GRECIA: Diritti LGBT, mamma Europa (ri)chiama e Atene risponde

Subito dopo l’assemblea plenaria del Parlamento europeo che si è espressa a favore dei diritti delle famiglie LGBT*, dalla Grecia arriva il nuovo disegno di legge sul riconoscimento delle coppie omosessuali proposto dal ministro della giustizia Nikos Paraskevopoulos e pubblicato sul suo sito web; il ddl va ad ampliare la già esistente legge sulle coppie civili eterosessuali (approvata nel 2008, lo stesso anno in cui in Grecia venne riconosciuto un matrimonio gay, annullato successivamente).

La legge prevede per le coppie dello stesso sesso l’esclusione dell’adozione (salvo però il diritto del singolo all’adozione, che renderebbe possibile riconoscere i figli del partner), ma include il diritto ereditario e la comparazione ai diritti e ai doveri dei coniugi eterosessuali in materia di sanità e tassazione. Uno dei punti del programma di Alexis Tsipras era proprio quello riuscire ad approvare una legge volta alla tutela delle coppie omosessuali, e il voto è ora previsto per luglio. Paraskevopoulos in un’intervista a Kathimerini ha dichiarato: «La legge è una pietra miliare che cessa la discriminazione contro i nostri stessi cittadini sul terreno dell’orientamento sessuale».

Non completamente d’accordo Constantina Kosmidou, membro del consiglio di OLKE, comunità greca di gay e lesbiche. La Kosmidou ha infatti messo i puntini sulle i: «È una buona cosa che finalmente abbiamo il diritto di ereditarietà» (questo sempre presupponendo che il ddl passi), ma ritiene la legge ancora discriminatoria e preparerebbe ad un nuovo tavolo delle trattative se si decidesse di mantenere l’impossibilità per l’adozione. La legge darebbe infatti, così come posta, il diritto alla piena adozione per le coppie eterosessuali negandolo invece alle coppie dello stesso sesso (fatto già giudicato discriminatorio in una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, protagonista nel 2013 l’Austria).

La risposta del ministro Paraskevopoulos arriva comunque contemporaneamente all’assemblea plenaria del Parlamento europeo (8-11 giugno) che ha promulgato le nuove linee guida che indicano quale sia la cultura, in questo caso sociale, che l’Europa pone come esempio. Rimane da specificare che sono indicazioni non vincolanti, quindi gli Stati membri non sono obbligati a seguirle.

Con 341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astenuti sono approvate quindi a Strasburgo le nuove linee guida. Tantissima l’importanza per il ruolo della donna e la parità di genere, sia sul piano lavorativo che su quello famigliare (forte condanna alla discriminazione sessuale, agli abusi e all’idea di una donna destinata ad essere economicamente svantaggiata). Ma la direttiva fondamentale su cui ci si è voluti affermare è stata la riformulazione del concetto di famiglia, “dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo”.

La famiglia omosessuale deve quindi essere riconosciuta e tutelata. Cosa che non accade in un numero sempre progressivamente minore di Paesi dell’UE, cioè Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.

Questo della Grecia è un grande passo in avanti per lo Stato che neanche due anni fa si vide condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo perché privo di una legislazione di tutela verso le coppie omosessuali (tre coppie dello stesso sesso avevano fatto ricorso in merito). Bisogna anche ricordare quanto in realtà i Greci siano contrari al tema: in un recente sondaggio, ben il 45% ha definito l’appartenenza alla comunità LGBT* “moralmente inaccettabile”. Solo il 24% si è opposto, mentre il restante 24% non ha giudicato il tema congruente con un discorso di moralità.

È facile quindi prevedere come verrà accolta una probabile approvazione della legge (a Syriza mancano solo due seggi per avere la maggioranza assoluta in Parlamento, ed è altamente probabile che altri al di fuori del partito di maggioranza diano il proprio consenso), ma in ogni caso non mancheranno cori di polemiche e proteste, se non addirittura scontri fisici nelle piazze.

Chi è Elisa Frare

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Attualmente studentessa magistrale del corso di Editoria e Scrittura alla Sapienza, precedentemente laureata in Lettere indirizzo moderno e contemporaneo. Collabora con una testata nazionale e con un blog online. Per East Journal si occupa della tematica LGBT*.

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