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RUSSIA: Chiude la fabbrica del presidente ucraino Poroshenko

La fabbrica di dolci ucraina di Lipetsk, in Russia, chiuderà definitivamente i battenti in aprile. Petro Poroshenko, il re del cioccolato ucraino, ha ufficialmente annunciato la sua chiusura sul sito dell’azienda del gruppo Roshen. Le ragioni che spingono il presidente ucraino a questa scelta sono essenzialmente di natura economico-politica.

I russi preferiscono i dolci di “Krasnyj Oktjabr’”

Il marchio Roshen, di proprietà del presidente ucraino Petro Poroshenko, occupa il 22esimo posto nel Global Top-100 Candy Companies, ed è uno dei migliori al mondo. Offre oltre 300 prodotti diversi tra cioccolatini, caramelle, biscotti e torte e ne produce ogni anno all’incirca 450 mila tonnellate. Noto in moltissimi paesi, esporta ovunque, dagli Stati Uniti ai Paesi Baltici, dal Canada alle ex-repubbliche sovietiche.

Tuttavia, negli ultimi due anni le fabbriche di dolci Roshen sul territorio russo hanno subito un calo di produzione non da poco. La decisione dello scorso 20 gennaio, perciò, non desta molte sorprese né in Ucraina né in Russia. Ampiamente criticato dai suoi connazionali per aver mantenuto la sua attività oltre i confini, considerato il fatto che le due nazioni sono in pieno conflitto armato, Poroshenko ha finalmente deciso di chiudere la filiale di Lipetsk. I russi, d’altro canto, non battono ciglio. “Mia moglie, per principio, non compra più da Roshen. Dopo tutto quello che è successo potrebbero avvelenarci tutti!”, afferma un cittadino russo di Lipetsk. “E poi, noi abbiamo i nostri Krasnyj Oktjabr’, molto più buoni!”.

Le sanzioni raggiungono anche i dolci

La fabbrica, situata a 450 km da Mosca, già a partire dal 2013 aveva ridotto notevolmente la sua produzione. Questo principalmente perché nel giugno del 2013 è uscito un divieto di importazione dei prodotti ucraini marcati Roshen in Russia, in quanto non rispettavano alcune caratteristiche normative importanti per la sicurezza e la qualità dei prodotti.

Nonostante Roshen abbia sempre affermato di seguire alla lettera le normative sanitarie emanate dall’Ucraina e dalla Federazione Russa, in alcuni campioni sono state trovate tracce di sostanze chimiche come il benzopirene, altamente nocivo. Nel settembre 2016 la filiale di Lipetsk è stata perciò messa sotto custodia dal Tribunale di Mosca, che ne consente l’utilizzo della proprietà, ma ne vieta qualsiasi transazione ad essa legata, quali vendita e cessione.

Inflitto da questo procedimento penale, Poroshenko si ritrova con le mani legate. Nonostante sia riuscito ad affidare le sue azioni alla Rothschild Trust, pari all’85%, da quando è in carica come presidente, è ora costretto a chiudere la fabbrica di Lipetsk, e non senza conseguenze. Negli ultimi anni la riduzione del personale è stata notevole, tuttavia ora si parla di un licenziamento di 700 operai.

Foto: Roshen

UCRAINA ELEZIONI /2: Poroshenko, il Willy Wonka ucraino che piace anche a Mosca

A meno di colpi di scena dell’ultima ora, e sempre che nell’est del Paese non torni ad impazzare la guerra civile, il futuro presidente dell’Ucraina sarà Petro Poroshenko, il re del cioccolato.

Con circa il 40% dei consensi secondo i sondaggi più cauti, oltre al 55% stando a quelli più ottimistici che tengono in considerazione anche coloro i quali presumibilmente non si recheranno a votare, per Poroshenko c’è solo il dubbio di capire se vincerà al primo turno, come tutto ormai fa presumere, o se dovrà attendere qualche settimana in più: i suoi inseguitori sono a non meno di trenta punti percentuali di distanza.

