L’Ucraina nella NATO? Bisogna rassicurare Mosca che non avverrà

I movimenti russi sul confine minacciano un’invasione del Donbass. Occorre garantire a Mosca che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO…

 

La Russia sta procedendo imperterrita nel suo disegno di riconquistare sul campo l’Ucraina. Oltre all’accumulo progressivo di forze militari lungo i confini, è la retorica di questi giorni a risultare sinistra e inquietante: il Capo di Stato maggiore Gerasimov, in un briefing con i diplomatici militari stranieri, ha dichiarato che la situazione in Ucraina orientale si sta “aggravando” ma qualsiasi “provocazione” da parte delle autorità ucraine nel Donbass sarà “stroncata”.

In un incontro al Cremlino, il presidente Putin ha dichiarato: “Sappiamo ciò che sta accadendo in Donbass. Sembra effettivamente un genocidio”. Toni di questo genere, che non corrispondono ad alcun dato di realtà, ricordano forse soltanto certi toni usati da altri personaggi storici riguardo ai tedeschi dei Sudeti nel 1938. Ricordiamo bene come andò a finire. Il colloquio tra Biden e Putin è sembrato assolutamente sterile e, se le diplomazie non troveranno un accomodamento nell’ombra, la situazione per l’Ucraina non potrà che precipitare.

Rassicurare Mosca

Preoccupa molto la mancanza di chiarezza riguardo a un potenziale ingresso nella NATO dell’Ucraina. Se l’amministrazione americana non darà al più presto rassicurazioni alla Russia sul fatto che non sia previsto un accoglimento dell’Ucraina nella NATO, condannerà il paese all’invasione. Nelle condizioni attuali, secondo i regolamenti, un ingresso non è possibile ma la Russia pretende una dichiarazione esplicita. Forse anche questo è un espediente per portare avanti una decisione che è già stata presa, ma è prioritario fornire questa garanzia.

Il rischio di una provocazione

Dopo la rimozione dei dazi sui prodotti provenienti dalle zone controllate del Donbass, sembra che sia in preparazione una loro effettiva occupazione militare da parte delle truppe russe. Sarà probabilmente sufficiente una minima provocazione sulla linea di contatto con l’Ucraina per dare avvio alla risposta. Rispetto alla primavera, sono state rafforzate in modo sostanziale la logistica e le linee di rifornimento, oltre alla forza aerea nelle basi della Crimea, essenziale per ottenere il dominio del cielo. Dunque tra brevissimo tempo l’esercito russo sarà materialmente pronto a sostenere un attacco prolungato e a rifornire le truppe in terreno nemico.

Fatto molto preoccupante, l’esercito russo ha mobilitato di recente i riservisti, e la cosa è ritenuta molto grave dagli esperti militari. Si ritiene che centomila uomini supplementari possano essere rapidamente riversati al fronte al momento necessario. Silenziosamente dunque si stanno creando le condizioni per un’invasione: che essa sia parziale e limitata al Donbass o possa allargarsi ad altre regioni dipenderà forse da considerazioni dell’ultimo minuto. Le minacce di ritorsione dell’Occidente appaiono sinora abbastanza generiche e non tali da dissuadere Putin dal riprendersi ciò che ritiene suo. Il destino dell’Ucraina è nelle mani della diplomazia in corso tra Stati Uniti e Russia. Senza le garanzie richieste dalla Russia la guerra appare inevitabile.

Chi è Giovanni Catelli

Giovanni Catelli, cremonese, è scrittore e poeta, esperto di cultura e geopolitica dell’Europa orientale. Suoi racconti sono apparsi in numerose testate e riviste, tra cui il Corriere della Sera, la Nouvelle Revue Française, Nazione Indiana, L’Indice dei Libri. Ha pubblicato In fondo alla notte, Partenze, Geografie, Lontananze, Treni, Diorama dell'Est, Camus deve morire, Il vizio del vuoto, Parigi e un padre (candidato al Premio Strega 2021). Geografie e Camus deve morire (con prefazione di Paul Auster) sono stati tradotti in varie lingue. Collabora con Panorama e dirige Café Golem, la pagina di cultura di East Journal. Da più di vent'anni segue gli eventi letterari, storici e politici dell'Europa orientale, e viaggia come corrispondente nei paesi dell'antico blocco sovietico.

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