La Svizzera non accetta i croati, a rischio i suoi programmi di ricerca UE

A seguito dei risultati del referendum del 9 febbraio, populisticamente denominato “contro l’immigrazione di massa”, che impegna il governo elvetico a rivedere gli accordi con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone e dei lavoratori entro i prossimi tre anni,la Confederazione ha anche deciso di non firmare l’accordo di libera circolazione con la Croazia.

Il neindi Berna ai lavoratori croati – anche se la liberalizzazione sarebbe entrata in vigore nel 2023…

L’accordo avrebbe aperto ai lavoratori croati, oggi cittadini UE, il mercato del lavoro in Svizzera, su un piede di parita’ con i cittadini degli altri 27 paesi membri Ue, anche se dopo un periodo di transizione come negoziato anche da altri paesi membri. Ma la Consigliera federale elvetica Simonetta Sommaruga ha informato il ministro degli esteri croato, Vesna Pusic, che in base ai risultati del referendum tale accordo non entrera’ in vigore.

“Siccome il protocollo per l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia prevede una libertà di circolazione completa dopo 10 anni, l’accordo con questo paese non può essere firmato nella forma che era stata convenuta, a causa della nuova disposizione costituzionale giunta con la votazione del 9 febbraio,” ha spiegato il portavoce del Consiglio federale Philipp Schwander.

La reazione della Croazia: una discriminazione inaccettabile

L’approccio della Svizzera non e’ andato giu’ alle autorita’ croate: “Molti cittadini svizzeri hanno visto che questa decisione potenzialmente può danneggiare, anzi danneggia la Svizzera.ha dichiarato Vesna Pusic – E’ molto strano che una decisione del genere l’abbia presa proprio la Svizzera, che ha cosi tanta e positiva esperienza internazionale. Non si può avere una relazione [con l’UE, ndr] à la carte, il pacchetto è unico. – ha inoltre precisato – Per la Croazia si tratta di un punto particolarmente sensibile: non possiamo accettarlo, e non può l’Unione. Sarebbe la fine dell’ Unione se essa permettesse di discriminare tra i suoi membri”.

Non sente una certa reticenza sulla libera circolazione anche nel resto dell’Unione?, le chiede infine il giornalista. “Per la sopravvivenza dell’ Unione europea oggi le chiavi sono due: la libertà di circolazione delle persone e il mercato interno. Tutto il resto è molto importante, ma anche nella percezione delle persone queste sono le cose vitali. Su questo tema non abbiamo problemi con il resto dell’Unione. Stiamo seguendo le procedure. Non chiediamo nessuna corsia preferenziale o condizioni speciali, ma le stesse condizioni per tutti”.

Le conseguenze per le relazioni Ue/Svizzera: congelata la partecipazione degli svizzeri ai programmi di ricerca

Non sono mancate le conseguenze sulle relazioni tra la Svizzera e l’Ue. Nonostante non sia uno stato membro, la Svizzera partecipa su un piano di parita’ a tutti i programmi di ricerca e sviluppo finanziati dall’Ue – o almeno, vi partecipava finora. Perche’ l’impasse sulla libera circolazione sembra mettere la questione a repentaglio.

Dopo i negoziati sul mercato dell’elettricita’ e quelli su un accordo-quadro che superi l’attuale scenario di accordi bilaterali (anche se quest’ultimo potrebbe presto ripartire), l’Ue ha messo in stand-by anche i negoziati sugli accordi relativi ai nuovi programmi di ricerca per il settennato 2014/2020. Tali programmi infatti prevedono la mobilita’ di studenti e ricercatori, e non potrebbero essere messi in atto con un paese che preveda invece il contingentamento dei flussi dei cittadini Ue.

“I negoziati per l’estensione dei programmi europei per la ricerca ‘Horizon 2020’ e l’istruzione ‘Erasmus+’ sono per ora rinviati finché non avremo la notifica formale che la Svizzera non ha la volontà di firmare l’accordo di libera circolazione con la Croazia,” ha dichiarato Pia Ahrenkilde, portavoce della Commissione Ue.

I piu’ di 120 trattati bilaterali tra Ue e Svizzera, infatti, negoziati tra 1972 (Bilaterali 1) e 1992 (Bilaterali 2) si reggono su una clausola di ghigliottina: il mancato rispetto di uno di loro potrebbe far decadere l’intero pacchetto. Se cosi’ fosse, le istituzioni svizzere di ricerca, alcune delle quali sono a livelli di eccellenza in Europa – si pensi al CERN di Ginevra – potrebbero non essere piu’ in grado di vincere fondi Ue per i loro progetti di ricerca.

Non male, come risultati, per un referendum indetto dal partito populista anti-immigrazione svizzero UDC, e vinto per uno 0,3% di differenza – meno di 20.000 voti.  Forse i cittadini elvetici arriveranno a riconoscere che anche la democrazia diretta ha i suoi limiti.

Foto: Knivesout, Flickr

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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3 commenti

  1. eeeeeevvvaaaiiiiiii !!! il popolo svizzero ha vinto !!!! questo e’ un grandissimo segnale di democrazia e rispetto della sovranita’ del popolo !!!! abbiate la compiacenza di rispettare la loro preferenza….grazie

  2. tu dici che il popolo ha ragione sempre ed ovunque???? hai poca memoria baby

  3. Giorgio, studia. Capra.

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