Nato nei pressi di Odessa nel 1965, laureato in economia, il Willy Wonka ucraino è stato scaltro negli anni successivi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica a mettere le mani su varie aziende dolciarie che sono state privatizzate per pochi spiccioli ed in seguito a saperne fare un impero al quale ha dato il nome “Roshen” (Po-Roshen-ko). Con un patrimonio di circa 1,3 miliardi di dollari (Forbes), è ad oggi il 7° uomo più ricco d’Ucraina ed il proprietario, oltre che dell’azienda dolciaria e di alcune altre imprese, anche di Kanal 5, l’emittente televisiva che è stata capace di coprire la Rivoluzione Arancione del 2004 e gli eventi del Maidan di pochi mesi fa.

Di notevole interesse la sua esperienza politica, che non può certo essere definita lineare. Eletto per la prima volta nel 1998 alla Verkhovna Rada, il Parlamento, nelle fila del Partito Socialdemocratico, fonda due anni dopo il Partito della Solidarietà, che però abbandona nel giro di pochi mesi per essere tra i fondatori del Partito delle Regioni, lo stesso del quale è stato fino a pochi mesi fa leader indiscusso l’ex presidente Yanukovich.

Fino a questo momento della sua carriera Poroshenko è stato un fervente sostenitore di Leonid Kuchma, a quei tempi presidente ucraino, del quale ha appoggiato in tutto e per tutto la linea politica fino al 2001. Avendo compreso, prima di molti altri, che la parabola dell’allora despota ucraino volgesse al termine, anche considerato che non avrebbe potuto gareggiare per il terzo mandato, Poroshenko decide nel 2001 di cambiare casacca e di salire sul carro di colui che appariva l’astro nascente del firmamento politico: Viktor Yushchenko, del quale seguirà tutta la campagna elettorale fino a quando quest’ultimo sarà eletto presidente, mentre lui otterrà l’incarico di Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e di Difesa, posto di grande prestigio.

Resosi conto nel 2009 che Yushchenko, di cui è stato per anni anche finanziatore, inizia a dare segni di debolezza, è ancora una volta scaltro riuscendo a farsi nominare Ministro degli Esteri, posizione con maggiore visibilità politica, che gli permette di avvicinarsi al primo ministro di allora, la Timoshenko, con la quale, nonostante ufficiali smentite, inizia a collaborare sperando che l’iron lady ucraina possa diventare il futuro presidente. Tuttavia la sua scommessa nel 2010 fallisce, la Timoshenko non riesce a vincere le elezioni per un soffio, e Poroshenko – ben lontano dal disperarsi – prima si fa mettere “in castigo” da Yanukovich come capo del Consiglio della Banca Nazionale ucraina e poi si riabbraccia con il Presidente ottenendo la nomina nel 2012 a Ministro del Commercio e dello Sviluppo Economico.

Ancora una volta capisce prima di molti (sempre che non sia fortuna!) che Yanukovich sta perdendo consenso e si allontana lentamente da lui, per prenderne fortemente le distanze durante le manifestazioni di fine 2013 ed inizio 2014 a Kiev, che lo vedono fisicamente, oltre che attraverso la sua televisione e le sue dichiarazioni, in prima fila con i manifestanti su posizioni sempre moderate.

La corsa alla presidenza sembra spianata quando, dopo aver annunciato la candidatura, Klitscho, l’ex pugile che sembrava poter avere possibilità di vittoria, rinuncia alla candidatura dichiarando il suo appoggio a Poroshenko dopo che i due si sono incontrati a Vienna con Dmitry Firtash, uomo vicino all’ex presidente Yanukovich, che ha gestito per anni i traffici di gas tra l’Ucraina e la Russia e che, dopo essere scappato nella capitale austriaca dopo la fuga del suo protettore, è stato catturato su richiesta delle autorità americane con l’accusa di corruzione. Si potrebbe dire che Poroshenko negli anni sia diventato amico di figure poco raccomandabili.

