BIELORUSSIA: Lukashenko e il prezzo di un alleato per Mosca

La Russia potrebbe presto concedere un nuovo prestito di tre miliardi di dollari alla Bielorussia. L’ha dichiarato Anton Siluanov, l’attuale ministro dell’economia russo, a margine di un incontro dei BRICS a Ufa, capitale della repubblica di Baschiria, al quale hanno partecipato anche Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko. Il prestito – che dovrebbe provenire dal Fondo di Stabilità e Sviluppo Eurasiatico (EFSD) – non è ancora stato approvato, ma il governo russo ha intanto sbloccato una tranche di 760 milioni di dollari di un altro programma di finanziamento. Il denaro, spiega l’agenzia di stampa bielorussa BelTA, sarà utilizzato per ripianare i debiti del paese nei confronti della Russia e dello stesso EFSD.

La Bielorussia tra Russia, UE e Ucraina

La notizia segue di pochi mesi quella dell’incontro tra il commissario Johannes Hahn e il presidente bielorusso, che lasciava pensare – sebbene con qualche riserva – a un possibile riavvicinamento tra il paese e l’Unione Europea. Le elezioni presidenziali del 2010 – segnate dal sospetto di brogli e dall’arresto di circa seicento persone tra membri dell’opposizione e semplici manifestanti – sembravano aver effettivamente posto fine a qualunque possibilità di dialogo tra le parti. Dall’inizio della guerra in Ucraina, Lukashenko ha però saputo ritagliarsi l’importante ruolo di anfitrione nei negoziati per la risoluzione del conflitto, tanto che i due accordi che ne seguirono portano il nome della capitale bielorussa. Il pur ambiguo rifiuto di riconoscere l’annessione della Crimea da parte della Russia e le voci circa la vendita di armi all’Ucraina, inoltre, sembravano indicare un certo cambio di rotta in seno alla leadership del paese, almeno in materia di politica estera. Un nuovo Lukashenko, insomma? Non proprio.

Una relazione di dipendenza

La strategia è la solita: Lukashenko chiede benefici – ossia prezzi di favore per l’acquisto di gas e petrolio russo e la garanzia di crediti per il sostentamento di un’economia nazionale che, in larga misura, dipende dal mercato e dagli emolumenti del suo grande vicino – in cambio di lealtà. O, alternativamente, attraverso la minaccia di cercare nuovi interlocutori a ovest, come fece già nel 2006 di fronte alla prospettiva di un aumento dei prezzi del gas russo. Un “ricatto” che può permettersi per la maniera contraddittoria in cui il Cremlino concepisce il proprio rapporto con la vicina repubblica, sempre in bilico tra il desiderio di spezzare questa relazione di dipendenzail timore di perdere un alleato chiave in una regione strategicamente prioritaria per gli interessi russi. Come conseguenza di ciò, i rapporti tra i due paesi – specie negli ultimi anni – sono spesso stati caratterizzati da un andamento altalenante, con le maggiori frizioni dovute proprio a questioni energetiche o economiche.

Le elezioni alle porte

In Bielorussia, intanto, il prossimo 11 ottobre si celebreranno le elezioni presidenziali. Il risultato appare già segnato, con Lukashenko pronto a incominciare il suo quinto mandato alla guida del paese. Anche ipotizzando un regolare svolgimento del processo elettorale, le forze d’opposizione – incapaci di organizzarsi in un soggetto unico anche a causa della forte repressione governativa – non sembrano in grado di rappresentare un’alternativa realistica all’attuale presidente bielorusso. Per i prossimi cinque anni, dunque, la Russia potrà contare su di un alleato certamente “capriccioso”, ma pur sempre un alleato. Resta solo da vedere a che prezzo.

Nella foto: il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko incontra il presidente russo Vladimir Putin, 8 luglio 2015
Fonte: http://president.gov.by/

Chi è Emmanuele Quarta

Italo-finlandese, classe '89. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università "Aldo Moro" di Bari, ha studiato Geopolitica all'Institut Français de Géopolitique (IFG) di Parigi e Analisi Politica all'Università Complutense di Madrid (UCM). Per East Journal si occupa prevalentemente di Russia e Bielorussia.

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