BIELORUSSIA: Una transizione mai terminata

Lukashenko, il sempiterno presidente bielorusso. La Federazione Russa, il paese dal quale forse la Bielorussia non si è mai realmente staccata. Sono queste le parole chiave di una transizione verso l’autonomia che forse non si è mai realizzata fino in fondo.  In questa atmosfera, il mese prossimo si terranno le elezioni presidenziali, in un contesto che mal si concilia con il termine “democrazia”.

L’indipendenza e la costruzione di uno stato

A cavallo della dissoluzione dell’URSS, il Consiglio Supremo Bielorusso dichiarava l’indipendenza del paese da Mosca. La dichiarazione assumeva il valore di carta costituzionale temporanea, avviava la fase di transizione e istituiva la Repubblica di Bielorussia.

Successivamente, nel 1994, la costituzione definitiva sanciva un sistema politico di tipo presidenziale, che avrebbe portato alle prime elezioni nell’estate dello stesso anno. Con l’80,1% dei voti al secondo turno, Aleksandr Lukashenko, unico deputato del Consiglio Supremo che si era opposto alla dissoluzione dell’URSS, diventava presidente. Una percentuale così elevata assume una valenza significativa se si tiene conto che, secondo gli osservatori internazionali, queste elezioni sono state considerate le prime ed uniche ad essersi svolte democraticamente nella Bielorussia post-sovietica.

Successivamente, il controllo delle elezioni parlamentari del 1995, una lunga serie di referendum e una forte determinazione ad isolare le opposizioni, hanno permesso a Lukashenko di consolidare il suo potere. Ponendosi come paladino dell’ordine e offrendo all’elettorato la sua ricetta per evitare il caos, il presidente bielorusso ha saputo creare consenso in un popolo disorientato e timoroso di una possibile fase di anarchia.

In parallelo sono state portate avanti delle politiche di “russificazione” del paese e di consolidamento dello stato. Nel 1996 venivano reistituiti la bandiera nazionale e i simboli di epoca sovietica, eludendo solo la falce ed il martello. Inoltre, il russo veniva stato elevato allo status di lingua nazionale al pari del bielorusso. I legami con la Russia venivano rinforzati sul livello delle relazioni bilaterali con una serie di accordi che avrebbero legato i due paesi in maniera indissolubile.

Il nuovo millennio

Lukashenko ha continuato a dominare la scena politica bielorussa fino ad oggi e il suo mandato è stato rinnovato per quattro volte negli anni. Le elezioni, sia parlamentari che presidenziali, sono state sempre meno democratiche nel tempo: a partire dal 2004, i partiti di opposizione non hanno più ottenuto alcun seggio in parlamento fino al 2016. Nel 2015, invece, non è stato ammesso alcun candidato dell’opposizione alla corsa presidenziale.

La reazione della comunità internazionale, con UE e Stati Uniti in testa, è stata quella di imporre sanzioni e divieti di viaggio alle autorità del paese. Il Consiglio d’Europa ha invece sospeso lo status della Bielorussia, che ad oggi risulta essere l’unico il paese dell’area continentale europea a non far parte di questa istituzione.

A livello interno sono state organizzate proteste a più riprese, soprattutto in occasione delle tornate elettorali. Il culmine è stato raggiunto nel 2006, quando l’opposizione ha tentato di portare avanti una “rivoluzione colorata”, analogamente a quanto avvenuto in altri paesi dello spazio post-sovietico. La reazione delle forze dell’ordine è stata ferrea e sono stati eseguiti arresti e condanne.

Tra UE e Russia, tra tensioni e distensione

Se nei primi anni del nuovo millennio la Bielorussia è rimasta isolata sul piano internazionale, a partire dal 2008 un atteggiamento di apertura da parte di Lukashenko ha portato ad un alleggerimento delle sanzioni.

La situazione si è resa ancora una volta difficile nel 2011, quando il leader dell’opposizione Andrei Sannikau è stato condannato a cinque anni di detenzione dopo essere stato accusato dell’organizzazione di alcune le proteste in vista delle presidenziali dell’anno precedente. Questo ha portato nuovamente all’imposizione di sanzioni e misure restrittive.

Nell’aprile 2012, lo stesso Sannikau è stato rilasciato in anticipo. La mossa sembra essere stata funzionale alla ricerca del favore dell’UE. Nel 2012, infatti, la Bielorussia ha iniziato il suo percorso di inclusione nella “Eastern Partnership” insieme ad altri cinque paesi dell’ex-URSS.

È interessante notare come le aperture nei confronti dell’occidente, in particolare dell’UE, si siano verificate contestualmente ad avvenimenti che hanno allontanato la Bielorussia dalla Russia. Negli anni 2006-2007 prima e 2010-2012 dopo, due importanti contese commerciali in materia di trasporto di gas hanno creato importanti attriti tra i due paesi.

Una componente che ha accompagnato tutta la storia della Bielorussia contemporanea dal 1991 è stata la volatilità della sua economia e della sua moneta. È proprio nell’ottica di questa volatilità che nel tempo il presidente Lukashenko ha stretto legami economici con la Russia e con l’UE a fasi alterne, basando le scelte sulla situazione corrente dei rapporti con Mosca e sulla stabilità del rublo russo.

Immagine: foreignpolicy.com

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università degli Studi di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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La distensione diplomatica tra i due paesi rappresenta un passo storico. Tuttavia, dietro ciò potrebbero celarsi interessi energetici. Infatti, se da una parte Mosca vorrebbe unificare le due economie, dall'altra la Belarusian Oil Company starebbe trattando petrolio greggio statunitense.

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