CINEMA: Çoğunluk / Majority. La gioventù conformista della Turchia moderna

Çoğunluk / Majority, di Seren Yüce (Turchia, 2010, qui il trailer), è un film sul conformismo e l’impossibilità di sfuggire al posto che la società ci impone, attraverso la storia di un pigro ventenne stambuliota. “Sotto una veste chiamata tecnologia si dissimula la complessa struttura dell’umanità che da sempre è fondata sul maschilismo”, sottolinea il regista. “Majority è un’opera di autocritica, non solo verso me stesso, ma anche verso la società turca di cui faccio parte”

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Mertkan ha una ventina d’anni, studia architettura per corrispondenza ma non ha neanche un libro d’architettura in camera. A vent’anni ed oltre, vive a casa dei suoi ed aiuta il padre, Kemal, e lo zio nella gestione dell’azienda edile di famiglia. Sovrappeso, passa il tempo libero con qualche amico altrettanto volgare e spensierato tra centri commerciali e discoteche. Kemal, suo padre, rappresenta l’uomo turco realizzato: assertivo ed inflessibile, senza esitazioni nel venire alle mani, patriarcale e militarista, convinto che il denaro possa sistemare ogni cosa, dalla piccola corruzione ai problemi di famiglia. Il suo lavoro è complice della cementificazione imperante che sta trasfigurando il volto di Istanbul. Mertkan si è sempre piegato al volere del padre, non ha mai preso una decisione veramente propria, ed è cresciuto debole e senza fiducia in sè stesso. Sua madre, Nazan, si trova oggi soffocata tra due uomini inaffettivi e si detesta per essersi piegata alla società che la vede solo come moglie e come madre.

Nella routine del lavoro, Mertkan incontra Gül, una ragazza modesta di origini curde che lavora come cameriera in un bar per pagarsi l’affitto e gli studi di sociologia a Istanbul. I suoi parenti sono ancora sulle sue tracce, per riportarla alla vita sottomessa da donna del villaggio da cui era fuggita per trovare una vita migliore in città. Tra i due nasce una storia, nonostante le differenze sociali e culturali. Ma Kemal, interviene per impedire un rapporto con una di “questi che vogliono solo dividere il nostro paese”. Come ogni bravo turco, Mertkan deve diventare adulto, fare il servizio militare, sposarsi, e mettere su famiglia. Mertkan ancora una volta si piega alla volontà superiore del padre, più per ignavia che per convinzione o pregiudizio, abbandonando Gül al suo destino.

Il film potrebbe finire qui, e invece prosegue, con Mertkan che, dopo aver causato un incidente d’auto e sull’orlo della depressione, viene spedito dal padre a vivere sul cantiere, a Gebze. Per la prima volta qui Mertkan si ritaglia uno spazio di autonomia, nonostante si trovi a replicare con i muratori curdi del cantiere la stessa mentalità patriarcale e violenta del padre. Ma qui, per la prima volta, gli capita anche di assistere ad un atto di pietà: la dichiarazione del tassista che aveva speronato, che lo perdona dicendogli “la macchina non è riparata, ma non ti posso certo uccidere per questo, non credi?”. Un atto di umanità che Mertkan non conosceva, e che gli permetterà, forse, di crescere davvero.

“La mentalità della classe dirigente pesa gravemente sulla società,” sostiene il regista Seren Yüce. “Mertkan e suo padre sono due esempi di questa mentalità e sono, allo stesso modo, prodotti generati dalla sua perpetuazione. Oggi, in Turchia, ci sono però diversi movimenti ed iniziative che mirano a bloccare lo sviluppo di questa mentalità oppressiva. Con il film Majority spero profondamente di creare maggiore consapevolezza nelle generazioni di oggi e di quelle future, ricordando a tutti noi che l’educazione e il cambiamento sociale inizia, prima di tutto, nella famiglia.”

Secondo la giuria, tutta al femminile, del festival del cinema di Mumbai, il film “racconta la sua storia con un fascino cechoviano, divertente, chiaro e inquietante”, e con semplicità “rivela l’anatomia dettagliata di un particolare tipo di bullismo maschilista e come si è tramandato di padre in figlio“. L’attore protagonista, Bartu Küçükçağlayan viene citato “per il suo ritratto sorprendentemente non convenzionale di un interessante giovane uomo … realizzato con notevole dettaglio e convinzione”

Vercihan Zilioğlu, giornlista dell’Hurriyet scrive che il racconto del film si focalizza sui giovani turchi di oggi per mettere in luce “l’ombra senza tempo dei padri sopra i figli“. Per Emine Yıldırım di Today’s Zaman, il film è “uno schiaffo in pieno volto – uno schiaffo meritato e succinto, che ci ricorda le macro realtà sociali della società turca attraverso il microcosmo di un giovane”, e “non si limita a mostrare il dominio di una determinata classe sociale, ma riflette sul modo in cui la misoginia patriarcale è parte integrante della nostra società.” Il critico conclude che “è uno dei migliori film turchi dell’anno. Con la sua narrazione impeccabile e senza fronzoli espone una dura realtà sociale che preferiamo respingere – è sempre più facile e più comodo essere parte della mandria più grande e più forte”. “Come Yüce ci mostra con duro realismo, l’amore a volte non trionfa quando gli individui scelgono di restare a far parte del gregge”.

Çoğunluk è stato presentato nell’ambito della rassegna”Al cuore dei conflitti”, organizzata dalla Federazione italiana cineforum in collaborazione con Lab80 film nell’ambito del progetto europeo Racconta l’Europa all’Europa. Dopo Bergamo, la rassegna cinematografica toccherà altre città italiane nel corso del 2013. Tutti i film della rassegna sono disponibili per il noleggio in Italia fino al 31 dicembre 2013 al Lab80 di via Pignolo 123 a Bergamo.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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