SERBIA: Emir Kusturica, quando l'Europa non ha capito niente

“Emire, srbine!”, “Emire, srbine!”.

“Emir, uomo serbo!”, “Emir, uomo serbo!” scandisce la folla, e non sai bene se ti trovi a uno dei concerti della No Smoking Orchestra in giro per il mondo o in piazza a Belgrado, il 21 febbraio 2008, quando il regista bosniaco era  salito sulla tribuna – quella tribuna da lui perennemente disertata nel decennio di proteste contro Milosevic – per ricordare ad una folla plaudente che esiste solo un mito d’appartenenza per il popolo serbo: il mito del Kosovo.

Eppure quando si cita il nome di Emir Kusturica, sono altri i riferimenti che balzano alla mente. Regista visionario, genio balcanico, artista kitsch e anarchico. Gioiello del cinema europeo, specie quello un po’ intellettuale, diciamolo, un po’ sinistrorso, da salotto bourgeois-bohème: animali da cortile, zingari coi denti d’oro, fiumi di rakija, matrimoni di paese, polvere, colori, suoni, spari e delirî caotici ad ogni angolo. Insomma, L’âme Slave, come cantava Boris Vian.

Kusturica, nato a Sarajevo nel 1954, diplomato all’Accademia del cinema di Praga, dimostra da subito indubbie doti artistiche: il primo lungometraggio gli vale il Leone d’oro a Venezia (Ti ricordi di Dolly Bell?, 1981), il secondo la Palma a Cannes (Papà è in viaggio d’affari, 1985), doppiata dieci anni più tardi dalla sua opera principale, Underground. UndergroundEd è proprio con Underground che le convinzioni politiche del regista affiorano alla luce: in un onirico affresco della Jugoslavia socialista, dalla fine della Seconda guerra mondiale ai conflitti degli anni ’90, Kusturica tende a sottolineare come ci sia un’umana irrazionalità, una intrinseca bestialità caratterizzante l’uomo dei Balcani, e come tra risa sguaiate e lacrime amare l’unico esito possibile per i popoli jugoslavi, in ogni circostanza, sia il macello reciproco. L’anima (jugo)slava, per l’appunto. Una condanna mascherata da compianto, che nella sua sottile ricaduta collettiva sui Balcani interi dovrebbe in qualche modo sgravare le eccessive colpe attribuite al popolo serbo.

La serbitudine è, in effetti, un chiodo fisso per il regista di Sarajevo: abbandonata senza rimpianti la città natale nel 1992 per Belgrado, giusto prima che l’esercito serbo mettesse in atto il suo assedio criminale alla capitale bosniaca, non trovò mai una parola di sostegno per i propri ex-concittadini, stretti nella morsa del freddo e della fame. Anzi, nel confortevole rifugio di una città non intaccata da un solo colpo di mortaio, cullato da un regime che trovava in lui uno dei migliori vessilli della causa serba, ebbe tempo e agio per riflettere sulla sua storia familiare, rintracciarne le origini e scoprire con gioia che i Kusturica erano originariamente una famiglia serba e ortodossa, il cui ramo bosniaco scelse secoli prima, come spesso accadeva sotto la dominazione ottomana, di convertirsi all’islam per quieto vivere. Insomma, agli errori dei trisavoli, cristiani islamizzati, ed a quelli più recenti dei genitori (mussulmani comunistizzati, pertanto atei, una scelta “innaturale” secondo il figliol prodigo), decise di porre rimedio Emir, chiudendo a suo dire questo cerchio perverso. Raggiunta la pace dell’animo e del sangue, il regista concluse bene che l’ultimo passo da fare fosse battezzarsi secondo rito ortodosso e scegliere un nome più consono nel rispetto del suo ritrovato Dio: così nel 2005 rinacque Nemanja Kusturica, nome che indica letteralmente “senza possesso”, sulla falsariga della dinastia reale serba dei Nemanjić nel XII secolo. A sei anni di distanza bisogna purtroppo dire che la scelta non è stata molto fortunata, dato che a livello nazionale e globale il brand “Emir Kusturica” è ormai troppo radicato perché la gente si abitui al nuovo marchio.

