fortunatamente privi di cruente conseguenze, con le polizie di confine o con ricche signore, anziane quanto la terra in cui vivono, per le quali: “Ognuno deve restare a casa propria. Ed è questo che ciò che conta. Dove nasci, nasci. Ed è lì che devi restare“. L’indifferenza dei più fortunati, che spesso trascende in odio verso gli stranieri, può sorgere nei paesi scandinavi, come nell’Ungheria di Orbán, fiera e insieme ostile all’Europa che l’ha accolta e che le eroga fondi consistenti, ma della quale non accetta l’onere dell’accoglienza.

Il libro di Marco Truzzi nel suo complesso risulta essere una delle più gravi e circostanziate accuse all’Europa della Convenzione di Dublino e alle sue contraddizioni. Sottoscritta il 15 giugno 1990, entrata in vigore nel 1997 e sottoposta successivamente a diverse modifiche, la Convenzione prevede che il primo stato membro dell’Ue in cui vengono memorizzate le impronte digitale di un richiedente asilo diventi responsabile della sua richiesta. Convenzione nata in nome di una piena assunzione di responsabilità, sconta probabilmente due peccati originali: essere stata concepita in un momento storico in cui non vi erano grandi flussi di profughi, ma soprattutto in cui, dopo la caduta del Muro di Berlino, si pensava con fiducia all’abbattimento di molti altri confini, materiali e mentali. E invece Dublino ha inchiodato moltissime persone in nazioni che speravano solo di passaggio, ha gravato alcuni stati di piani di accoglienza troppo onerosi, ha favorito l’illegalità. Attualmente si sta lavorando ad apportare modifiche consistenti alla Convenzione, proponendo ad esempio la redistribuzione in Europa dei richiedenti asilo secondo quote calcolate in base al Pil dei singoli stati e l’ampliamento delle possibilità di ricongiungimento familiare.

Ma, intanto, mentre l’Europa delle normative ragiona e delibera, l’Europa dei cittadini accoglie e respinge, organizza associazioni di ospitalità e infiamma partiti nazionalisti, crea classi multiculturali in tutte le scuole e scandisce slogan carichi di odio.

Questa, bene o male, è l’Europa in cui ci troviamo a vivere e che si mette in mostra nelle belle fotografie di Ivano Di Maria, fotografie di luoghi e di persone, di confini e di esistenze. Sono tutte immagini molto rispettose, che ritraggono solo momenti pubblici oppure persone consapevoli di essere riprese, che hanno prima instaurato un rapporto di fiducia con chi le sta fotografando.

In questo volume non si troverà nessuna foto rubata, nessun voyeurismo a basso prezzo, nessuna storia catturata per strappare una lacrima facile, solo un lungo reportage fatto sul campo con gli strumenti del lavoro di ciascuno.

Chi è Donatella Sasso

Laureata in Filosofia con indirizzo storico presso l’Università di Torino. Dal 2007 svolge attività di ricerca e coordinamento culturale presso l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino. Iscritta dal 2011 all’ordine dei giornalisti. Nel 2014, insieme a Krystyna Jaworska, ha curato la mostra Solidarność nei documenti della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Alcune fra le sue ultime pubblicazioni sono: "La guerra in Bosnia in P. Barberis" (a cura di), "Il filo di Arianna" (Mercurio 2009); "Milena, la terribile ragazza di Praga" (Effatà 2014); "A fianco di Solidarność. L’attività di sostegno al sindacato polacco nel Nord Italia" (1981-1989), «Quaderni della Fondazione Romana Marchesa J.S. Umiastowska», vol. XII, 2014.

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