Alleati di Erdoğan, nemici di Putin. Chi sono i turcomanni siriani

Chi sono i turcomanni di Siria

I turcomanni sono una popolazione di origine turca stabilitasi in Siria a partire dall’XI secolo, in grande maggioranza musulmani sunniti. La loro lingua fa parte della famiglia delle lingue altaiche, come il turco. Il loro numero varia, a seconda delle fonti, fra i 200mila e gli 1,5 milioni. Queste caratteristiche ne fanno uno dei tasselli del grande mosaico etnico e religioso siriano.

Le comunità turcomanne di Siria sono concentrate principalmente nelle aree settentrionali del paese, a ovest dell’Eufrate. Numerosi villaggi turcomanni sono presenti anche nella fascia costiera, come indica il toponimo Jabal al-Turkman (‘montagna dei turcomanni’). Altre comunità minori si registrano a Damasco, Hama e Homs.

Un secolo di discriminazioni

La lenta costruzione dello Stato siriano durante il ‘900 ha consegnato il paese nelle mani di alcune minoranze (su tutte gli alawiti), discriminando e sottomettendone altre. I turcomanni, così come i curdi siriani, appartengono al secondo gruppo. Tanto negli anni del Mandato francese sul Levante quanto all’epoca della Siria indipendente, le élites vennero generalmente costituite da arabi non sunniti. In quanto turchi per etnia e sunniti per orientamento religioso, i turcomanni furono dunque sistematicamente esclusi.

Le discriminazioni riguardarono il parlare la propria lingua in pubblico e a scuola e il ricoprire incarichi negli apparati militari e di sicurezza. Oltre alle politiche assimilazionistiche, i turcomanni vennero danneggiati dalle riforme agrarie che favorivano gli arabi, con lo scopo di bilanciare la composizione etnica nelle zone di confine. Durante la guerra fredda Damasco, nell’orbita sovietica, ha sempre temuto che potessero diventare una quinta colonna della Turchia, bastione orientale della Nato.

Il ruolo nella guerra civile

Nel 2011 i turcomanni hanno prontamente aderito allo sfaccettato fronte anti-Assad. Dal punto di vista politico, i diversi partiti si coordinano attraverso l’Assemblea turcomanna siriana, che a sua volta fa parte del Consiglio Nazionale Siriano, piattaforma comune per l’opposizione al regime. Tanto l’Assemblea quanto il Consiglio hanno il loro quartier generale in Turchia, ma col passare degli anni la loro azione ha perso efficacia.

Al contrario, le milizie turcomanne si sono ritagliate uno spazio crescente nel panorama dei gruppi ribelli. Ciò dipende dal maggiore coinvolgimento di Ankara, da cui hanno supporto logistico e militare. Inoltre queste milizie hanno saputo stringere alleanze con altre formazioni ribelli e far fronte comune contro lealisti e Stato Islamico. In alcuni casi collaborano attivamente con gruppi jihadisti come al-Nusra, o estremisti salafiti come Ahrar al-Sham (fanno parte della stessa coalizione ribelle denominata Fatah Halab, ‘Conquista di Aleppo’).

L’importanza delle milizie turcomanne

Esistono attualmente diverse brigate turcomanne attive tra Aleppo e Latakia, i cui effettivi probabilmente non superano qualche migliaio di unità ma sono dotate di sistemi d’arma efficaci anche contro blindati, carri armati ed elicotteri. La formazione di maggior rilievo è la brigata Sultan Murad, ma vanno ricordate anche le brigate Sultan Selim e Jabal al-Turkman.

L’intervento della Russia ha preso di mira tutte queste milizie, al pari del resto della galassia ribelle. Sotto i bombardamenti di Mosca sono finite le brigate attive attorno a Latakia, da cui arrivano a minacciare il cuore stesso del regime di Assad. E i bombardamenti continueranno, visto che obiettivo del Cremlino è spingersi fino ad Aleppo.

Per la Turchia queste milizie sono l’unica speranza di ottenere la tanto agognata ‘safe zone’ a nord di Aleppo, che a scopi blandamente umanitari affianca l’evidente vantaggio di mettere un piede in Siria e far sentire la propria voce in sede negoziale (oltre a frenare l’avanzata dei curdi dell’Ypg). L’ipotesi non dispiace agli Usa, sia per aumentare la pressione sullo Stato Islamico che per raffreddare gli entusiasmi di Mosca e Damasco.

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Nella foto: miliziani della brigata Sultan Murad in un momento di pausa dai combattimenti sul fronte di Handarat, nord di Aleppo.

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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Giornalista e attivista siriana, Zaina Erhaim ha formato oltre cento reporter "sul campo", addestrati a raccontare il conflitto in Siria in maniera indipendente e accurata. Costretta a riparare in Gran Bretagna, continua da lì la sua battaglia per la verità.

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