IRAN: Il PowerPoint “bomba” di Israele che accusa Teheran

Israele cala l’asso nel decennale braccio di ferro con l’Iran e, in una conferenza stampa trasmessa in mondovisione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Teheran di non aver mai sospeso il proprio programma atomico. Accuse che la maggioranza degli attori internazionali non ha preso sul serio, ma che secondo diversi analisti mirerebbero a far saltare l’accordo sul nucleare del 2015, siglato da Iran, Usa, Cina, Germania, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna.
Lo show del premier israeliano è andato in onda in prima serata, in diretta tv da Tel Aviv, in lingua inglese, come se si trattasse di uno “spettacolo” rivolto più alla comunità internazionale – Stati Uniti d’America in testa – che a un’audience nazionale, con tanto di mega schermo e proiettore, titoloni a effetto, dati, foto e info-grafiche. Una sorta di “lectio magistralis” tenuta da un professore d’eccezione: il primo ministro israeliano.

Netanyahu ha dichiarato di essere entrato in possesso di prove evidenti delle decennali menzogne dell’Iran. Il Mossad avrebbe infatti scoperto e sottratto da un archivio segreto iraniano centinaia di migliaia di documenti e file, che proverebbero lo stato in essere di un programma nucleare a scopi militari, dunque mai realmente interrotto, portato avanti di nascosto dalla potenza sciita. «Teheran mente sfacciatamente sulle sue armi nucleari e anzi punta a dotarsi di almeno cinque ordigni nucleari analoghi a quelli sganciati contro Hiroshima», ha dichiarato Netanyahu. «L’Iran ha continuato ad arricchire le proprie conoscenze sulle armi atomiche, per un uso futuro. E adesso i suoi missili possono raggiungere Riad, Tel Aviv e anche Mosca».

Le reazioni internazionali
La replica di Teheran non si è fatta attendere. Il portavoce del ministro degli Esteri, Bahram Ghasemi, ha definito il premier Netanyahu “un noto bugiardo, che non ha altro da offrire al mondo se non menzogne e inganni».
La Iaea, Agenzia internazionale per l’energia atomica, che ha supervisionato la firma dell’accordo sul nucleare iraniano, ha dichiarato che «nel rapporto stilato dai propri osservatori nel 2015 si denunciava l’esistenza di attività illegittime risalenti al 2003, ma si aggiungeva altresì che non sussistono prove del fatto che gli iraniani abbiano portato avanti segretamente quelle attività, volte a costruire armi nucleari, successivamente al 2009».
L’Unione europea ha subito ribadito la necessità di mantenere in vigore l’accordo del 2015 proprio perché l’Iran è da tenere sotto controllo.
Il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha affermato che «l’accordo non si basa sulla fiducia nelle intenzioni di Teheran, ma su rigidi controlli e verifiche».
Le informazioni rivelate da Netanyahu, insomma, sarebbero vecchie e già note a tutti gli attori internazionali, come ha spiegato Michael Hayden, ex direttore della Cia.
Il presidente statunitense Donald Trump, invece, mostrando di dar credito alle rivelazioni del premier israeliano, ha ribadito che gli Usa intendono uscire dall’accordo. «Questa è la prova che avevo ragione al 100 per cento», ha detto. Il prossimo 12 maggio il capo della Casa bianca dovrà decidere se certificare o meno l’intesa sul nucleare con Teheran.

L’escalation del conflitto “per procura” in Siria
Le provocazioni di Gerusalemme contro la presenza iraniana in Siria – dove Teheran controlla diverse basi militari e sostiene militarmente, con Hezbollah, il presidente Bashar Al Assad – vanno avanti dal 2012. In diverse occasioni, nell’ultimo anno, Gerusalemme ha invaso lo spazio aereo siriano e colpito alcuni avamposti militari uccidendo anche soldati iraniani. L’ultimo attacco domenica scorsa, appena 24 ore prima della conferenza stampa “show” di Netanyahu. Nessuna reazione, almeno per ora, da parte iraniana e questo è proprio quello su cui contano gli israeliani. Teheran è già troppo occupata, al momento, su più fronti interni, vedi la crisi economica e le proteste interne e teme inoltre di indispettire il presidente Donald Trump, chiamato periodicamente a ratificare l’adesione all’accordo sul nucleare. Se tuttavia Israele sbagliasse previsioni, il rischio sarebbe quello di un nuovo conflitto.

In Siria, dunque, dove la guerra civile è stata oramai vinta da Assad, lo scontro “per procura” tra le diverse potenze internazionali non si arresta. Prime fra tutte, l’Iran, che punta a rafforzare la propria presenza militare nel Paese, e Israele, preoccupata per la propria incolumità e per l’ingresso in Siria di grandi quantitativi di armi, che secondo Gerusalemme potrebbero essere usati contro di sé.
Il reale obiettivo della conferenza stampa di Netanyahu, dunque, sarebbe stato quello di cercare di convincere Donald Trump e gli Stati Uniti a smantellare l’accordo sul nucleare. E questo sarebbe per l’Iran un duro colpo.

Foto: La conferenza stampa di Benjamin Netanyahu (credit: Amir Cohen/ Reuters)

Chi è Sophie Tavernese

Sophie Tavernese
Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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