Nonostante tutto, l’occidente ha fatto orecchie da mercante rispetto alle nuove istanze etniche e politiche del Nostro, ed Emir si è visto costretto ad imbracciare la chitarra elettrica e unirsi alla No Smoking Orchestra, band ethno-rock nata ai tempi della guerra in Bosnia dalla scissione della precedente Zabranjeno Pušenje (Vietato fumare, appunto, in serbo-croato), gruppo di punta della scena musicale jugoslava degli anni ’80, per diffondere più esplicitamente il proprio messaggio. Nonostante il massiccio consenso ottenuto dalla Emir Kusturica & No Smoking Orchestra su scala mondiale sin dalla fine degli anni ’90, l’accoglienza in Serbia è stata alquanto fredda, i fan storici hanno preso molto male la piega etnofolcloristica e gitana à la Goran Bregovic scelta da Emir, a scapito dei puri suoni punk della Zabranjeno Pušenje originale. Così Emir e i suoi preferiscono già da Emir Kusturica & No Smoking Orchestraqualche anno barattare i palchi di Belgrado e delle altre città serbe a favore di Montreal, Chicago, New York, Buenos Aires, Berlino, Parigi, Londra. Qui, alle incitazioni di Kusturica al microfono (“Non diamo…”) folle urlanti di fan locali e figli della pluridecennale diaspora serba rispondono a pieni polmoni, con una sola voce: “…il Kosovo!”. “Non diamo…” – “…il Kosovo!”, “Non diamo…” – “…il Kosovo!”. Arrabbiati e felici, si possono sfogare su note accese, un po’ punk e un po’ ska, che li fanno sentire finalmente parte viva di Gatto nero, gatto bianco, pazzi e noncuranti, per un momento, anche loro, slavi. E mentre cantano i versi di Wanted Man, canzone dedicata a Radovan Karadzic secondo le stesse dichiarazioni del registra rockettaro, glie lo sentiamo proprio dire, sudato nella sua maglietta no-global ed il caratteristico ciuffo di capelli perennemente unto: “Chi non ama Dabić Rašo [nome falso usato da Karadzic durante la sua latitanza, nda] ci può succhiare il cazzo!”. E se qualche giornalista tedesco, col senno di poi, chiede delucidazioni all’artista dei Balcani, questi risponde candidamente, “Quando guardi un film di cowboy, da che parte stai? Sono affascinato da Karadzic, alias Dabić, perché è un fuorilegge”. Forse qualcuno gli dovrebbe spiegare che in realtà Clint Eastwood non ha ammazzato decine di migliaia di Indiani, né allestito campi di concentramento al confine col Nuovo Messico, e che tra i termini fuorilegge e criminale corre una sottile differenza: il primo non indica necessariamente una colpa, il secondo sì. Ma Kusturica non è un idiota, lo sa bene.

Infine, forse proprio per i suoi inconfutabili meriti morali e culturali, nel 2005 il governo serbo presieduto da Kostunica, grande ammiratore e amico del regista (ex?) bosniaco, ha concesso un feudo tra i boschi della Mokra Gora, al confine serbo con la Bosnia, che in due tranche è arrivato a coprire 11.000 ettari, di cui 6388 sono proprietà privata, e dove, per la felicità dei 4500 residenti a cui nessuno ha mai chiesto un parere, non si può più muovere foglia senza che Kusturica, nominato direttore del parco protetto Mokra Gora, voglia. Ma questa, per quanto interessante, è un’altra storia. Ne parleremo la prossima volta.

Chi è Filip Stefanović

Filip Stefanović (1988) è un analista economico italiano, attualmente lavora come consulente all'OCSE di Parigi. Nato a Belgrado si è formato presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano e la Berlin School of Economics, specializzandosi in economia internazionale. Ha lavorato al centro di ricerche economiche Nomisma di Bologna e come research analyst presso il centro per gli studi industriali CSIL di Milano. Per East Journal scrive di economia e politica dei Balcani occidentali.

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15 commenti

  1. Sottoscrivo completamente. Ora si tratta di cominciare una volta per tutte a smascherare questo rinnegato a livello mondiale.

  2. Da bosniaca, di Sarajevo, anch’io sottoscrivo pienamente. Kusturica è stato una grande delusione proprio perché era considerato un sarajevese di cui andar fieri…ma ormai appartiene ad un’altra città e ad altra gente.

  3. sembra di sentire gli stessi inquisitori di sinistra che non leggevano ezra pound perchè “fascista”. kusturica non ha il dovere nè della coerenza, nè della “bontà democratica”, nè dell’appartenenza etnica, religiosa, sociale: è uno straordinario inventore di cinema. punto.

  4. Ma, se ho capito bene, Filip non parla male dei film di Kusturica. Lui, semplicemente, mette sotto un’altra luce Kusturica – uomo (serbo), scoprendo un suo lato sconosciuto all’Occidente. Adoro i suoi film; non c’è uno che ho visto meno di 3 volte; ma come uomo non posso che disprezzarlo.

  5. s.mauro apostrofo

    Ma che bravi baravo Claudio conosco la tua storia di aiuti alla popolazione bosniaca e non mi piace parlare dei drammi altrui ma chi vuole fare il saputello sulla storia almeno leggetevela da qualche parte non su topolino o sul “giornale” delgli squadristi che è più o meno la stessa cosa,non ho mai visto articoli accorati quando venne attaccata la Krajna e centinaia di civili serbi ammazzati con armi tedeshe,episodio continuamente deminticato a bella posta ma è stato quello che ha scatenato la reazione dei serbi che nel giro di qualche mese riconquistarono tutto il territorio occupato e quasi tutta la Croazia,allora il Papa santo subito” chiamò alle armi il cristianesimo e arrivò la Nato
    a bombardare i cattivissimi serbi,dopodichè la storia ha ripreso a funzionare a scrivere male dei nemici, ma non funziona quando è l’occidente a massacrare a rubare ed occupare svegliatevi anche tu Claudio cerca di studiare un pò di più seriamente sennò la storia sarà sempre tua nemica.

