Soros il Filantropo: "Quella sulla lira fu un buona speculazione"

C’era chi lo sussurrava come fosse un segreto, chi lo diceva ad alta voce. Ma quel che è certo è che chiunque lo affermasse nella maggior parte dei casi passava come un complottista e un cospiratore. Invece è tutto vero: George Soros nel settembre 1992 ha portato la lira italiana a una svalutazione del 30%, ottenendo cospicui profitti e lasciando sul lastrico l’economia di bandiera.

È egli stesso ad ammetterlo. Non solo: se ne vanta pure. “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Bundesbank” secondo cui non avrebbero sostenuto la moneta oltre a un certo punto. “Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”.
È quanto ha dichiarato al giornalista Francesco Spini in un articolo uscito sulla Stampa qualche giorno fa.

Chi è George Soros
Soros, 83 anni da compiere ad agosto, ebreo ungherese naturalizzato statunitense, ha un curriculum speculativo di tutto rispetto. Il 16 settembre 1992 (un mese profittevole per lui, a quanto pare), nel cosiddetto Mercoledì Nero (Black Wednesday), ha venduto allo scoperto più di dieci miliardi di dollari in sterline, provocando l’uscita dallo Sme della moneta britannica e un guadagno per lui di oltre un miliardo di dollari. Nel 2002 un tribunale francese lo ha condannato a pagare una penale di oltre 2 milioni di dollari per il reato di insider trading. Pare inoltre aver avuto problemi anche in Malesia e Indonesia, sempre per gli stessi “argomenti”.

Ma torniamo all’Italia e al 1992
Questi sono i fatti:
Il “filantropo” fece la con la lira la stessa operazione fatta con la sterlina: iniziò a vendere valuta che non possedeva (“vendita allo scoperto”), scommettendo in una futura svalutazione della stessa per poi ricomprarla a svalutazione avvenuta, per ottenere un utile;
Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia, sprecò 48 miliardi di dollari in una difesa della lira che non aveva alcun senso, in quanto la Banca Centrale tedesca aveva già detto che non avrebbe appoggiato l’Italia in questa operazione, in quanto doveva già farlo con la Francia (come ricordato dallo stesso Soros nell’articolo della Stampa);
L’operazione di Ciampi costò allo Stato e agli italiani circa 60mila miliardi di lire, di cui circa il 25% (15mila miliardi di lire) andò a finire a Soros;
La svalutazione del 30% della moneta nazionale permise ai privati (leggi: grandissimi gruppi industriali internazionali) di entrare massicciamente nelle imprese statali dell’Iri, come Telecom e Autostrade Spa, a costi notevolmente ridotti rispetto alla valutazione reale delle imprese (che all’epoca spesso operavano in regime di semi-monopolio);

In un Paese normale la carriera di un Ciampi sarebbe stata stroncata. Invece no, in Italia è stato premiato, evidentemente per meriti: nel 1993 lascia Bankitalia e diventa primo ministro di un governo di transizione (siamo negli anni di Tangentopoli); nel 1996 è ministro del Tesoro; nel 1999 diventa Presidente della Repubblica. Complimenti!

Questi sono i fatti, nudi e crudi: ognuno li interpreti come vuole.

Il “Filantropo”
Tornando a Soros, nella sua intervista alla Stampa si permette anche di affermare quanto segue: “Le crisi finanziarie non sono causate dagli speculatori, ma dalle authority che creano regole sbagliate che consentono agli speculatori di porre in essere quello di cui poi vengono incolpati”. Mi pare un ragionamento alquanto bislacco. Sarebbe come affermare: “Le rapine in banca non avvengono per colpa dei rapinatori, ma delle banche che hanno tutti questi soldi nelle loro casseforti e della loro scarsa sicurezza che consente ai rapinatori di porre in essere quello di cui poi vengono incolpati”. Ovvio, no?

Per concludere. C’è chi si ostina a chiamare Soros “filantropo” a causa delle attività benefiche che svolge attraverso i suoi vari fondi di investimenti (il cui core business è ben altro, come abbiamo visto). Ma allora io vi chiedo: chi scippa la pensione a una vecchietta fuori dalle poste, e poi si ferma a donare dieci euro a un barbone sul ciglio della strada, è anche lui un filantropo?

Chi è Valerio Pierantozzi

Giornalista professionista, sono nato a San Benedetto del Tronto nel 1980, ma sono pescarese di adozione. Ho passato 20 anni della mia vita a scuola, uscendo finalmente dal tunnel nel 2006 con una laurea in Filosofia. Amo il mare, il sole, le spiagge e odio il grigiore, le nubi, il freddo. Per questo nel 2014 mi sono trasferito in Svezia. Da grande vorrei essere la canzone “Night” di Sergio Caputo.

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6 commenti

  1. incredibile, praticamente soros precursore di barnard e rampini!

  2. Soros è un filantropo vero, dà da mangiare a tutti i giornalisti di Repubblica e della Stampa. Personaggio inqualificabile, la nostra giustizia dovrebbe perseguirlo per furto ai danni degli italiani (ma sono troppo occupati con le donnette del berlusca, il Soros de noantri)

  3. Roberto Goldin

    Seguo East Journal con interesse, ma questo articolo non lo condivido. L’ipocrita conclusione “Questi sono i fatti, nudi e crudi: ognuno li interpreti come vuole.” sostiene il teorema pro moneta forte, l’euro. Un articolo con qualche dato giornalistico noto, senza una analisi tecnica economica.
    Valerio Pierantozzi dovrebbe essersi accorto che la non svalutazione (che in realtà c’è stata) dell’euro ha portato progressivamente alla svalutazione del lavoro, alla povertà nuda e cruda. Una comunità economica che ha velleità di esportatore netto sulla scia della Germania perché mai dovrebbe mirare ad avere una propria moneta forte?
    Ciò che stiamo vivendo e non teorizzando con teoremi vaghi e abbozzati è la deindustrializzazione europea, la creazione di una base di manodopera a bassissimo costo, la privatizzazione di patrimoni comuni. Tutto al fine di salvaguardare imposizioni ordoliberaliste. I numeri parlano da se. Proprio ieri sono stati pubblicati gli ultimi dati di decrescita del PIL: è recessione in Francia e stagnazione in Germania. Viva l’Euro e la disinformazione!

    • Girello Destrorsi

      Sinceramete non vedo dove sia scritto che l’autore dell’articolo sostenga il teorema di una moneta forte. Né che sia contro la svalutazione della moneta. Semmai io noto una critica feroce a QUELLA svalutazione, o meglio a come è stata gestita tutta la situazione in QUELLA occasione. Non mi pare ci siano dettami economici assoluti nel pezzo.

      Ma ognuno in fondo legge quel che vuole. E’ la forza dei fatti, “nudi e crudi”: ognuno li interpreta a modo suo.

  4. Roberto Goldin

    Piccola lezione di Warren Mosler. Prendetevi 26 minuti, carta e penna.

  5. Articolo encomiabile, soprattutto nella conclusione. Se penso che a quest’uomo è stato assegnato il premio Terzani mi viene da domandarmi cosa ne sia stato del benedetto buon senso !

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