GEORGIA: Cosa resta della Rivoluzione delle Rose? La politica estera di Tiblisi

di Davide Denti

SPECIALE EAST JOURNAL – Il 2010 è stato segnato dalle visite a Tbilisi del presidente turco Erdogan e del ministro degli esteri iraniano Mottaki, mentre una visita di Ahmadinejad è stata rimandata sine die. In che direzione sta andando la repubblica caucasica, che continua a dipingersi come democratica e a credere nelle possibilità di integrazione nella NATO e nell’Unione Europea?
Due fattori fondamentali hanno modificato la situazione internazionale della Georgia negli ultimi due anni, costringendola a rivedere la propria politica estera: la guerra russo-georgiana del 2008, e l’elezione di Obama alla Casa Bianca.
Il conflitto sud-osseto tra Russia e Georgia ha messo fine agli obiettivi del nuovo governo di Mikheil Saakashvili, uscito dalla Rivoluzione delle Rose del 2003, di restaurare la sovranità georgiana sulle province secessioniste di Abkhazia e Ossezia del Sud, dopo esser riuscito già nel 2004 a recuperare il controllo dell’Ajara. Inoltre, ha mostrato come la Russia sia disposta ad intervenire militarmente al di fuori dei propri confini. La Russia di Putin, potenza regionale a tendenza autoritaria che occupa militarmente le due province secessioniste, costituisce oggi la nemesi della repubblica caucasica.
La fine del sostegno occidentale
Dall’altra parte, l’elezione di Barack Obama ha segnato il venir meno del sostegno incondizionato degli Stati Uniti ai governi filo-occidentali dei ex paesi satelliti dell’impero (Georgia ed Ucraina in primis) a favore di un dialogo costruttivo con Mosca per il raggiungimento di obiettivi comuni nei campi della diplomazia e del disarmo. La cooperazione tra Stati Uniti e Federazione Russa sul disarmo nucleare (trattato START-2), sulle sanzioni all’Iran, e infine sulla difesa missilistica hanno lasciato la Georgia isolata: il Congresso ha levato il suo veto sul patto di cooperazione nucleare Usa-Russia, già giustificato dall’occupazione russa di Abkhazia e Ossezia del Sud. Inoltre, la Georgia ha visto da allora affievolirsi le prospettive di integrazione nella NATO, unica alleanza militare in grado di garantirne la sicurezza. La Commissione NATO-Georgia ancora non ha fissato alcun obiettivo concreto per l’adesione della Georgia; Lavrov, ministro degli esteri russo, ha dichiarato di considerare lo U.S.-Georgia Strategic Partnership Charter del 2009 “una reliquia del passato”; e la Francia è prossima a vendere a Mosca navi da guerra che la marina russa* prevede di utilizzare per la difesa marittima dell’Abkhazia.
Tiblisi guarda a Teheran
La Georgia ha iniziato così a rafforzare le sue relazioni con l’Iran. Una visita reciproca dei ministri degli esteri si è svolta nell’estate 2010, con la promozione degli investimenti iraniani nelle centrali idroelettriche in Georgia e, di converso, investimenti georgiani nei progetti di energia eolica in Iran, oltre alla liberalizzazione del regime dei visti. Una visita di Ahmadinejad a Tbilisi, offerta da iraniani e preconizzata da Saakashvili, è stata rimandata sine die per evitare di inimicarsi troppo gli Stati Uniti. Le autorità georgiane si sono tuttavia subito preoccupate di sottolineare che lo sviluppo delle relazioni tra Georgia e Iran “non significa affatto un cambiamento nella politica estera della Georgia, né è in conflitto con i suoi obiettivi prioritari di integrazione con l’Unione Europea e la NATO“, nelle parole del viceministro georgiano degli esteri Nino Kalandadze .
Una delle maggiori ragioni del riavvicinamento tra Georgia ed Iran sta nel tentativo di disinnescare lo scontro tra Washington e Teheran sul dossier nucleare iraniano: un potenziale inasprimento della crisi darebbe alla Russia (del cui voto al Consiglio di Sicurezza ONU Obama ha un disperato bisogno) un ampio margine di manovra su Washington, lasciando così la Georgia in una scomoda situazione. Al tempo stesso, Tbilisi è in cerca di un maggior numero di alleati nella regione, anche se questi non dovessero essere amici dell’America.
Nel maggio 2010, la Georgia ha appoggiato entusiasticamente la mediazione turco-brasiliana sul dossier nucleare iraniano: “Questa è una questione di morte e di vita per i piccoli stati, questa è una questione di sopravvivenza. E’ stata una situazione disperata per anni. (…) Questa è una vera e propria rivoluzione diplomatica e una grande vittoria diplomatica per l’Iran, l’Europa, gli Stati Uniti e del mondo e per l’intera regione, per la Turchia e, naturalmente, per la Georgia … Questa è la pace per l’Iran e per l’intera regione e per la Georgia” (Saakashvili)
La posizione ufficiale degli Stati Uniti sulla questione è stata invece molto più fredda, continuando a lavorare per maggiori sanzioni in sede ONU sull’Iran: “Mentre sarebbe un passo positivo per l’Iran il trasferimento di uranio a basso arricchimento fuori dai suoi confini, come ha accettato di fare lo scorso ottobre, l’Iran ha detto oggi che continuerà il suo arricchimento del 20%, che è una diretta violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
