KOSOVO: I serbi rientrano nel governo

I rappresentanti politici del serbi del Kosovo sono ufficialmente rientrati nel parlamento e nel governo di Pristina. L’annuncio è arrivato il 23 aprile scorso e da lunedì 27 i deputati della Lista Srpska, il partito dei serbi del Kosovo sostenuto da Belgrado, hanno ripreso a partecipare ai lavori parlamentari, mettendo fine a quasi tre mesi di boicottaggio. Alla decisione ha fatto seguito la nomina del serbo Dalibor Jevtic a Ministro per le comunità e i ritorni all’interno dell’esecutivo guidato da Isa Mustafa. Jevtic, che aveva ricoperto questa carica già nel 2013, succede così ad Aleksandar Jablanovic, presidente della Lista Srpska. Proprio l’estromissione di Jablanovic dal governo ad inizio febbraio, a seguito di dichiarazioni ritenute offensive dagli albanesi, aveva portato i deputati serbi alla decisione di uscire dal governo e dal parlamento di Pristina. Si chiude così l’ennesimo stallo nella politica kosovara, anche se le problematiche relative alle relazioni tra la comunità albanese e quella serba sono tutt’altro che risolte.

I rappresentanti della Lista Srpska hanno spiegato la loro scelta di rientrare nella grande coalizione di governo (formata dai due principali partiti albanesi, LDK e PDK) sulla base delle rassicurazioni ricevute dal premier Mustafa, in particolare l’impegno a non procedere ad azioni unilaterali sulla questione delle privatizzazioni delle società presenti nelle municipalità a maggioranza serba. Proprio il tentativo del governo di privatizzare il complesso minerario di Trepca nella zona nord di Mitrovica aveva innescato la reazione dei serbi ed esacerbato la polemica tra le due comunità. Inoltre, Mustafa ha promesso un più concreto impegno per favorire il ritorno dei serbi, per aumentarne la rappresentanza nelle istituzioni e per incoraggiare lo sviluppo economico delle municipalità a maggioranza serba. Il primo segnale in tal senso è stato il colloquio che il premier ha avuto con i rappresentanti delle quattro municipalità a nord del fiume Ibar, nel quale si è raggiunti un’intesa per l’approvazione dei rispettivi bilanci locali in accordo con la legge del Kosovo.

In realtà, la soluzione della crisi politica è figlia di decisioni prese a più alto livello, in particolare nell’incontro tenutosi a Bruxelles il 21 aprile tra lo stesso Mustafa e il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, nell’ambito del processo di dialogo tra Serbia e Kosovo sponsorizzato dall’Unione Europea. In quell’occasione, i due premier hanno concordato di fermare il processo di privatizzazione nelle municipalità serbe del Kosovo, alla luce della necessità di coinvolgere anche i serbi nel processo. In questo modo si è, almeno per il momento, disinnescato un elemento di tensione tra le due comunità, favorendo in modo decisivo il raggiungimento dell’intesa tra la Lista Srpska e i partner di governo. La decisione sulle privatizzazioni è stato il principale risultato di questo round del dialogo Serbia-Kosovo che, per il resto, non ha visto particolari passi avanti nell’attuazione dell’Accordo di Bruxelles, in particolare per quanto concerne la complessa questione dell’Associazione/Comunità delle municipalità serbe.

La fine del boicottaggio da parte dei serbi del Kosovo va letto, infine, anche sotto un’altra ottica. E’ bene ricordare, difatti, che a breve il parlamento di Pristina dovrà votare per la istituzione di un Tribunale Speciale sui crimini dell’UCK, un passo ritenuto molto importante dalla comunità internazionale per fare chiarezza sulle violenze commesse in Kosovo tra il 1998 e il 2000. La formazione di questo tribunale ha ricevuto critiche dall’opinione pubblica albanese e i partiti dell’opposizione voteranno contro. Proprio per questo, perciò, la presenza e il voto favorevole dei deputati serbi sono quanto mai necessari alla coalizione di governo per raggiungere la maggioranza necessaria e per procedere alla creazione del Tribunale, ulteriore delicato passaggio nel difficile equilibrio tra albanesi e serbi in Kosovo.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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