UCRAINA: Dal campo di battaglia al Parlamento. I comandanti si travestono da politici

Il futuro dell’Ucraina sembra sempre più strettamente legato ad un complicato binomio politico-militare. L’evoluzione della tregua e la legge sull’autonomia del Donbass, insieme alla firma dell’accordo di associazione con l’UE, sono i principali argomenti che rimbalzano tra Kiev, Mosca, Bruxelles e Washington. A Kiev intanto sta già decollando la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento che sarà chiamato a dare risposte significative a questioni che riguardano la ricostruzione economico-politica del paese, la ricomposizione del suo tessuto sociale e la collocazione dell’Ucraina a livello internazionale, ma anche gestire e limitare l’influenza delle semi-autonome strutture militari e paramilitari create per far fronte alle esigenze della tanto discussa Operazione anti-terrorismo (ATO).

Quanti sono i battaglioni?

Appena qualche giorno fa il portale ucraino Slovo i Dilo (Parola e Fatti) ha pubblicato una lista aggiornata di tutti i gruppi paramilitari che hanno preso parte all’attività militare nel Donbass. Dalla ricerca condotta risultano attivi sul territorio del paese ben 35 battaglioni ai quali si vanno poi ad aggiungere le formazioni del Corpo ucraino di Volontari, braccio armato di Praviy Sektor.

A partire dallo scorso aprile, dal punto di vista giuridico, sono stati creati quattro tipi di unità paramilitari. Il primo è rappresentato dai Battaglioni per la difesa territoriale, che hanno come principale compito la difesa degli obiettivi strategici e rispondono, in linea teorica, all’autorità del Ministero della Difesa. I Battaglioni di destinazione speciale sono il secondo tipo di corpo paramilitare, sottoposti all’autorità del Ministero degli Interni hanno come obiettivo il mantenimento dell’ordine pubblico e il pattugliamento. Questi due tipi di unità sono teoricamente composti da volontari con un certo livello di esperienza in campo bellico e ogni battaglione conta un numero variabile tra le 300 e le 500 persone.

Come sostegno alla Guardia Nazionale sono stati creati, invece, i Battaglioni di riserva che, formati completamente da volontari, rispondono all’autorità del comando unificato della Guardia. Infine troviamo il Corpo ucraino di Volontari di Praviy Sektor, istituito lo scorso luglio e riconosciuto dal governo come “formazione paramilitare non ufficiale”, non è inquadrato nella struttura gerarchica statale e, pur cooperando con la Guardia Nazionale nella “lotta contro i terroristi nel Donbass”, non risponde ufficialmente all’autorità del comando ATO.

Finanziamento e protezione politica

Il finanziamento dei vari battaglioni sotto l’autorità del Ministero della difesa e del Ministero degli Interni è, in linea ufficiale, a carico del budget statale e regionale, attraverso il quale le formazioni paramilitari devono essere armate e stipendiate. Accanto ai finanziamenti ufficiali però, si sono sviluppati numerosi canali di autofinanziamento tramite il sostegno dei cittadini e, soprattutto, tramite la copertura economica da parte di oligarchi e uomini d’affari locali.

Uno dei principali sostenitori di questa nuova complessa struttura paramilitare che risponde ufficialmente agli ordini di Kiev, ma che è formata su base regionale, è Igor Kolomoiskiy. Non dovrebbe sorprendere, infatti, che il primo battaglione sia stato formato proprio a Dnepropetrovsk, feudo dell’oligarca nominato governatore dell’omonima regione in seguito alla fuga di Yanukovich. Il battaglione Dniepr, definito anche come il “battaglione di Kolomoiskiy” è servito per mantenere l’ordine e la stabilità nella regione, ma non è l’unico ad avere stretti legami con l’uomo d’affari di Dnepropetrovsk. Anche il battaglione Donbass, guidato dall’ormai famoso comandante in passamontagna, Semen Semchenko, sembra legato all’amministrazione dell’oblast’ di Dnepropetrovsk e alla persona di Kolomoiskiy. Il battaglione è principalmente formato dai volontari provenienti dall’autodifesa di Maidan e ha partecipato direttamente agli scontri di Mariupol durante la giornata della vittoria del 9 maggio scorso.

