GEORGIA: La difesa della famiglia tradizionale e il peso della Chiesa ortodossa in politica

Da TBILISI Il 17 maggio è una data cruciale per comprendere le dinamiche interne della politica georgiana. Infatti, è il giorno che, la chiesa ortodossa nel 2014 ha ufficialmente dedicato alla difesa della famiglia tradizionale. Per questo motivo, migliaia di persone hanno manifestato per le vie di Tbilisi, accompagnate dalle autorità religiose.

La scelta del 17 maggio non è casuale visto che coincide con la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Nel 2013, alcuni membri della comunità LGBT georgiana, vennero aggrediti da una folla che includeva diverse membri del clero, mentre manifestavano per la difesa dei propri diritti davanti al parlamento.

Quest’anno, a cavallo del 17 maggio, si è svolto a Tbilisi il decimo Congresso Internazionale delle famiglie (WCF). Si tratta del summit di un’organizzazione, basata negli Stati Uniti, il cui motto è “unire leader mondiali per la difesa della famiglia, della speranza e della libertà”. Ai quattro giorni di convegno hanno partecipato scienziati, preti e politici da tutto il mondo (dall’Australia alla Russia, passando per l’Europa). La delegazione italiana includeva Silvio Dalla Valle dell’Associazione per la Difesa dei valori cristiani e Luca Volontè di Novae Terrae. L’ex presidente americano George W. Bush, ha inviato una lettera di sostegno in risposta a un premio conferitogli dal WCF. Al contempo, Ilia II, patriarca della chiesa georgiana, ha partecipato alla conferenza, lodandone l’operato.

Proprio la presenza del leader della chiesa ortodossa potrebbe avere un peso rilevante nelle dinamiche interne della politica georgiana. Infatti, a volere il summit a Tbilisi è stato Levan Vasadze, facoltoso personaggio pubblico che ha fondato “la società demografica Georgiana 21” un’organizzazione attiva attiva nel contrastare la difesa dei diritti gay e nel difendere la famiglia tradizionale. Posto il grande peso che la chiesa georgiana detiene nel paese caucasico non è da escludere una discesa in campo di Vasadze, anche in vista delle elezioni parlamentari di ottobre.

Il supporto religioso è fondamentale per qualsiasi forza politica in Georgia come dimostra un recente sondaggio in cui il 74% degli intervistati ha dichiarato di non voler votare un partito che si opponga alle idee promosse dalla chiesa. Diventa, quindi, chiaro capire perché i politici georgiani siano poco propensi a difendere la comunità LGBT che non ha ricevuto il permesso per manifestare il 17 maggio.

Queste dinamiche interne si scontrano con l’azione dell’Unione europea che aveva richiesto l’adozione di una legge anti discriminazione, poi approvata nel 2014, come uno dei requisiti della firma dell’accordo di associazione con la Georgia. Gli eventi del 17 maggio continuano a mostra le contraddizioni tra la politica filoeuropea e atlantista promossa dai principali partiti politici e le realtà interne della società georgiana.

Foto: the Guardian

Chi è Aleksej Tilman

È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Al momento risiede a Vienna. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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