UCRAINA: Il comandante di Sloviansk che fu volontario in Bosnia

Del legame speciale che lega i fratelli ortodossi russi e serbi se ne era già brevemente accennato in un articolo precedente. Infatti, lo scorso marzo, alcuni volontari cetnici serbi erano andati a rafforzare le formazioni paramilitari filorusse in Crimea. Un supporto reciproco, si potrebbe dire, perché negli anni ’90, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, non pochi volontari russi supportarono l’esercito della Repubblica serba di Bosnia.

Noto è il caso dello scrittore russo Eduard Limonov (nome d’arte). Quest’ultimo, nel 1992, fece visita a Radovan Karadžić, il quale intrattenne l’ospite straniero parlando in inglese e facendogli provare la tragica ebbrezza di sparare con una mitragliatrice dalle colline attorno alla città di Sarajevo, allora cinta d’assedio dalle truppe serbe. Tuttavia Limonov non fu l’unico volontario russo in Bosnia. Infatti, nella città di Višegrad esiste un monumento in memoria dei volontari russi caduti a fianco dei fratelli serbi.

Nei giorni scorsi, sulla Pravda, un quotidiano online serbo, è apparso un articolo a proposito di Igor Strelkov (anche in questo caso di tratta di un soprannome), il comandante della difesa filorussa di Sloviansk, nell’Ucraina orientale. Scopriamo che Strelkov, nato e cresciuto a Mosca, di formazione è uno storico, laureatosi presso l’Istituto statale degli archivi storici moscovita. Pare fosse interessato, sempre sotto un profilo storico, alla Guardia Bianca russa, nazionalista e filo monarchica. Invece, in qualità di volontario, vestendo i panni militari, avrebbe prestato servizio in Transnistria (1992), Bosnia ed Erzegovina e Cecenia.

In Bosnia pare abbia prestato servizio nell’esercito della Repubblica serba di Bosnia dal novembre 1993 al marzo 1994, presso la città di Višegrad, città nota non solo per il ponte sulla Drina di Ivo Andrić, bensì anche per il massacro di bosniaci musulmani avvenuto nella primavera del 1992. Sempre secondo l’articolo della Pravda, pare abbia prestato servizio a partire dal 2005, sempre vestendo l’uniforme militare, in varie regioni della Russia. Alcuni media ucraini annunciavano la morte di Strelkov, tuttavia la notizia è stata smentita dallo stesso comandante tramite RIA Novosti.

Ciò che più colpisce, forse, sono i commenti degli utenti di Facebook, che nella quasi totalità inneggiano a Strelkov, alla stregua di un eroe o martire. La stessa notizia è stata ripresa da vari media serbi.

Strelkov è considerato dall’Unione europea un colonnello dei servizi segreti militari della Russia e come tale è stato sanzionato per il suo ruolo di primo piano nell’insubordinazione verso le autorità di Kiev.

(Photo ITAR-TASS/ Mikhail Pochuyev)

Chi è Christian Costamagna

Christian Costamagna, classe 1979, ha insegnato presso l'Università del Piemonte orientale nell'anno accademico 2014-2015 (corso di Storia contemporanea e dell’Europa Orientale) dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Storiche. Nella tesi di dottorato si è occupato dell’ascesa al potere di Slobodan Milosevic nella seconda metà degli anni ’80. Ha svolto ricerche d’archivio a Belgrado e Lubiana. I suoi articoli sono apparsi su East Journal, Geopolitical Review. Geopolitica – Rivista dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Mente Politica, European Western Balkans, e sul “LSE blog about South Eastern Europe”. Costamagna è consulting analyst per Wikistrat.

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18 commenti

  1. Sempre meglio combattere in nome della solidarieta’ slavo-ortodossa che per le laute retribuzioni di Academi…

  2. Chiara Di Luca

    pieno di “pare” questo articolo… accertarne la veridicità prima di scrivere nooo? Per essere buoni giornalisti “pare” che si debba essere i più obiettivi possibile.

  3. Bandito scifoso questo strelkov mandato da putler per distruggere Ucraina! il terrorista russo che fa la guerra in Ucraina! Vergognia della russia!
    fra poco Pravyi sector arrivera al Cremlino, Ucraini scacciano via putler!

    ПТН ПНХ!

  4. La Russia, annettendo la Crimea, ha effettuato un atto di aggressione nei confronti dell’Ucraina. Ora essa ha introdotto gruppi terroristici e sovversivi in Ucraina orientale. Il suo fine è quello di vietare che le elezioni presidenziali legittime abbiano luogo. In questo modo la vita in Ucraina orientale si è trasformata in un incubo nel cuore dell’Europa. Davanti ai nostri occhi viene distrutto il nostro Paese. Per questo, ci prendiamo la responsabilità di informarvi riguardo agli eventi in Ucraina. Si tratta di un altro punto di vista. Cercheremo di essere obiettivi.

    15 maggio – Nel Donbas sono morte già 78 persone per colpa delle armi da fuoco cadute nelle mani dei terroristi. Inoltre, i terroristi hanno preso 125 ostaggi.

    15 maggio – La notte, nei pressi di Kramators’k, le truppe ucraine hanno completamente smantellato la base militare mascherata dei terroristi, – ha annunciato il presidente dell’Ucraina ad interim Oleksandr Turchynov.

    16 maggio – In vista della preparazione delle elezioni presidenziali del 25 maggio, i terroristi filorussi hanno adottato la tattica della presa delle commissioni elettorali distrettuali, al fine di ostacolare le elezioni. A Krasnyi Luch i “cosacchi” filorussi armati stanno tentando di impossessarsi della commissione elettorale distrettuale N109. In precedenza è stata presa la commissione elettorale N109 nella città di Antrazyt.

    15 maggio – Poroshenko continua ad accrescere il suo peso nella classifica pre-elezioni e ha la possibilità di vincere le elezioni già al primo turno. Il 54,7% degli elettori è pronto a votare per lui.

    15 maggio – Il giorno 14 maggio a Mariupol’ più di 200 lavoratori metallurgici hanno preso parte alla manifestazione “Misto bez barykad” (città senza barricate). Insieme ai rappresentanti delle organizzazioni cittadine e agli abitanti, i lavoratori dell’impresa di Illich e “Azovstal'” hanno iniziato a smantellare le barricate. Le imprese suddette appartengono all’oligarca Rinat Akhmetov che di recente ha iniziato a sostenere l’unità dell’Ucraina.

    15 maggio – Il commissario europeo per l’Energia Günther Oettinger ha detto che l’Ucraina dovrebbe pagare 350-380 dollari per mille metri cubi. La Russia ne vuole $ 500.

  5. Christian Costamagna

    Ringrazio i lettori per i commenti a proposito di questo modesto articolo. Desidero rispondere brevemente a due lettori. Ivan, ovviamente ognuno di noi è libero di fare le proprie scelte, ossia fare il volontario in forze paramilitari oppure lavorare come accademico. Chiara Di Luca, comprendo la sua critica. Tuttavia, in assenza di fonti certe e di prove inconfutabili, preferisco non pontificare certezze. Con i mezzi di cui dispongo, non mi è dato fare molto di più. Preferisco dunque rimanere con un ragionevole margine di dubbio. Nel complesso, reputo di essere stato sufficientemente cauto e obiettivo. La presenza di volontari russi in Bosnia è un fatto assodato, come lo è la presenza di volontari serbi in Ucraina. Come ho scritto poc’anzi riferendomi a Ivan, ognuno è libero di valutare se questo sia un bene o un male.

    • Christian, dal tuo commento (che peraltro apprezzo per la pacatezza) evinco che neanche tu, come gran parte di quanti si stanno cimentando in questi mesi ad analizzare la crisi ucraina, sia in realtà al corrente di quanto stia avvenendo fino in fondo in quel martoriato paese. Academi non è nessuna università: è il nome della società che ha acquisito la Blackwater, la famigerata società di sicurezza americana tristemente nota per i massacri compiuti dai suoi contractor in Iraq e in Afghanistan. Quegli stessi mercenari che coi soldi della CIA stanno ora contribuendo, assieme ai nazisti di Pravy Sektor, alla distruzione dell’Ucraina con il fine di allontanare l’Europa dalla Russia e consentire allo shale gas americano di riportare l’Europa sotto l’orbita di Washington; peccato che questo progretto lo finanzieremo noi europei con la bolletta del gas…ma che ci vuoi fare, quando perdi la tua sovranità – monetaria, economica e politica – è così. Saluti e buona fortuna a tutti! Ne avremo bisogno.

  6. Perché quando fate riferimento ba prave sektor lo accompagnate con l’aggettivo nazista? Io sono un antifascista mi risulta che non vi sono prigetti ariani o razziali in questo movimento che venera i caduti della guerra patriottica ed i veterani che sono soltanto 2000-3000 in tutta l’Ucraina che le operazioni antiterrorismo sono svolte dalla guardia bazionale e dalle forze dell’ordine. Ditemi voi da quali dati si può affermare che si tratta di un movimento nazista

    • E’ ovvio che l’uso dell’aggettivo nazista dopo il 1945 risulta sempre un po’ improprio. Tuttavia, se lo stesso è stato più volte utilizzato per descrivere formazioni politiche ultranazionaliste come il Front National di Le Pen in Francia e l’FPÖ del defunto Haider in Austria, non vedo perchè non possa essere utilizzato per descrivere una formazione, Pravy Sektor, che non solo inneggia al collaborazionista Stepan Bandera, ma presenta anche un’organizzazione di tipo paramilitare che rievoca chiaramente le truppe d’assalto hitleriane. Per inciso, non che non mi piaccia il nazionalismo: è che tra il pan-russismo di Putin, che punta a fare della Russia uno dei protagonisti di un futuro sistema internazionale di tipo multipolare, e il nazionalismo russofobico di Kiev, che viene utilizzato da Washington per perpetuare una logica di divide et impera funzionale al mantenimento dell’attuale ordine mondiale unipolare dominato dagli Stati Uniti io preferisco di gran lunga il primo. Ma è una mia opinione, ovviamente.

  7. Gli italiani, bella gente ma ingenua. Le tonnellate di notizie false della propaganda russa già il giorno dopo il cambio del governo si sono bevuti subito (ho potuto vederlo con i miei occhi) e qui un dossier elaborato dopo 3 mesi che il personaggio è emerso non è abbastanza convincente. È che ognuno giudica a seconda di quel che gli conviene. La Crimea è russa. Trentino non è tedesco. Il referendum della repubblica popolare di Donetsk è legittimo. Quello dei leghisti padani no.

  8. Il Trentino e’ italiano, semmai l’Alto Adige (o Sudtirolo) e’ storicamente, etnicamente e culturalmente parte del mondo germanico. Probabilmente se la Germania fosse una potenza nucleare e Francia e Gran Bretagna non lo fossero da tempo la regione si sarebbe separata dall’Italia. E qui giungiamo al cuore del problema: essendo il sistema internazionale anarchico, il diritto internazionale e nella fattispecie il diritto all’autodeterminazione dei popoli vige finche’ esistono una o piu’ potenze abbastanza forti da sostenere un movimento separatista e uno stato abbastanza debole da doversi rassegnare alla perdita del territorio secessionista. Ecco perche’ il Kosovo, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud sono indipendenti, e la Cecenia, il Kurdistan e l’Alto Adige no. E comunque ricordo, per dovere di cronaca, che quando nel 2008 gli occidentali si affrettarono a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, venendo meno a tutti gli impegni assunti e in aperta violazione della risoluzione 1244 del Consiglio di Sizurezza dell’ONU, Putin affermo’ che l’indipendenza di Pristina rappresentava “un precedente orribile” che si sarebbe ritorto contro gli occidentali, facendo “saltare tutto il sistema delle relazioni internazionali esistente, non soltanto da molte decine d’anni, ma da centinaia di anni”. Pertanto quando si accusa Putin di attentare alla sicurezza internazionale si commette un grave errore, dettato, come sempre, o dalla mala fede o dall’ignoranza, brutte bestie entrambe.

  9. Il rischio di andare fuori tema è elevato, il problema è spinoso e richiederebbe un preambolo forse troppo lungo, Ci provo ugualmente. Caro Ivan, comprendo la tua analisi da un punto di vista della realpolitik o, molto più banalmente, dei rapporti di forza tra le grandi potenze verso piccoli territori. E’ indubbiamente vero che Putin nel 2008 sostenne che il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo avrebbe creato un grave precedente. Tuttavia, a mio modo di vedere, occorre fare dei distinguo. Nel 1999, al potere, a Belgrado, c’era Milosevic. La politica di Milosevic nei confronti del Kosovo e delle altre repubbliche jugoslave, ha contribuito a fomentare l’escalation dei conflitti (non fu l’unico). In particolare, durante la guerra in Bosnia ci furono oltre 100mila morti. Il conflitto in Bosnia è terminato nel 1995. A partire dal 1998, nuovamente c’era un elevato conflitto in Kosovo tra ribelli albanesi e truppe serbe. Il rischio di nuovi massacri e di nuovi sfollati e profughi era molto elevato, di fatto stava già avvenendo nell’inverno 98/99. Gli albanesi in Kosovo erano ampiamente discriminati dalle autorità di Belgrado. Definire affrettato il riconoscimento dell’indipendenza nel 2008 da parte dell’Occidente, considerando le dinamiche in atto (in Kosovo, appunto) dal 1981 al 2008, mi pare non renda appieno l’idea. Cos’altro avrebbe dovuto fare la Comunità internazionale per cercare di risolvere il nodo gordiano venutosi a creare sul terreno? Se ne è discusso, senza esito, per un intero decennio. Detto questo, in Crimea invece, non mi risulta che la popolazione russa fosse vessata, vittima di apartheid, uccisa, scacciata dalle proprie case in massa e così via. Al di là della legittimità o meno del riconoscimento, che non ha nulla a che vedere con il diritto internazionale bensì rispecchia, appunto i rapporti di forza, paragonare il supporto ed il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo con quella della Crimea mi pare fuorviante. In una battuta: il governo di Kiev non ha discriminato e represso per vent’anni i russi in Crimea. Il governo di Kiev non ha alimentato per una decade conflitti in stati limitrofi. Peraltro, nessuno stato ha annesso il Kosovo, ad esempio, all’Albania, mentre invece la Crimea è stata subito annessa alla Russia. Anche la Cecenia potrebbe essere una sorta di Kosovo, però Mosca ha avuto la forza e i deterrenti nucleari per evitare ciò che è accaduto a Belgrado (bombardamenti da parte di un’alleanza straniera, occupazione e distacco di parte del territorio nazionale). In tutto ciò credo rientri anche una dimensione etica, morale, di valori. Per farla breve, è meglio vivere in un regime politico come quello dell’Europa occidentale, dove il cittadino gode, tutto sommato, di notevoli diritti e tutele, oppure nel regime russo retto da Putin? Da un punto di vista prettamente relativistico, potrei dire che ognuno è libero di scegliere il modello favorito.

    • Caro Christian, mi sento in dovere di fare qualche considerazione riguardo a cio’ che scrivi. Innanzitutto va chiarito che Milosevic non nasce nazionalista: lo diventa quando organizzazioni terroristiche sostenute da alcuni membri della NATO e dalle Monarchie del Golfo vengono utilizzate per destabilizzare la Jugoslavia, provocando l’inevitabile reazione di Belgrado nei confronti delle sue minoranze etniche e il conseguente intervento occidentale. Mi riferisco in particolare all’UCK, un tempo bollata come organizzazione terroristica dagli stessi Stati Uniti e i cui membri sono stati in seguito definiti come “combattenti per la liberta” dalla NATO. In secondo luogo, una volta che il Kosovo era stato sottratto de facto alla sovranita’ di Belgrado e la sua autonomia garantita da un contingente di truppe dell’Alleanza Atlantica, in conformita’ con la risoluzione 1244, non vedo in che modo i serbi avrebbero potuto continuare a nuocere ai kosovari. Cio’ di cui invece nessuno parla e’ del clima di costante intimidazione nel quale vivono le migliaia di serbi del Kosovo, molti dei quali hanno dovuto lasciare la regione in seguito all’indipendenza di Pristina. Terzo: sei cosi’ sicuro che senza l’intervento russo i diritti dei crimeani, a cominciare da quelli linguistici, sarebbero stati rispettati dalle autorita’ insediatesi a Kiev? Io nutro forti dubbi al riguardo, anche perche’ abbiamo gia’ visto in Ossezia del Sud come un regime fantoccio analogo a quello ucraino, quello di Saakashvili, non si sia fatto scrupoli nell’aggredire non solo i peacekeeper russi, ma anche centinaia di civili osseti nell’agosto del 2008. E guarda che il fatto che quel conflitto sia stato iniziato dai georgiani e non dai russi e’ confermato anche da un apposito rapporto dell’Unione Europea. In relazione all’ultimo punto da te sollevato mi sento invece di osservare un dato eloquente e cio’ il forte consenso di cui gode Putin in Russia rispetto ai leader occidentali e bada bene che mi riferisco ai dati pubblicati dal Centro Levada, notoriamente lontano dalle posizioni del Cremlino. Detto cio’, mi rendo conto che la verita’ e’ un concetto estremamente elastico, al punto da avere talvolta i contorni indefiniti, ma ciascuno di noi ha non solo diritto, ma talvolta anche il dovere, di fornire spunti di riflessione su alcuni aspetti dei problemi su cui troppo spesso i nostri media tacciono. Nell’augurarti una buona giornata, mando un caloroso saluto a te e a tutti i lettori di EJ.

  10. 18 maggio – Nel corso delle elezioni presidenziali che si terranno in Ucraina il 25 maggio saranno attivi 2191 osservatori internazionali.

    18 maggio – Nella notte del 18 maggio i terroristi intendono guidare delle colonne di auto con carico speciale fuori dal territorio dell’Ucraina, in Russia. “In particolare, verranno portati via i corpi dei terroristi uccisi nel corso degli scontri con le forze di sicurezza ucraine. Si tratta di centinaia di cadaveri. Secondo i nostri dati, il passaggio del convoglio con i cadaveri attraverso il confine dello Stato avverrà nella regione di Luhans’k”, – ha detto il capo del gruppo “Informatsiinyi Opir” Dmytro Tymchuk.

    18 maggio – Nei pressi di Kramators’k nel corso delle azioni antiterroristiche sono stati catturati diversi militanti, due dei quali hanno dichiarato di essere giornalisti russi, – informa il capo del gruppo “Informatsiinyi Opir” Dmytro Tymchuk.

    18 maggio – A seguito dell’annessione della Crimea da parte della Russia oltre 7.000 tatari di Crimea sono stati costretti a lasciare la penisola “a causa della pressione da parte degli invasori russi”.

    18 maggio – In Crimea, le forze della polizia e della OMON (unità speciali antiterrorismo russe) che sono arrivate da Krasnodar hanno opposto resistenza all’arrivo dei tatari a Simferopol in occasione della manifestazione per il 70• anniversario della deportazione.

    18 maggio – Nel corso della manifestazione di lutto per il 70• anniversario della deportazione, i tatari di Crimea hanno dichiarato che è necessario l’immediato ripristino dei loro diritti e la fine delle discriminazioni per motivi politici, nazionali e religiosi. I tatari hanno posto anche il requisito che i nomi storici che hanno subito modifiche а seguito alla deportazione dei tatari dalla Crimea vengano ripristinati, che vengano adottate leggi che garantiscano la loro rappresentanza negli organi di potere in Crimea e che il Kurultaj е il Mejlis vengano riconosciuti come organi di rappresentanza del popolo autoctono della Crimea. Inoltre, il Mejlis richiede di togliere il divieto di ingresso in Crimea al deputato dell’Ucraina, nonché leader del popolo tataro di Crimea, Mustafa Cemilev.

    18 maggio – A Simferopol dopo la manifestazione del popolo dei tatari di Crimea è scomparso il giornalista Osman Pashaiev. Egli ha effettuato una trasmissione in diretta della manifestazione nel corso della giornata. È stato arrestato dalle autorità occupazionali della Crimea.

  11. Caro Ivan, è vero, Milosevic non nasce nazionalista. Milosevic era un pezzo dell’apparato comunista jugoslavo. A partire dal 1986, con una forte accelerazione tra il 1987 ed il 1988, per timore di perdere legittimità e consenso, coopta e avalla le istanze dei serbi del Kosovo, che sostenevano di essere spinti all’emigrazione a causa di vessazioni compiute da parte degli albanesi (vero in parte). Ne parlo diffusamente qui: https://www.eastjournal.net/storia-slobodan-milosevic-cerco-di-rivitalizzare-il-socialismo-reale-attraverso-il-nazionalpopulismo/39797 Sebbene Milosevic in una prima fase intendesse salvare il regime socialista, per quanto non fosse diventato all’improvviso un cetnico, all’atto pratico, promosse e permise delle politiche di chiara impronta nazionalista. E’ sufficiente vedere quanto è accaduto in Kosovo, Croazia e Bosnia. In secondo luogo, storicamente, il concetto di nazionalismo e socialismo reale vanno spesso a braccetto. Da ciò ne deriva che Milosevic non è diventato nazionalista quando le organizzazioni terroristiche sostenute da alcuni membri NATO e dalle Monarchie del Golfo hanno iniziato a destabilizzare la Jugoslavia. E’ accaduto almeno 4 anni prima. La Jugoslavia si è destabilizzata da sola.
    Quando lo stato Jugoslavo, a causa delle divisioni interne, è diventato una carogna, sono iniziati a giungere gli avvoltoi dall’estero, ma come conseguenza, non come causa. Insomma, quando il problema jugoslavo era troppo grave per non essere internazionalizzato. Inoltre una puntualizzazione: gli avvoltoi non provenivano solamente dall’Occidente o dal Medio Oriente, bensì anche da Mosca, come Igor Strelkov e compagni dimostrano. Un conflitto è come un magnete per gli squilibrati e i folli. Detto ciò, è evidente che sussistano delle responsabilità anche da parte di altri attori locali: penso a Tudjman, ma non solo. Belgrado, negli anni ’90, ha agito e reagito, si è comportata con l’arroganza di una grande potenza senza esserlo. La violenza di stato e la repressione verso le minoranze etniche, in Serbia ma anche in Croazia o nel resto del mondo, per quanto mi riguarda, sono immorali.
    Le politiche adottate da Milosevic a partire dal 1991 circa, e proseguite sino alla sua fine politica nel 2000, hanno destabilizzato l’Europa, creando flussi di profughi, morti, operazioni umanitarie ONU (rammento che i serbi di Bosnia presero in ostaggio i caschi blu). Gli Stati Uniti, e non solo, almeno sin dal 1995, per porre fine allo strazio che si consumava quotidianamente nei Balcani (l’opinione pubblica, sensibilizzata dai media sulle carneficine, premeva per un cambiamento dello status quo; Clinton temeva di perdere le elezioni a causa di una scarsa credibilità, anche sul piano internazionale), meditavano su come neutralizzare i politici serbi, nell’impedire loro di fomentare la guerra. I serbi si sentivano dalla parte della ragione, perché si difendevano dagli ustasa, dai terroristi islamici in Bosnia e terroristi irredentisti/separatisti in Kosovo.
    Milosevic, nel corso degli anni ’90, e marcatamente nel 1998-2000, mutò nuovamente: emerse il suo aspetto spiccatamente anti-imperialista (non è un caso che nel 1999 Bossi e Cossutta andarono a Belgrado, lo stesso spettro politico che oggi sostiene Putin). Il discorso di fondo era che la Serbia, sanzionata dall’embargo ONU, bombardata dai “nazisti” della NATO, combatteva sola contro tutti (un po’ come l’Italia fascista se vogliamo, però più isolata perché l’Italia aveva l’alleato tedesco).
    Tu giustamente mi citi il fatto che per gli Stati Uniti l’UCK era un’organizzazione terrorista: è vero. Quante volte nella storia, per opportunismo o necessità, si è fatto ricorso a organizzazioni di dubbia moralità, per ottenere un fine percepito come alto e nobile? Pensiamo all’utilizzo della mafia in Sicilia da parte degli USA durante la Seconda guerra mondiale. Oppure all’uso di terroristi islamici in Afghanistan contro i Sovietici. Al fatto che nell’ottobre del 2000 vi fossero ad incendiare il parlamento jugoslavo anche gli hooligan e varia teppaglia da stadio. Però, scusa, Milosevic non ha forse utilizzato in Bosnia e Croazia un criminale come Arkan? (salvo poi farlo fuori nel gennaio 2000, assieme ad altre persone scomode). Dov’è la levatura e superiorità morale di Milosevic rispetto all’Occidente? Gli USA hanno utilizzato l’UCK per destabilizzare Milosevic, che a sua volta destabilizzava i Balcani da un decennio.
    A partire dalla risoluzione 1244, sino alla proclamazione dell’indipendenza nel 2008 prontamente riconosciuta dall’Occidente, è trascorso un decennio di impasse e frustrazioni. Ricorderai frasi come “il Kosovo buco nero d’Europa”, “Kosovo stato mafia”, il “Kosovo è Serbia” con Kostunica che, cocciuto come un mulo, fomentava quotidianamente l’informazione e l’agenda politica, dimenticando i gravi problemi dell’economia serba. Gli albanesi del Kosovo, dal canto loro, inebriati dal supporto americano, si sono visti a un passo dalla vittoria, ossia l’indipendenza da Belgrado. Cosa importava a loro di “massima autonomia all’interno della Serbia, tutto meno l’indipendenza, facciamo come in Alto Adige” e così via? Dalla risoluzione 1244 in poi, è stato un muro contro muro, nessuno voleva cedere perché altrimenti le elites politiche temevano di perdere credibilità e supporto negli elettori (del tipo, traditori della patria).
    L’Occidente, esasperato, ha forzato la mano nel 2008. Però, da allora, lentamente, grazie alle pressioni di USA/UE, addirittura Dacic e Thaci si incontrano con la Ashton, parlano, discutono, si stringono la mano. Parlano di problemi concreti. Ti pare poco? Per la prima volta, anziché odiarsi, uccidersi, screditarsi, dialogano. Giustamente parli dei serbi del Kosovo e della loro situazione a partire dal 1999. È vero, non se la passano bene e sono intimiditi. Molti se ne sono andati. Ma non è solo per quello, è dovuto alla disastrosa situazione economica del Kosovo. Tuttavia la comunità internazionale è da decenni che cerca di ricostruire il tessuto sociale (pensa a quante ONG si occupano a tempo pieno solo di far dialogare serbi e albanesi).
    Per quanto riguarda l’eventuale rispetto dei diritti dei russi in Ucraina/Crimea senza l’intervento di Mosca, non ho una risposta certa. Posso semplicemente domandarmi se realmente Kiev aveva l’intenzione e l’interesse ad inimicarsi sfacciatamente Mosca discriminando i russi in Crimea.
    Putin ed il consenso di cui gode rispetto ai leader occidentali: vero, però anche in questo caso è un tema complesso. Di norma, anche i dittatori più feroci, godevano di una certa legittimità. Anche Mussolini ha goduto del consenso di milioni di italiani. Ancora oggi, in Italia, chi grida di più e fa appelli emotivi, tende ad avere un discreto consenso nella popolazione (sommando i più virulenti, oggi in Italia arriviamo forse al 30% degli elettori, se aggiungiamo anche quelli che promettono protesi dentali, ci aggiriamo sul 50%). Il consenso e la legittimità sono fondamentali, su questo non ho dubbi. Il problema è su quali istanze si debba fondare questo consenso. Fondarla su stereotipi, razzismo, discriminazioni non mi pare un buon punto di partenza.
    Sulla verità preferirei non esprimermi. Partirei con una modalità più soft: interpretazioni plausibili di eventi, fondate su fonti attendibili. Il resto è opinione non informata oppure una supponenza di natura fideistica o dogmatica.
    Un caro saluto anche a te e grazie per gli stimoli e le riflessioni, a prescindere dalle rispettive posizioni.

  12. Stefan bandera

    Pare che Strelkov farà una brutta fine, giustiziato in piazza a Kiev!

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