CAUCASO: Lavori in corso sulla Strada militare georgiana, la storia si ripete?

Nel corso del mese di aprile sono stati presentati grandi progetti di ammodernamento della Strada militare georgiana, l’arteria che, partendo dalla città di Vladikavkaz, collega la Russia alla Georgia attraverso la catena montuosa del Caucaso.

Il percorso della Strada militare georgiana (fonte: the Economist)

Il primo, finanziato da Mosca, porterà all’allargamento da due a sei corsie del tratto di tre chilometri tra la dogana georgiana e quella russa. Questo servirà a snellire le code chilometriche che si formano d’estate in attesa del controllo dei passaporti.

Nella stessa zona, dal lato georgiano della frontiera, è in fase di completamento una galleria per bypassare un punto particolarmente pericoloso del percorso. Al contempo, Tbilisi ha annunciato la costruzione di un tunnel di nove chilometri sotto il passo Jvari, dove, attualmente, la strada sale a 2379 metri per superare lo spartiacque del Caucaso. Il progetto, promosso dalla Banca asiatica per lo sviluppo, accorcierà sensibilmente i tempi di percorrenza e risolverà il problema delle frequenti chiusure a cui il traffico è soggetto nei nevosi mesi invernali.

La costruzione e il ripristino di collegamenti da e per la Russia è un tema delicato in Georgia, paese diviso tra la volontà di rescindere tutti i legami con Mosca e gli indubbi vantaggi economici che l’incremento del commercio transfrontaliero potrebbe portare.

Esistono anche timori legati alla sicurezza nazionale. Negli ultimi anni, Mosca si è fatta carico della rimessa in funzione di una ferrovia in Abcasia e della ricostruzione del tunnel di Roki, al confine tra Russia e Ossezia del Sud. La Strada militare georgiana ammodernata andrà, quindi, a costituire un ulteriore comodo canale attraverso le montagne per l’esercito russo in caso di guerra con la Georgia, funzione che, come suggerisce il suo stesso nome, l’arteria ha già ricoperto in passato. Riepiloghiamo, allora, brevemente la storia di questa importante via di comunicazione.  

L’epoca zarista

L’istantaneo passaggio dal terribile Caucaso alla gradevole Georgia è incantevole. D’improvviso l’aria del Sud comincia a spirare ogni tanto sul viaggiatore. Dall’alto del monte Gut si apre la valle di Kajšaur con le sue rocce abitate, con i suoi giardini, con il suo Aragvi luminoso, che si snoda come un nastro d’argento, e tutto ciò in scala ridotta, in fondo a un precipizio di tre verste, per il quale corre una strada pericolosa”.

Con queste parole Aleksandr Pushkin ricorda il passaggio sul passo Jvari nel suo “Viaggio a Arzurum”, il diario in cui il poeta rievoca il percorso attraversato nel 1829 in direzione dell’Anatolia, dove l’esercito zarista era impegnato in una campagna di guerra contro i turchi.

All’epoca, la Strada militare georgiana era un’infrastruttura fondamentale per permettere ai militari di spostarsi rapidamente attraverso le montagne e San Pietroburgo, sin dal 1799, aveva inizato a spendere ingenti somme di denaro per la sua costruzione e il suo ammodernamento. Tali investimenti si erano rivelati fondamentali per l’annessione del territorio della moderna Georgia tra il 1801 e il 1804, e, negli anni successivi, permisero ai russi di intraprendere una serie di campagne militari vittoriose contro turchi e persiani che spostarono ulteriormente verso sud le frontiere dell’impero.

