RIO 2016: Olimpiadi e terrorismo, la storia di Mourad Laachraoui

Il 22 marzo 2016 Najim Laachraoui moriva compiendo un attentato suicida presso l’aeroporto di Bruxelles. Il 17 agosto suo fratello minore Mourad Laachraoui esordirà alle Olimpiadi di Rio 2016 nel torneo di taekwondo, in rappresentanza del Belgio. La storia viene raccontata da Lukas Eberle in un suo articolo del 20 luglio per la versione internazionale online del Der Spiegel.

Najim era nato a Ajdir, in Marocco, nel 1991. Aveva però passato meno di quattro anni della propria vita nel paese natale quando la famiglia decise di spostarsi verso il Belgio. Quattro anni dopo, in Belgio, nasce Mourad. Crescono entrambi a Schaerbeek, una delle diciannove municipalità della regione belga Bruxelles-Capitale. Il padre, appassionato di film di arti marziali, non vuole vedere i figli perdere tutto il giorno vagabondando per le strade. Decide per questo di iscriverli a un palestra di taekwondo. L’idea è quella di favorire l’integrazione dei due ragazzi tramite le sport e al tempo stesso di insegnare loro rispetto e disciplina tramite l’arte marziale nata in Corea.

Mourad stesso definisce lo sport come la sua principale fonte di educazione: il dover attenersi a orari e rigide regole diventò parte del suo mondo. La passione per quella pratica, fatta anche di rispetto per l’avversario e integrità, fece appassionare sempre di più il ragazzo. La cosa non andò allo stesso modo per Najim che a diciotto anni abbandonò lo sport, preferendo la politica. Il fratello racconta che di averlo visto leggere spesso trattati di politica contemporanea, ma anche romanzi di Victor Hugo.

I due continuarono però ad avere un ottimo rapporto, nonostante il tempo per vedersi fosse poco. Mourad era spesso impegnato con gli allenamenti o in qualche torneo, Najim ai suoi studi di politici aveva aggiunto quelli universitari quando nel 2011 decise di iscriversi presso la facoltà di elettromeccanica. Mourad afferma che il fratello non dava segno di essere infelice, ricorda bene le risate che di ogni giorno nei pochi momenti passati in compagnia del fratello. Questa situazione cambiò velocemente: Najim venne avvicinato da un cittadino del Marocco, un reclutatore degli jihadisti proveniente dall’ormai ben noto quartiere Molenbeek. Il ragazzo lasciò l’università e il 17 febbraio 2013 si imbarcò su un areo diretto in Turchia. Dopo due settimane il signor Laachraoui si recò presso la polizia per informare la polizia che suo figlio si era recato in Siria. Il ragazzo si era unito allo Stato Islamico. Il suo primo compito fu sorvegliare i prigionieri. Nel 2014 venne emesso un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. Il resto della storia di Najim la si conosce bene.

Mourad, invece, continuò con il taekwondo. Non vedeva il fratello dal 2013, anche se qualche volta gli parlò al telefono. Il fratello maggiore chiamava spesso la famiglia, sempre da un numero di telefono differente. La mancanza, secondo le parole dello stesso ragazzo, si faceva sentire, ma gli allenamenti assorbivano sempre più il suo tempo e a questo andava ad aggiungersi lo studio all’università, come il fratello scelse elettrotecnica, presso la Haute École Économique et Technique. Ed è proprio nel laboratorio di quest’ultima che si trovava la mattina del 22 marzo 2016, quando un compagno gli mostra tramite il cellulare che quanto accaduto all’aeroporto. Nelle successive ore della mattinata gli attentatori vengono identificati, uno di questi è Najim. Nei giorni successivi la vita di Mourad e della sua famiglia subisce un forte cambiamento. A Mourad viene persino proposto di cambiare nome (proposta respinta, in quanto il ragazzo non voleva rinunciare al nome del padre) e la polizia decide di contattare i suoi professori all’università chiedendo loro di tenere d’occhio il ragazzo, visto il rischio di rivalse da parte degli altri studenti.

Due mesi dopo l’attentato Mourad vince l’oro agli Europei nella categoria -54 kg. Rappresenta il Belgio, e decide di dedicare la vittoria alla famiglia. I giornalisti sono però interessati a chiedere di nuovo di Najim: per l’ennesima volta lui nega di condividere le idee del fratello, afferma che non si sceglie la famiglia e di non poter dire cosa possa aver spinto il fratello a compiere quell’atto. Non sa spiegarsi perché non sia riuscito ad accorgersi di cosa passasse nella mente di una persona con cui fino a tre anni prima divideva la casa. A un’altra domanda lui risponde: «Mi manca come un fratello. Ma non per quello che ha fatto».

Foto: Mourad Laachraoui (Facebook)

Chi è Mattia Moretti

Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

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