GERMANIA: Nucleare, le decisioni della Merkel e i consigli interessati degli esperti del settore

DA BERLINO – Avendo avuto la fortuna sfacciata di poter girovagare un po’ in quella fetta di Europa che comprende i länder di Mecklenburg Vorpommern e Schleswig-Holstein (per i neofiti alla lettura: Germania nord-orientale e Germania nord-nord) mi è capitato di passare davanti la cittadina di Geesthacht, famosa in zona per una ridente campagna a circondarne l’abitato, la fascinosa avifauna che la popola e una centrale nucleare composta da un reattore Bwr per complessivi 1410 mw di potenza. Costruito tra il settantaquattro e l’ottantatré, l’impianto di Krümmel si è fatto un nome grazie al reattore tra i più grossi in commercio e il numero notevole di leucemie riscontrato lì attorno nel lontano ottantasei.

Inattivo nel 2007 per un incendio, Krümmel è stato rimesso in moto nel 2009 ma dopo pochi giorni è stato nuovamente disattivato per un corto-circuito assai simile a quello del 2007 che causò l’incendio: i casi della vita. Sia come sia, al momento Krümmel è spento ma questo il viaggiatore di transito frequentemente lo ignora e capita che qualcuno venga sorpreso a incrociare le dita sul bus mentre ne scorge la silhouette all’orizzonte.

Dato comunque degno di nota: Krümmel è spento e non sarà riacceso. Risale infatti a pochi giorni fa la decisione sbandierata su tutti i media del governo tedesco di farla finita con il nucleare e puntare tutto sull’eolico, il risanamento di un gran numero di strutture per ridurre i consumi del riscaldamento, nuove centrali di carbone e gas. Angela Merkel dunque in scia alla scelta che già fece un precedente esecutivo (di centrosinistra) nel novantotto, ai tempi osteggiato proprio dalla destra ora di governo. Il progetto di legge dovrà seguire l’iter di prassi -dal Bundestag al Bundestrat- prima di essere effettivo. Costi della operazione, attorno i cento/duecento miliardi di Euro (approssimazione che pare curiosa ma tant’è.) Cifra assai minore, invece, quella destinata agli investimenti nell’eolico, principalmente sul Baltico: cinque miliardi.

Tema attuale più che mai a causa dell’imminente referendum in Italia e certi sondaggi che danno la stragrande maggioranza dei francesi schierata contro l’atomo. E certo rapportarsi all’argomento secondo parametri prettamente estetici sarebbe fuorviante ma resta indubbio quanto sia più bella ed elegante una pala eolica di un reattore grigio e tozzo. Tuttavia molti e più complessi risultano essere gli strascichi della decisione tedesca all’interno della società tedesca, specialmente tra coloro i quali con l’industria nucleare ci mangiano.

Al riguardo riporta infatti la Süddeutsche Zeitung di grandi pressioni sul governo federale da parte di vertici del settore, critici e battaglieri contro una decisione presa dalla quasi unanimità dei partiti politici però, a loro dire, assai rischiosa. I numeri che citano i vertici del quartetto RWE , Eon, Vattenfall e EnBW sono d’altronde chiari: in Germania più di trentamila posti di lavoro dipendono dalla tecnologia nucleare, la maggior parte dei quali altamente qualificati. L’industria del nucleare avrebbe aiutato il paese a svilupparsi fino a diventare quel che è adesso, garantendo sicurezza e prezzi accessibili: non siamo tanto lontano dai parametri tipici della coppia in crisi quando uno dei due non vede riconosciuti gli enormi sforzi fatti per tenere in vita decorosamente l’unione.

Quindi la stoccata finale, vale a dire il suggerimento che la politica dovrebbe essere guidata da un senso di pianificazione a lungo termine e non da movimenti di pancia causati da catastrofi in corso dall’altra parte del mondo a seguito di eventi quantomeno particolari: velatissimo riferimento al Giappone. Postilla della missiva, una uscita così rapida -circa dieci anni al totale spegnimento, sebbene per tappe- comprometterebbe anche confusione nei prezzi di altre fonti di energia e, in assenza di un mercato realmente competitivo, posti di lavoro in settori esterni al nucleare. Firmato EnBW, E.ON, RWE e Vattenfall, ossia quei gruppi che controllano le centrali nucleari tedesche e dominano il mercato della elettricità, fino ad un annetto fa con il sentore di essere tutelati dalla politica e adesso in piena sindrome da abbandono.*

* Esempio datato settembre duemiladieci, vale a dire quando la Cancelliera (e cito un vecchio Sole 24Ore) “commentò come positiva la decisione dei leader della propria maggioranza di prolungare l’attività dei siti nucleari: provvedimento adottato dopo una lunga trattativa che ha partorito un compromesso che permetterà di prolungare la vita ai 17 reattori nucleari tedeschi rispetto alla decisione del governo rosse-verde di Gerhard Schröder che prevedeva uno stop degli entro il 2022. La Merkel si è detta anche fiduciosa che la proposta del governo passi senza dover ricorrere alla approvazione del parlamento. In cambio del provvedimento, il governo imporrà ai proprietari delle centrali una tassa sul combustibile e un contributo obbligatorio allo sviluppo di energie rinnovabili”.

Chi è Gabriele Merlini

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