Intorno alla Russia, altri film dal Trieste Film Festival

Intorno alla Russia si sono potuti vedere molti lavori e ragionare sul passato prossimo e sul contemporaneo. Partiamo da uno dei film più attesi del concorso, ispirato al libro della scrittrice premio Nobel Svetlana Aleksievič: La supplication – Preghiera per Chernobyl diretto dal lussemburghese Pol Cruchten. Come raccontare l’incidente nucleare senza cadere nello scontato o nel retorico? Per rispondere a questa domanda Cruchten ha deciso di rielaborare le testimonianze raccolte dalla scrittrice in una forma cinematografica non convenzionale: sullo schermo scorrono attori (tra i tanti spicca l’attrice russa Dinara Drukarova che interpreta più personaggi) nei luoghi della tragedia, sono riprese quasi come figure non umane, dal volto spento e addolorato. Fuori campo una voce legge in francese (non del tutto comprensibile questa scelta) i testi della Aleksievič, che ha creato una sintesi delle allucinanti testimonianze di chi ha vissuto l’orrore di Chernobyl. Film visivamente notevole, che sembra a tratti volere avvicinare la morte con la bellezza, forse un modo per esorcizzarla.

Il vincitore del concorso documentari è stato il russo Under the Sun di Vitalij Manskij, un film che mostra per la prima volta al mondo la Corea del Nord della “famiglia perfetta”, della militarizzazione, del culto dei leader. A Vitalij Manskij è stato concesso dalle autorità della Corea del Nord di girare per un anno a Pyongyang, per ritrarre la vita di una famiglia media nel momento in cui la giovane figlia di otto anni si stava preparando a entrare nei Giovani Pionieri. Ne esce un documentario straordinario, capace di portarci di fronte ad una realtà mai vista, la propaganda di regime è impressionante e ci fa capire l’importanza capitale del mezzo Cinema nel filmare realtà e finzione. Un film anche ironico e divertente, oltre che inquietante.

Nel concorso principale era presente anche l’interessante Ausma – Alba della capofila del cinema lettone Laila Pakalnina, Alba è il nome del kolchoz nel quale è ambientato il film, la storia è quella di Janis, anche lui “giovane pioniere” ai tempi dell’Unione Sovietica che non esita a tradire il padre per il bene supremo, lo Stato. Il film colpisce subito con un lungo piano sequenza iniziale e per l’affascinante bianco e nero panoramico, poi il film si contorce un po’ con la voice over onnipresente ma sorprende per come i protagonisti dialoghino con lo spettatore parlando in camera.

Un piacevole sorpresa del concorso è stato il lituano Sangaile della giovane regista Alante Kavaite: la diciassettenne Sangaile, affascinata dal volo ma con la paura di volare incontra la coetanea Auste, le due s’innamorano nonostante la loro diversità. Una bella storia d’amore girata in un’estate dove tutto può succedere, dove il sole il mare fanno superare le titubanze dell’età. Vedendo il film ho pensato subito che sarebbe stato un ottimo film da Sundance, non sapevo che il film avesse addirittura vinto il premio alla regia al festival americano…

Fuori concorso c’era anche Armenia! di Francesco Fei, un oggetto stravagante: un film-arte girato totalmente in 16mm e montato in camera, quel che vediamo è quel che il regista ha girato direttamente senza montaggio successivo, con addirittura delle sovrapposizioni di immagini una sopra all’altra per aumentare la portata significante (sopra al monte Ararat si intravede il monumento al genocidio armeno), senza dialoghi tranne una poesia armena e con colonna sonora di Massimo Zamboni, ex Csi-Cccp, che si mischia con musica tradizionale.

Deludente invece Museo Rivoluzione dell’artista Natalija Babinceva, un documentario che racconta come la protesta in Ucraina di un gruppo di artisti, chiamato “Forze di autodifesa”, si sia trasformato in un’enorme installazione (sul Maidan a Kiev). Il film racconta della protesta dal punto di vista di questi artisti che poi hanno avuto successo grazie a queste opere. Un film che lascia perplessi per la facilità con cui la regista accetta questa operazione molto ambigua, da confrontare con lo sconvolgente Maidan di Sergei Loznitsa.

Chi è Claudio Casazza

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