    • s.mauro apostrofo

      E se poi tirate in ballo il Kossovo e i patrioti kossovari li vi ricordo che li hanno presi con le mani nel sacco ad esportare eroina anche in italia per finanziare la guerriglia contro la serbia,e come kusturizam in Underground ci insegna, dietro lla gueraa ci sono sempre i grandi venditori di armi tedeschi e americani e in parte anche italiani, quando è che impararate a vedere la realtà e non le frottole televisive?Quando è che imparate che la televisione è un’arma del potere? Sveglia ragazzuoli

  6. Brava Jelena, e comunque anche Hitler doveva avere fascino nel suo campo no? Se Nanni Moretti andasse a fare il ministro di Berlusconi che penseremmo dei suoi film?

  7. A parte che l’articolo parla di Kusturica che comunque è un traditore del suo popolo per interesse monetario, direi che la discussione per me finisce qua. Io conosco molto bene quello che è accaduto, non l’ho imparato sul Manifesto ma di persona. Le reciproche accuse di revisionismo non mi interessano. Io sono per la verità, quando la conosco davvero, quando non la conosco di prima mano mi milito a considerazioni modeste e moderate. E comunque non sono “anti-serbo” e nemmeno pro albanese kosovaro. Ho amici serbi, croati e bosniacchi, amici veri. Io non sono un “pacifista”, sono PACIFICO, quando parlo con chi la pensa diversamente non gli dico che è un deficiente.
    Passo e chiudo.

    • s.mauro apostrofo

      Non è che ti dico che sei deficente, ma che sei male informato, ma molto male informato e comunque anch’io non posso dire di esserlo, ma almeno la storia se devo farne un giudizio, cerco di studiarla da tutti i punti di vista se possibile e cerco di non cadere nell’ideologia ne da una parte ne dall’altra, sta di fatto che dopo la caduta del muro, la juguslavia è stata aggredita dall’occidente
      e le guerre non si combattono con l’etica ma con i mitra le bombe e con tutte le schifezze che conosciamo perchè le vediamo ma non le abbiamo mai prese nel sedere, pertanto la chiacchere sono un’offesa a chi le ha prese ciao

  8. Come sai io non sono male informato. Seguo la situazione di persona dal 1992, quando la guerra era in Croazia solamente. Ho abitato in Bosnia dal 1996 al 1999. Sono informato molto bene credimi. La leadership ( e non il popolo) serba ha costruito in dieci anni l’aggressione. Quella croata ha iniziato a provocare tramite scontri civili e da Belgrado sono partiti i bombardieri (che erano di tutti fra l’altro). La dietrologia non mi interessa, non sono Berlusconi che cerca sempre i mandanti dei complotti. La responsabilità occidentale è ovvia e enorme ma questo non giustifica l’uso di bombardieri e macellari contro popolazioni civili. Fino al 1999 con l’infausto bombardamento di Belgrado, nella Repubblica di Serbia non era stato sparato nemmeno un petardo e la guerra era in corso dal 1991.
    Credimi io sono molto bene informato sui Balcani. Perché c’ero!

  9. Consiglierei a tutti, a prescindere, di andare a vedersi Once Brothers, il fortunato e straordinario doc ESPN su Divac e Petrovic, fratelli nella grande Jugo che vinceva tutto e poi nemici allo scoppiare della guerra. Petrovic è morto in un incidente d’auto, prima di riappacificarsi con Vlade. Divac in questo doc dice tutto quello che c’è da dire.

  10. Si lasciamo entrare la Serbia: Non basta quello ke ha fatto agli Istriani negli anni delle foibe. Dio mio quanto sonoignoranti a Strasburgo.
    Per non parlare dell’ingresso della Turchia nell EU, basta libertà, basta Autonomie e Federalismi, vorranno avere il diritto di comandare anche loro.. e ci sarà chi li difende…..Immagino che futuro, finiremio con il culo in aria

    • Naturalmente Gabriel sai che non la pensiamo come te, ma dimmi: se la Serbia avesse un governo realmente democratico, se la smettesse di giocare la partita dell’estremismo, perché non farla entrare? E la Serbia deve essere aiutata in questo, e da chi se non dall’Unione? Infine, il retaggio storico vale per tutti. Anche noi abbiamo messo nei forni croati e sloveni, eppure – malgrado certe derive – ne siamo usciti dal pantano dell’estremismo. Ci hanno aiutato, altrimenti non ce l’avremmo fatta, a ricostruire dalle rovine morali e materiali un Paese nuovo. E non bisogna dimenticare che l’ex Jugoslavia ha da pochi anni concluso una guerra che di rovine, soprattutto moali, ne ha lasciate molte…

    • le foibe le hanno fatte gli sloveni e i croati,non i serbi.Informatevi una buona volta.

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