KOSOVO: Sospeso il processo di normalizzazione con Belgrado

da BELGRADO – Con il voto di tutti i partiti del parlamento kosovaro, Pristina ha adottato una risoluzione per sospendere il processo di normalizzazione dei rapporti con Belgrado, fino a quando l’ex primo ministro Ramush Haradinaj non verrà rilasciato.

La risoluzione è stata presentata dal partito dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo, il cui presidente è lo stesso Haradinaj, ed è stata votata da tutti gli altri partiti, ad eccezione della lista che rappresenta la minoranza serba. Nel primo punto della risoluzione (consultabile qui), si chiede l’immediato rilascio di Haradinaj, attualmente detenuto in Francia a seguito ad una richiesta di arresto emessa da Belgrado per crimini contro la popolazione serba durante la guerra del Kosovo e in attesa della decisione dei giudici sull’estradizione.
Il parlamento ha inoltre richiesto “la cancellazione di tutti i mandati di cattura presentati all’Interpol contro figure politiche del Kosovo su richiesta della Serbia.”
Infine, il governo e le istituzioni kosovare fanno sapere che sono tenute a intraprendere tutte le azioni necessarie per informare tutte le autorità internazionali che “rigettano la giurisdizione universale della Serbia per eventuali crimini commessi sul territorio della ex Jugoslavia.”

Marko Đurić, direttore dell’Ufficio per il Kosovo e Metohija del governo serbo, ha detto che “la Serbia è rimasta sorpresa dalla decisione, anche se era chiaro che da mesi Pristina stesse cercando una scusa per far saltare il dialogo con Belgrado”.

La portavoce della Commissione Europea, Maja Kocijančič, ha dichiarato che la risoluzione non aiuta il processo di pace e che non è in linea con l’impegno profuso dal Kosovo nel processo di normalizzazione dei rapporti con la Serbia.

Il processo di normalizzazione era iniziato ufficialmente con gli Accordi di Bruxelles del 2013. Nei 15 punti dell’Accordo, la cui portata fu storica, la questione più importante riguardava la creazione di una Associazione di Comuni Serbi, in quelle municipalità nel nord del paese a maggioranza serba. Tuttavia, dal 2013, questa parte dell’accordo non ha mai preso forma e Pristina ha cercato a più riprese di far tardare l’implementazione dell’Associazione. Già l’anno scorso, infatti, l’emiciclo kosovaro era stato teatro del lancio di lacrimogeni da parte dell’opposizione nazionalista, proprio per impedire che si arrivasse alla creazione dell’Associazione dei Comuni Serbi.

Al di là della sospensione dell’accordo, il processo di normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado si trova forse in una delle sue fasi peggiori. I rapporti sono sembrati sull’orlo di saltare del tutto quando un treno riportante la scritta in 21 lingue “il Kosovo è Serbia”, da Belgrado a Mitrovica, era stato fermato poco prima del confine kosovaro in quanto le autorità ne avevano impedito l’accesso.

Inoltre, sempre in questi giorni, il parlamento sta discutendo della possibilità di formare un esercito kosovaro, fortemente voluto dall’ex-comandante UCK e attuale presidente del Kosovo, Hashim Thaci. Mentre lo stesso governo di Pristina sembra vacillare proprio su questa questione, la richiesta di formare un esercito kosovaro assume le sfumature di una provocazione. La stessa NATO ha detto di non appoggiare la richiesta, la quale sarebbe peraltro contraria alla risoluzione ONU 1244.

Pochi giorni fa, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, si era definita preoccupata per la crescente tensione nella regione, la cui necessità principale è quella della stabilità.

Chi è Giorgio Fruscione

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Classe 1987, politologo di formazione. Vive a Belgrado, dove lavora come giornalista freelance, insegnante di italiano e traduttore. E' vicedirettore di East Journal, per il quale si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese.

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