Le relazioni irano-georgiane si sono intensificate ancora a seguito della visita del ministro degli esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, a Tbilisi, nel novembre 2010. Saakashvili ha elogiato il sostegno del governo iranianoper la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia , sottolineando l’importanza dei colloqui tra il gruppo  P5+1 (Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia, Stati Uniti e Germania) e l’Iran sul programma nucleare di quest’ultimo.
Russia e Iran via Tiblisi
Il presidente Saakashvili ha dichiarato che la Russia starebbe “giocando” con il programma nucleare iraniano, usandolo per influenzare gli Stati Uniti. Secondo Saakashvili, “Il disegno della politica estera russa consiste nel mantenere vivo il problema, per capitalizzarne i benefici. Se la questione iraniana si risolve, cosa resta come leva per i russi verso gli Stati Uniti? Per questo continuano a giocarci in maniera intelligente – promettendo cose all’occidente, ma sostenendo nei fatti l’Iran. Penso che, nel processo, [i russi] abbiano perso la fiducia di tutte le parti, ma stanno facendo così da sempre”. Allo stesso tempo, Saakashvili ha sottolineato come “c’è un principio di base, che ovviamente Israele ha diritto alla sicurezza e all’esistenza, e nessuno può metterla in discussione – questo è cristallino per me”.
La Georgia indifesa
Durante una consultazione diplomatica con la Francia del settembre 2009, gli Stati Uniti hanno dichiarato di perseguire “una politica di sostegno della Georgia di fronte alle pressioni russe senza spingere il presidente Saakashvili ad agire in modi controproducenti”, mentre la Francia ha sottolineato che stava esercitando pressioni su Saakashvili perché non rispondesse a qualsiasi tipo di provocazione, quale un eventuale attacco alle navi della marina georgiana. Nello stesso mese, Saakashvili ha avvertito gli Stati Uniti che la Georgia era stata lasciata “indifesa” e che la prospettiva delle elezioni presidenziali russe, con Putin di nuovo in corsa, potrebbe innescare un ulteriore conflitto con la Georgia intesa alla sua rimozione dal potere da parte delle forze russe.
Con Turchia e Azerbaijan
La diversificazione della politica estera georgiana passa anche dal ravvivamento della sua cooperazione con gli Stati vicini, in primo luogo la Turchia: la visita di Erdogan nel maggio 2010 a Tbilisi è servita a ricordare che la Turchia è già il maggior partner commerciale della Georgia, e i due paesi hanno in programma di liberalizzare i visti reciproci entro l’anno. Infine, sono pronti i progetti per una ferrovia Tbilisi-Kars, che dovrebbe collegare la Georgia all’Europa.
La Georgia si inserisce inoltre nella relazione culturale e nella cooperazione energetica tra Turchia ed Azerbaijan. I due paesi turcofoni contano sul territorio georgiano per il passaggio degli oleodotti Baku-Ceyhan e Baku-Kars, e hanno ottenuto l’assicurazione che la Georgia non riesporterà il gas e petrolio azero verso l’Armenia. Inoltre, il 6,5% di azeri costituisce la principale minoranza etnica in Georgia. Infine, la Georgia simpatizza con la causa azera nel conflitto del Nagorno-Karabakh, in analogia con la propria posizione nei confronti di Abkhazia e Ossezia del Sud.
I rapporti con l’Armenia
Infine il rapporto tra Georgia e Armenia costituisce, paradossalmente, una risorsa per Tbilisi nei confronti della Russia. Malgrado siano ciascuno alleato con il nemico dell’altro (la Georgia con Turchia ed Azerbaijan, l’Armenia con la Russia), i rapporti tra i due stati sono rimasti freddi ma cooperativi. L’Armenia, senza sbocco sul mare e rinchiusa tra le frontiere bloccate con Turchia ed Azerbaijan, ha assoluto bisogno della Georgia per assicurarsi il transito di merci ed energia verso la Russia e verso il mar Nero. La Georgia ospita sul suo territorio il passaggio di un oleodotto russo-armeno, che garantisce un minimo di sicurezza energetica alla Georgia, e può così contare sull’Armenia come moderatore e come eventuale ostaggio di un futuro ulteriore scontro con Mosca.
La direzione dell’attuale politica georgiana – recuperare il rapporto con l’Iran, mantenendo le proprie credenziali democratiche interne e il rapporto privilegiato con Washington – è pericolosa ma obbligata. Resta da vedere se Saakashvili riuscirà a consolidare la posizione della Georgia tanto quanto la propria: le manifestazioni di piazza dell’autunno 2007, della primavera 2009, così come quelle in corso in queste settimane, hanno dimostrato che anche in politica interna il governo georgiano non gode del supporto incondizionato della propria popolazione, e che le sue credenziali democratiche restano vacillanti.
*lo ha fatto il 25 maggio, alla vigilia del vertice G8

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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