C'era una volta la Siria

A più di quattro anni dall’inizio del terribile conflitto che sta devastando il paese, la pace in Siria è un lontano miraggio.

La guerra siriana, con le sue complesse implicazioni che coinvolgono interessi di paesi come Stati Uniti, Russia, Libano, Turchia, Israele, Iran, Arabia Saudita, paesi del Golfo, sta destabilizzando e incendiando il Medio Oriente. Un’ area del mondo di straordinaria importanza geo-strategica in cui, oltre al preoccupante fenomeno della nascita dell’Isis, è in atto una cruenta resa dei conti all’interno del mondo islamico tra sunniti e sciiti.

Una tragedia umanitaria di proporzioni bibliche, con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi che vivono oggi in condizioni disperate.

Come era la Siria prima della guerra? Che atmosfere si respiravano nel paese prima della sofferenza e delle macerie?

Una civiltà millenaria, antiche città ricche di storia, arte e cultura. Un popolo caloroso e ospitale, sulla cui pelle si stanno ridisegnando gli equilibri e le sfere di influenza mondiali.

L’incantevole sito archeologico di Palmira, le rovine greco-romane di Apamea, gli antichi caravanserragli, i colori, i profumi di spezie del suq di Aleppo, l’affascinante città vecchia di Damasco dove Abu Shady, l’ultimo hakawati (cantastorie professionista) seduto sul suo trono dello storico cafè Al-Nawfara, tra tazze di tè fumanti e il dolce aroma del narghilè, allietava gli avventori ricreando atmosfere da “Le mille e una notte”. Le “Norie”, le gigantesche ruote idrauliche simbolo della città di Hama, con il loro caratteristico cigolio, il “canto” che stregava i visitatori.

Viaggio alla scoperta di un paese che oggi non c’e’ più, nella speranza che un giorno non troppo lontano, come la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri, la Siria possa tornare a rivivere le atmosfere perdutequi il reportage fotografico

Chi è Luca Vasconi

Nato a Torino il 24 marzo 1973, fotografo freelance dal 2012. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, dopo alcuni anni di vita d’ufficio piuttosto deprimenti decide di mettersi in gioco e abbandonare lavoro. Negli anni successivi viaggerà per il mondo alla ricerca dell'umanità variopinta che lo compone.

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