I punti fissi del programma presidenziale di Poroshenko sono pochi. Innanzitutto la modernizzazione del paese e la stabilità economica. È conscio degli sforzi richiesti (o imposti) dal Fondo Monetario Internazionale, e sapendo che porteranno malcontento ha già annunciato che saranno i più ricchi coloro che pagheranno gran parte del conto: peccato non abbia detto in che modo. La lotta alla corruzione è forse il suo più grande cavallo di battaglia, che sventola ad ogni occasione, ma anche in questo caso non si è capito come intenda fare, e soprattutto se i suoi colleghi oligarchi siano d’accordo. L’accordo di associazione con l’Unione Europea, per la parte non ancora sottoscritta, è un altro obiettivo dei cento giorni, come ha avuto più modo di ribadire, ma anche il riavvicinamento alla Russia non può che stargli a cuore: negli scorsi mesi i prodotti della sua azienda erano stati banditi dalla Russia con il classico pretesto sanitario ed i conti della Roshen erano finiti in rosso mostrando chiaramente che buona parte del mercato della sua azienda, attorno al 40%, è proprio nel paese di Putin. Finora ha seguito la filosofia, sulla scia di Sun Tzu, che se un nemico non si può sconfiggere, allora è meglio abbracciarlo: farà così anche con Putin?

UCRAINA: Il dolce nato da un errore, anche il caso vuole la sua ghiotta parte

RUBRICA: Ucraina in pillole

(cibo)

K come Kyivskiy Tort

Strati di friabile meringa, un delizioso trito di noci avvolte in una soffice crema dallo spiccato retrogusto di burro… La ricetta della Kyivskiy Tort, tra i simboli più noti della capitale ucraina sin dai tempi sovietici, è la stessa da oltre cinquant’anni. Era il 6 dicembre 1956 quando l’azienda fondata 82 anni prima da Valentin Yefimov, ribattezzata dai bolscevichi nel 1923 Fabbrica Pasticcera Karl Marx, confezionava la sua prima Kyivskiy Tort. Incontrò subito il gusto del pubblico e nel giro di qualche anno divenne uno dei dolci più popolari dell’allora URSS.

Leonid Brezhnev, leader sovietico celebre per la sua passione per cibo e alcool, ne andava pazzo. Per il suo settantesimo compleanno, oltre alla solita pletora di medaglie di cui andava fierissimo – credeva di averle meritate tutte e fingeva di non capire che spesso erano atti di piaggeria nei suoi confronti –, gli fu confezionata una torta Kyiv gigante di ben 70 strati.

Il segreto del suo successo sta ancora in quell’alchimia di sapori che i più informati sostengono essere il frutto di un errore nella ricetta. Alla Roshen, il gruppo alimentare dell’oligarca Petro Poroshenko che ha recentemente acquisito la fabbrica, glissano su questo particolare e sostengono che si tratti di una vera e propria leggenda. Sia che gli ingredienti tuttora usati corrispondano a quelli originariamente utilizzati dal pasticcere della Fabbrica Karl Marx 57 anni fa, sia che la Kyivskiy Tort debba il suo particolare gusto a un errore in sede di preparazione, che ex post ne ha decretato la sua popolarità, ciò che conta è che questo dolce è tuttora molto amato dagli ucraini.

Si potrebbe dire senza timore di smentita che la torta Kyiv, nella sua caratteristica scatola bianca con le foglie di ippocastano, è una delle poche “istituzioni” d’antan rimaste indenni nonostante il crollo dell’impero sovietico. La Roshen, leader assoluto nella produzione della Kyivskiy Tort, ne sforna ogni giorno dai suoi stabilimenti qualcosa come 15 tonnellate. Per la gioia dei tanti, turisti e non, che alla stazione ferroviaria di Kyiv fanno la fila davanti ai chioschi dove signore dall’aria matronale estraggono da pile enormi, alte come torri, scatole bianche contenenti il souvenir gastronomico più famoso della capitale.

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