Celik Zenica - Za Celik

CALCIO: Azionariato popolare in Bosnia, i tifosi si riprendono il Čelik Zenica

Scolpita nell’acciaio: nel nome del Čelik Zenica è incastonata la vocazione siderurgica della città bosniaca di Zenica, che conobbe un’espansione vertiginosa nel secondo dopoguerra, proprio in virtù dell’industria della lavorazione dell’acciaio (čelik in bosniaco). Il Čelik Zenica, dopo la promozione in prima divisione jugoslava, conobbe la gloria minore europea vincendo due volte di seguito la Coppa Mitropa (nel 1972 batté in finale la Fiorentina) e arrivando altre due volte in finale (nel 1980 perse invece contro l’Udinese). Se nel campionato jugoslavo il Čelik era abituato ai saliscendi tra prima e seconda divisione, a metà anni ’90 la squadra dominò gli esordi del campionato bosniaco: nelle prime tre stagioni dall’indipendenza Zenica portò a casa altrettanti scudetti e due coppe nazionali.

Da allora il declino del Čelik Zenica è stato lento ma inesorabile: se la squadra si qualificò due volte alla Coppa Intertoto, dovette scontare i problemi finanziari con l’esclusione dalle coppe europee, e altrettanto spesso si salvò per un soffio, a volte solo in virtù di una classifica avulsa migliore. Quest’anno, però, sembra che non ci sia scampo per la squadra, penultima in campionato a -8 dalla zona salvezza. Non è però questo il problema principale.

Come avviene in diversi paesi dell’ex Jugoslavia, i club in Bosnia non possono essere privatizzati, ma sono generalmente organizzati come associazioni di cittadini, una formula che spesso viene sfruttata in maniera opaca da figure politiche locali o imprenditori, con una gestione spesso volta a limitare il coinvolgimento di persone esterne e a dirottare fondi verso altre attività. Una situazione che al Čelik Zenica è costata il poco gradito primato di club più indebitato del paese, con un debito di 3,6 milioni di sterline a fronte di un budget annuale di meno di mezzo milione.

Una situazione insostenibile, che ha spinto i tifosi del Čelik a prendere in mano la situazione attraverso la fondazione del movimento Za Čelik (“Per il Čelik”), con l’obiettivo di democratizzare il club e farlo diventare una società ad azionariato popolare secondo il principio di “una testa, un voto“, in collaborazione con il principale gruppo di sostenitori della squadra, i Robijaši (“carcerati”, nome ispirato alla presenza di un importante penitenziario nella città).

Per raggiungere il loro obiettivo, i tifosi hanno dovuto rinunciare per oltre due anni a quello che avevano di più caro: la possibilità di sostenere la propria squadra allo stadio. Il boicottaggio è durato oltre 50 partite (un tifoso, intervistato da Copa90, ricorda: «Andavamo solo in trasferta ed eravamo assenti dalle partite in casa, non volevamo comprare biglietti e finanziare i ladri, la feccia che dirigeva il club») e ha anche previsto una marcia pacifica di 6.000 persone.

Ispirati da altri esempi di azionariato popolare in Europa, come il FC United di Manchester, i membri di Za Čelik hanno perseverato fino a raggiungere il loro obiettivo, e hanno reso il Čelik Zenica il primo club professionistico gestito dai tifosi in ex Jugoslavia. Il tutto secondo principi di inclusività e multi-culturalità, come sottolinea in un’intervista con Copa90 l’attuale segretario generale della squadra Tarik Ajanović: «Siamo una delle poche città multiculturali in Bosnia-Erzegovina e vogliamo promuovere questo. Dietro la nostra curva sud c’è una chiesa cattolica, dietro la nostra curva nord c’è una moschea musulmana, sulla strada a cinquanta metri c’è una chiesa ortodossa e a 300-400 metri una sinagoga ebraica. Questa è la nostra città, questo è il nostro club».

Lo scorso 25 febbraio i Robijaši sono rientrati al Bilino Polje per la partita di campionato contro lo Zrinjiski Mostar (terminata 1-1). E se la salvezza sembra una missione impossibile, anche dal punto di vista dei risultati la rivoluzione sembra aver dato nuova motivazione alla squadra: 4 dei 13 punti del Čelik in questo campionato sono arrivati dopo il ritorno dei tifosi in curva, una data dopo cui la squadra non ha ancora perso.

Foto: Za Čelik (Facebook)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

Leggi anche

CROAZIA: La calciopoli croata e il potere di Zdravko Mamic

Domani sera la nazionale croata potrebbe ripetere l'impresa di 20 anni fa, arrivando tra le prime 4 nazionali del mondo. Tuttavia, il calcio croato è scosso da una crisi profonda che ricorda la nostra calciopoli, il cui principale responsabile è l'ex direttore della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: