ABKHAZIA: Riapre la ferrovia Sukhumi-Tbilisi. Rischi e implicazioni geopolitiche

Il 12 ottobre sono stati dichiarati conclusi, con due mesi di anticipo, i lavori di ricostruzione, finanziati dai russi, della ferrovia tra Sukhumi, capitale della regione separatista dell’Abkhazia, ed il fiume Enguri, che segna il confine de facto tra Georgia e Abkhazia. Il governo georgiano ha negato di avere stretto accordi con Mosca per la riapertura di questa infrastruttura, chiusa dal 1992, che riveste una importanza strategica ed economica particolare, essendo l’unico potenziale collegamento diretto tra la rete ferroviaria russa e quelle della Georgia e dell’Armenia.

Il fatto che la ferrovia sia stata ristrutturata fino al confine con la Georgia e che il governo georgiano abbia tenuto sotto silenzio per circa un mese lo svolgersi dei lavori, farebbe sospettare che Mosca e Tbilisi abbiano raggiunto un accordo sulla riapertura della tratta; in alternativa, i russi potrebbero avere le carte in mano per costringere il governo georgiano ad accettare il ripristino della ferrovia.

La ferrovia in Abkhazia. In rosso, il tratto interessato dai lavori. Immagine da: http://www.diploweb.com/EUMM-Georgia-the-European-Union.html#
La ferrovia in Abkhazia. In rosso, il tratto interessato dai lavori.
Immagine da: http://www.diploweb.com/EUMM-Georgia-the-European-Union.html#

La base legale per l’apertura della tratta commerciale tra la Russia e il Caucaso meridionale attraverso l’Abkhazia già esiste ed è da cercarsi nelle trattative che condussero la Russia a diventare membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nel 2011. All’epoca, dopo la guerra in Ossezia nel 2008, l’amministrazione Obama era favorevole a riallacciare i rapporti con la Russia, e Washington chiese, e in un certo senso impose, all’alleato caucasico  governato da Saakashvili di togliere il veto alla partecipazione russa all’OMC.

Tbilisi, infatti, dichiarava che la Russia sarebbe potuta diventare membro dell’organizzazione solo alla irrealistica condizione di porre il controllo doganale per le merci che viaggiavano attraverso l’Abkhazia, al confine tra la regione separatista e la Russia e non a quello de facto tra Georgia e Abkhazia.

L’accordo di mediazione che venne siglato avrebbe garantito che osservatori svizzeri venissero messi ad entrambi i confini, in modo che la Georgia avrebbe visto formalmente riconosciuta la sua integrità territoriale, mentre la Russia avrebbe avuto garantita, sulla carta, l’indipendenza dell’Abkhazia. Tuttavia, l’accordo non venne mai attuato, vista l’opposizione di Tbilisi a riaprire la ferrovia.

Il rifiuto del governo georgiano è da attribuirsi a ragioni interne ed esterne. Alle prime è legato il rischio che un’apertura del tratto ferroviario e del commercio con la Russia attraverso l’Abkhazia venga considerato dall’opinione pubblica georgiana come un riconoscimento di fatto dell’indipendenza dell’Abkhazia e la rinuncia ad una futura reintegrazione della regione.

Alle seconde sono legate  le posizioni e gli interessi degli altri paesi del Caucaso meridionale. L’Armenia, vicina alla Russia per ragioni militari ed economiche, sarebbe favorevole alla riapertura della ferrovia, che garantirebbe un collegamento ferroviario diretto con l’alleato settentrionale oltre che un secondo  potenziale collegamento stradale, più sicuro rispetto a quello esistente attraverso la tortuosa strada militare georgiana che, a causa dell’altitudine, è soggetta ai capricci del tempo nel periodo invernale. Al contrario, l’Azerbaijan si opporrebbe alla riapertura di questo corridoio ferroviario in quanto consentirebbe alla Russia un collegamento più diretto con la nemica Armenia, soprattutto, per quanto riguarda il trasporto di materiale bellico.

Da notare, infine, che le azioni dei russi in Abkhazia sono avvenute in coincidenza con la dichiarazione di Baku riguardo ad un’altra ferrovia importante per la regione, il lungamente atteso collegamento Baku-Tbilisi-Kars che unirà la rete turca a quella azera attraverso la Georgia e che dovrebbe aprire nel corso del 2016.

Come spesso accade nel Caucaso, ogni piccola azione ha delle grandi potenziali conseguenze geopolitiche su scala regionale.

Foto: ArmRadio.am 

Chi è Aleksej Tilman

Attualmente vive a Bruxelles. È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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