ESTONIA: I migranti sono più pericolosi della Russia

Secondo un sondaggio promosso dall’Istituto per lo studio delle questioni sociali di Tallinn, pubblicato alla fine di marzo dal quotidiano Postimees, circa due terzi dei cittadini estoni (su un campione di 1000 persone con diritto di voto intervistate) hanno espresso un notevole timore nei confronti di un tema caldo come quello dell’immigrazione e della crisi dei rifugiati, ritenendolo addirittura come una potenziale minaccia addirittura più pericoloso del timore di una invasione militare russa.

Il tema dei flussi migratori continua a rivelarsi un argomento particolarmente caldo in Estonia, la quale, insieme a molti Stati europei centro-orientali, tra cui anche Lituania e Lettonia, è sempre stata in prima fila per combattere i progetti dell’Unione Europea riguardo la famosa redistribuzione delle quote di rifugiati da accogliere per ogni paese dell’Unione. Il piano era stato bollato dal governo di Tallinn come un tentativo di Bruxelles di imporre dall’alto una decisione non discussa con l’esecutivo nazionale, il quale vedeva come prerogative dove intervenire le crisi libica e siriana e la lotta al traffico di essere umani. Nonostante ciò, a seguito del summit tenutosi a Bruxelles nel settembre 2015, l’Estonia ha dovuto accettare di partecipare al meccanismo dell’accoglienza.

Ciò che emerge dal sondaggio effettuato non è tanto lo scetticismo e la netta presa di posizioni contro le politiche di accoglienza, quanto il fatto che la Russia, sempre percepita come la più grande minaccia per la sicurezza nazionale, specialmente dopo lo scoppio del conflitto nell’Ucraina orientale di due anni fa, viene ora considerata come il pericolo meno incombente. Il progetto di costruire una barriera al confine con la Russia, con inizio dei lavori fissato al 2018, ora viene giustificato come soluzione per bloccare l’ondata migratoria, insieme all’impiego delle forze di polizia come atto di prevenzione per impedire l’attraversamento del confine.

Al momento l’unico centro per l’accoglienza dei rifugiati presente in Estonia si trova nella cittadina di Vao, oggetto dalla scorsa estate di attacchi e manifestazioni a sfondo xenofobo contro la presenza dei richiedenti asilo. Nonostante l’Estonia rappresenti il sesto paese più povero dell’Unione Europea, e molti richiedenti asilo lo considerino per lo più un centro di passaggio per raggiungere Germania e Scandinavia, la scorsa estate il centro, designato ad ospitare 35 persone, è arrivato a toccare quota ottanta. La ricollocazione delle quote dei rifugiati per ogni Stato membro dell’Unione Europea ha visto l’Estonia acconsentire a prendersi carico di 150 persone.

I flussi migratori rappresentano una tematica spinosa per l’opinione pubblica. L’identità culturale e linguistica estone fu duramente colpita durante gli anni dell’occupazione sovietica, e negli anni successivi all’indipendenza dichiarata nel 1991, la preservazione della lingua e i nuovi criteri di cittadinanza hanno provocato diversi problemi, tutt’ora irrisolti, con la cospicua minoranza russa presente nel paese. L’arrivo in Europa di centinaia di migliaia di persone in fuga da atrocità e povertà ha fatto emergere l’impreparazione del governo su una tematica che era sempre stata messa in secondo piano, specialmente riguardo alla questione delle strutture di alloggio per i richiedenti asilo. Le guerre in Siria e in Libia, a differenza di quella in corso nella vicina Ucraina, sono sempre state percepite come tematiche totalmente distanti sia dalla cittadinanza che da molti esponenti della classe politica: lo stesso primo ministro Taavi Rōivas ha ammesso l’esistenza di un problema di intolleranza nei confronti degli stranieri, confermata anche dalle ronde “anti-immigrazione” promosse dal gruppo estremista dei “Soldati di Odino”. Nonostante nei grandi centri urbani il tema dell’accoglienza e della solidarietà sia stato promosso da associazioni e ONG, come il “Consiglio estone per i rifugiati”, incontrando crescente partecipazione, il problema permane a livello locale, nei villaggi e nelle piccole cittadine di provincia. Lo stesso sindaco di Vao, Indrek Kesküla, noto per il suo impegno a favore dell’integrazione, ha puntato il dito contro i politici locali e la classica chiusura mentale tipica della provincia.

Chi è Mattia Temporin

Nato a Rovigo, adottato da Bologna, ho conseguito la laurea triennale in Scienze storiche e quella magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum. Ho vissuto 9 mesi a Tallinn, dove ho svolto lo SVE ( Servizio volontario europeo) in un Istituto comprensivo per bambini di lingua russa. Tra le altre esperienze all'estero, non posso dimenticare il mio soggiorno a Wroclaw, in Polonia, di 5 mesi. Attualmente vivo e lavoro a Vilnius.

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