Russia pronta all’invasione. Okkupert, serie TV norvegese diventa culto

Dopo il grande successo (e il clamore mediatico) ottenuto con la prima stagione, la serie-culto norvegese “Okkupert” (“occupati”) è stata rinnovata per una seconda stagione. Lo ha dichiarato ufficialmente Erik Skjoldbjærg, uno degli autori della serie nonché regista dei primi due episodi.

La trama

Ma facciamo un passo indietro, per chi si fosse perso l’antefatto. Okkupert è la più cara produzione norvegese della storia: costata circa 11 milioni di dollari, è stata co-prodotta dagli svedesi di Yellow Bird (società che nel carnet vanta i film tratti dalla serie Millennium di Stieg Larsson) ed è stata creata dal famosissimo autore di best seller Jo Nesbø.

Okkupert potrebbe essere definito un thriller fanta-geo-politico. La trama in breve è questa: a seguito di un devastante uragano causato dal riscaldamento globale, in un futuro molto prossimo un partito di ecologisti-radicali sale al potere in Norvegia. Subito il Primo ministro Jesper Berg annuncia che il Paese abbandonerà completamente l’ingente produzione di petrolio e gas per convertirsi a una rivoluzionaria forma di nucleare sostenibile. La decisione prende in contropiede la Comunità Europea, che dipende dalla Norvegia energeticamente. In combutta con Mosca, quindi, Bruxelles paventa a Berg la terribile minaccia di un’invasione armata da parte della Russia se non ristabilisce immediatamente le estrazioni di petrolio sotto la supervisione di Mosca. Berg è costretto ad accettare, promettendo alla sua gente che l’inserimento dei lavoratori russi per ripartire nella produzione di gas è solo temporanea.

Le polemiche

È quasi superfluo dire che Okkupert ha scatenato parecchie polemiche. In Scandinavia è sempre esistito il timore della “invasione rossa”, paura che è molto aumentata negli ultimi anni a seguito della politica di Putin, sicuramente meno remissiva rispetto al passato. Nesbø prende questa paura come spunto narrativo e allo stesso tempo la sfrutta per andare a stimolare la particolare sensibilità nordica (e occidentale) al riguardo, creando una storia di successo.

La Russia, come immaginabile, non l’ha presa bene. “Nonostante gli sforzi degli autori per sottolineare che la storia della serie Tv è fittizia e non ha niente a che vedere con la realtà, Okkupert mostra Paesi ben precisi. E alla Russia, sfortunatamente, viene proprio dato il ruolo dell’aggressore”, commenta una nota rilasciata dall’ambasciata russa a Oslo. Tuttavia non ci saranno proteste formali o rappresaglie contro la serie da parte di Mosca, in quanto l’isteria “non fa parte dello stile russo”.

Buoni o cattivi?

In realtà nel telefilm i ruoli di “buono” e “cattivo” non sono così definiti. Ci sono personaggi che pensano di fare il bene del proprio Paese da ambo le parti. Non è un film con Iron man che combatte il villain di turno, i ruoli non sono delineati così marcatamente; e questa è una delle chiavi del successo della serie. “In questo show – spiega Skjoldbjærg – tutti cercano di fare del proprio meglio, provando a fare bene in qualsiasi situazione si trovino. Si riduce tutto a qual è la loro prospettiva e a cosa percepiscono come loro compito. E credo che questo sia uno dei motivi per cui molti conflitti nel mondo non hanno risposte facili”.

Chi è Valerio Pierantozzi

Giornalista professionista, sono nato a San Benedetto del Tronto nel 1980, ma sono pescarese di adozione. Ho passato 20 anni della mia vita a scuola, uscendo finalmente dal tunnel nel 2006 con una laurea in Filosofia. Amo il mare, il sole, le spiagge e odio il grigiore, le nubi, il freddo. Per questo nel 2014 mi sono trasferito in Svezia. Da grande vorrei essere la canzone “Night” di Sergio Caputo.

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