SIRIA: La Russia è pronta a intervenire sul campo a sostegno di Assad

Fino a dove si spinge il sostegno della Russia ad Assad? Non è certo un mistero che Mosca sia l’alleato più prezioso per il regime siriano. Sul piano diplomatico il Cremlino controbilancia da anni le iniziative americane, frenando chi sperava di risolvere il groviglio siriano con la cacciata della famiglia Assad e dei vertici alawiti al potere. La Russia è anche fra i principali fornitori militari di Damasco, legame rafforzato dalla presenza dell’importante base navale russa di Tartus. Nelle ultime settimane, però, si sono moltiplicate le voci di un coinvolgimento militare diretto della Russia al fianco di Assad: uomini sul terreno, impegnati nella difesa dell’area costiera di Latakia, e non soltanto forniture più o meno cospicue di mezzi e armi. Se confermate, queste indiscrezioni lascerebbero pensare a un deciso cambio di strategia di Mosca nella gestione del dossier siriano. Una possibilità, questa, ventilata dallo stesso Putin. Il presidente russo il 4 settembre scorso ha dichiarato a RIA Novosti che l’ipotesi di un coinvolgimento militare diretto a sostegno di Assad “per ora è prematura”, ma non ha smentito che possa accadere nel prossimo futuro.

‘Pavone, Pavone, stiamo ripiegando’

Molti indizi, però, portano a ritenere che soldati russi stiano già combattendo in Siria. La ‘prova regina’ è un servizio trasmesso il 23 agosto dalla televisione controllata dalla National Defense Force (NDF), una formazione integrata nell’esercito regolare siriano che è attualmente impegnata insieme alla Guardia Repubblicana in una controffensiva nella regione di Latakia. Il video mostra in poco più di tre minuti i progressi della NDF, inquadrando fra l’altro un BTR-82A, un veicolo da trasporto truppe corazzato di fabbricazione russa. A differenza di altri BTR-80 dispiegati in Siria precedentemente – ad esempio nell’ambito dell’accordo fra Usa e Russia sulla rimozione e distruzione delle armi chimiche, raggiunto a fine 2013 – questo mezzo presenta numero identificativo e mimetica. Oryx Blog, sito che segue le dinamiche militari in Medio Oriente, sottolinea che i mezzi inviati con quell’accordo non avevano numeri e erano tutti verde oliva. La conclusione è una sola: si tratta di una fornitura più recente.

Ancora più interessante è quello che si ricava dall’ascolto del servizio. Coperti dai rumori degli spari si possono cogliere brandelli di una conversazione, tutta in russo (riportata e tradotta in inglese da Oryx), diretta ai soldati che stanno operando il BTR-82A: ”Давай!’, ‘Бросай!’, “Ещё раз! Ещё давай!’, “Павлин, павлин, мы выходим”. Questo implica che si tratti di militari russi. Alcuni osservatori hanno sottolineato che potrebbero essere contractor privati e quindi non dipendere dal Cremlino. Tuttavia bisogna aggiungere che Mosca attualmente non permette il dispiegamento di contractor in Siria.

Le altre stampelle del regime

Alcuni media siriani hanno riportato notizie che vanno nella stessa direzione. Il sito Souria Net il 12 agosto sosteneva che personale militare russo era stato dispiegato nel villaggio di Slanfah, circa 30 chilometri a est di Latakia. Del 26 agosto è la notizia, data dal giornale di regime al-Watan, che la Russia starebbe aumentando la propria presenza militare in Siria con la costruzione di una seconda base navale a Jablah. Queste ultime fonti possono legittimamente far sollevare qualche sopracciglio. Ma non è tutto.

Il sito israeliano YNet il 31 agosto ha aggiunto altri tasselli. Secondo anonimi ‘diplomatici occidentali’, militari russi sarebbero già arrivati a Damasco e avrebbero convertito un edificio dell’aeronautica siriana in una loro base avanzata, mentre nelle prossime settimane sarebbero attesi ulteriori arrivi nell’ordine delle migliaia: consiglieri militari, istruttori, addetti alla logistica, tecnici. E anche piloti dell’aeronautica, che dovrebbero compiere missioni sia contro lo Stato Islamico sia contro i ribelli.

Se manca la certezza che soldati russi abbiano messo piede in Siria, esistono invece prove di consistenti forniture militari. Il 22 agosto il sito Bosphorus Naval News ha mostrato immagini della Nikolai Filchenkov, nave da assalto anfibio in forza alla flotta russa del mar Nero, attraversare lo stretto – presumibilmente diretta a Tartus – con equipaggiamento militare ben visibile sul ponte superiore. Per finire, un account twitter collegato alla milizia ribelle al-Nusra ha divulgato foto di droni e caccia di fabbricazione russa, sostenendo che stessero sorvolando la regione di Idlib. Impossibile, per il momento, stabilire se è davvero nel nord della Siria che è avvenuto l’avvistamento.

Mosca deve mantenere Assad al potere

Un prossimo impegno russo in Siria appare ad ogni modo verosimile, per due ragioni. Mosca recentemente ha avanzato la proposta di una coalizione anti-Isis alternativa a quella a guida americana, che dovrebbe comprendere l’esercito regolare siriano, elementi curdi, alcune delle milizie ribelli operative nel paese e l’esercito iracheno. Benché la creazione di una coalizione del genere sia ancora di là da venire, la proposta è coerente con l’impiego di mezzi aerei russi come quelli avvistati nei cieli di Idlib. Nel momento in cui gli Stati Uniti, insieme alla Turchia, hanno dato il via alle operazioni aeree contro lo Stato Islamico nel nord della Siria in un’area compresa fra Aleppo e l’Eufrate, la mossa di Mosca potrebbe complicare le operazioni.

La seconda ragione è la necessità di mantenere Assad al potere. Non solo per preservare i propri interessi militari nella regione, cioè l’importante base navale di Tartus, ma anche perché l’attuale regime è il perno su cui poggiano le strategie diplomatiche del Cremlino per la Siria. Il presidente siriano, però, è in grave difficoltà. Infatti negli ultimi mesi il regime ha perso ampie porzioni di territorio sia ad opera di coalizioni ribelli (a Idlib e nell’area di Deraa) che per l’avanzata dello Stato Islamico (Palmira, al-Qaryatain). Gli unici successi sono dovuti all’appoggio massiccio garantito dagli Hezbollah e dal supporto iraniano, sulle montagne a ovest di Damasco. Ma i ribelli sono arrivati a minacciare la zona costiera di Latakia, feudo alawita del regime, dove peraltro la popolazione locale ha dato recentemente segno di insofferenza con manifestazioni senza precedenti. Come senza precedenti o quasi è l’autobomba esplosa a Latakia il 2 settembre.

Anche la minoranza drusa, in larga parte schierata con il regime, negli ultimi tempi minaccia di far mancare il suo apporto ad Assad. Nella città meridionale di Sweida, infatti, nel fine settimana due autobombe hanno ucciso decine di civili fra cui Wahid al-Balous, rispettato leader della comunità drusa locale. La manifestazione di protesta contro gli attentati sarebbe sfociata nell’uccisione di sei addetti alla sicurezza del regime. Assad non è mai sembrato così debole, arrivando ad ammettere gravi problemi nel reclutamento di nuovi militari in un recente discorso televisivo. Mantenerlo al potere (almeno per il momento) è ancora un presupposto necessario per le mosse della diplomazia russa.

Photo credit: beforeitsnews.com

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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