Se l’annessione e il controllo dei territori del Caucaso del Sud  – Trancaucasia dalla prospettiva russa – si rivelò relativamente semplice, lo stesso non si può dire della regione a nord delle montagne. La costruzione della Strada militare georgiana portò, infatti, alla ribellione dei cabardini e dei ceceni che la consideravano come una minaccia alla loro indipendenza. Le ribellioni sfociarono in una vera e propria guerra che terminò ufficialmente solo nel 1864, anche se la zona rimase instabile negli anni successivi. Non è forse un caso che Pushkin metta in risalto il contrasto tra il terribile Caucaso e la gradevole Georgia: un riferimento alla differenza paesaggistica, ma anche politica tra le regioni a nord e a sud delle montagne.

L’epoca sovietica: ambientalismo o nazionalismo?

Alla fine dell’Ottocento, la costruzione di linee ferroviarie lungo le coste del Mar Nero e del Mar Caspio, mise in secondo piano, l’importanza strategica della Strada militare georgiana.

Il passaggio delle montagne attraverso il passo Jvari diventò, a partire dagli anni trenta, un’attrazione turistica, che, come testimoniano gli splendidi poster dell’Inturist – l’Agenzia del turismo sovietica – era noto anche all’estero.

Alla fine dell’epoca sovietica, la strada è stato il luogo in cui si sono scontrate simbolicamente due narrative contrastanti.

La prima era quella di Mosca che presentava l’annessione della Georgia come un unione pacifica tra popoli fratelli. Il monumento all’amicizia nei pressi del passo Jvari è un esempio di questa visione della storia. Sul cilindro di cemento costruito nel 1983 per celebrare il bicentenario nel trattato di Georgievsk, l’accordo che ha sancito, di fatto, la fine dell’indipendenza della Georgia, si possono ammirare dei murales in cui vengono parallelamente glorificate la storia georgiana e quella russa.

L’emergente movimento nazionalista georgiano contrastava quest’idea, presentando l’annessione della Georgia come una conquista militare ai danni della sovranità del paese. Tra la fine degli anni 70’ e gli anni 80’, si accese la battaglia contro il potere sovietico e i nazionalisti ottennero una delle prime vittorie proprio tra queste montagne. Il piano quinquennale del 1986-90 prevedeva, infatti, la costruzione di una ferrovia tra Tbilisi e Vladikavkaz. Nel 1987, per fermare il progetto, 800 intellettuali georgiani firmarono una petizione indirizzata al Cremlino. La motivazione ambientalista della protesta celava la sua vera causa scatenante: il timore che la ferrovia favorisse la migrazione russa verso la Georgia, portando alla progressiva russificazione del paese.

Nel 1988, i lavori si fermarono per i loro costi eccessivi, ma da molti, soprattutto in Georgia,  la protesta ambientalista contro la costruzione della ferrovia è presentata come uno dei primi momenti in cui Tbilisi è riuscita a tagliare i cordoni che la legavano a Mosca.

L’era post-sovietica

Dopo il crollo dell’Unione sovietica, la Strada militare georgiana ha riacquistato il suo ruolo centrale come via di comunicazione tra il Caucaso meridionale e la Russia. Con la chiusura delle arterie stradali e ferroviarie che passano attraverso i territori di Abcasia e Ossezia del sud, è, ormai, il percorso più diretto tra Tbilisi e la Russia. Inoltre, per l’Armenia, rimasta nell’orbita economica e politica del Cremlino, essa costituisce, a tutt’oggi, l’unica via di terra percorribile verso il territorio russo.

Negli ultimi anni, Erevan e Mosca hanno spinto per il miglioramento delle comunicazioni attraverso il Caucaso, mentre i pessimi rapporti tra il Cremlino e Tbilisi, sfociati in guerra aperta nel 2008, hanno portato alla chiusura della frontiera nel periodo tra il 2006 e il 2013.

Per il futuro, si può pronosticare che questo nastro di asfalto tra le montagne conserverà la sua centralità e continuerà ad essere un barometro del clima politico nel Caucaso.

Nel immagine di copertina, scattata dall’autore nel Febbraio del 2016: la Strada militare georgiana nei pressi della dogana russa di Verchnij Lars.

Chi è Aleksej Tilman

Aleksej Tilman
È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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