Un altro gruppo che ha conosciuto una grande risonanza mediatica è il battaglione Azov. Formato il 4 maggio a Mariupol come Battaglione di destinazione speciale, accoglie al suo interno principalmente gli estremisti di Maidan, gruppi di estrema destra ucraina come “Patriot Ukraini” e alcuni volontari stranieri. Come affermato in un’interessante intervista al quotidiano Ukrainska Pravda dallo stesso Andriy Biletsky, comandante della formazione paramilitare uscito di prigione il 24 febbraio 2014 in seguito all’amnistia generale, il battaglione è “politicamente sostenuto” dal Ministro degli Interni Arsen Avakov e soprattutto da Oleh Lyashko, leader del Partito Radicale. Oltre alla risonanza mediatica dovuta alla simbologia neonazista e alla presenza di estremisti europei, ad inizio agosto il battaglione è stato al centro di uno scontro politico proprio tra Lyashko e Kolomoiskiy. Quest’ultimo ha ufficialmente ritirato ogni tipo di finanziamento al battaglione divenuto, secondo il governatore di Dnepropetrovsk, “strumento politico nelle mani del leader del partito Radicale”.

Tristemente famoso è diventato anche il battaglione per la difesa territoriale Aidar che prende il nome da un affluente del Don che attraversa i confini tra Russia e la regione di Lugansk. Come riporta un recente report di Amnesty International, facendo eco ad alcune precedenti segnalazioni da parte della Missione di Monitoraggio OSCE, il battaglione guidato da Sergei Melnychuk sembra essersi macchiato di svariati crimini nelle zone liberate a partire dalla seconda metà di luglio. Pur “operando formalmente sotto il comando delle forze armate” i membri del battaglione Aidar agiscono “senza alcun apparente controllo” e hanno preso parte, secondo il resoconto, a numerose attività criminali come “rapimento, detenzione illegale, maltrattamento, furto ed estorsione”. Gli appelli dell’OSCE e di Amnesty International rimangono per ora inascoltati da Kiev che, pur minacciando a periodi alterni lo scioglimento del battaglione o la sua trasformazione in unità regolare delle Forze Armate, non ha preso misure in merito.

Nati più lontano dai campi di battaglia, nella capitale operano Kiev-1 e Kiev-2. Creati per garantire la sicurezza nella città, una parte dei due battaglioni è stata dislocata anche nella zona ATO. I due gruppi vengono spesso associati al Ministro degli Interni Arsen Avakov, dato che suo figlio Aleksandr si è arruolato come volontario. Il nuovo sindaco di Kiev Vitali Klitschko insieme al fratello Vladimir risultano, inoltre, come riporta l’agenzia ucraina della BBC, i principali finanziatori dei due battaglioni.

Dal campo di battaglia al Parlamento?

Ora che le ostilità sembrano, almeno momentaneamente, terminate e un lento e macchinoso processo di pace avviato, rimane da comprendere che fine faranno le numerose formazioni paramilitari dislocate sull’intero territorio del paese e che influenza potranno avere nella tumultuosa campagna elettorale?

Una parte sarà probabilmente integrata nelle strutture regolari delle Forze Armate che stanno subendo un lento processo di ristrutturazione, mentre per altri sembrano aprirsi addirittura le porte della politica. Nelle prime 10 posizioni della lista elettorale del Fronte Popolare (nuova formazione politica creata dal premier Yatseniuk, Turchinov e Avakov) sono stati inclusi Andrey Teteruk e Yuriy Bereza, comandanti dei battaglioni Mirotvorez e Dniepr, mentre altre personalità dei gruppi paramilitari che guardano apertamente verso l’estrema destra come Andriy Biletsky, uno dei fondatori di “Patriot Ukraini” nonché comandante del battaglione Azov e Evgeniy Deydey di Kiev-1, sono entrate a far parte del “comando militare” del nuovo partito del Premier. Yulia Timoshenko ha lasciato il primo posto nelle liste del suo partito, Patria, a Nadiya Savchenko, pilota dell’aviazione catturata dai filo-russi e attualmente in prigione in Russia, mentre Semen Semchenko ha tolto il passamontagna accasandosi nelle liste del partito Samopomosh (Autodifesa), che accoglie al suo interno anche altre personalità dei numerosi battaglioni attivi sul territorio.

Appare ancora presto, infine, capire quale sarà la reazione da parte di alcuni gruppi paramilitari alle concessioni politiche fatte in favore dei separatisti. Alcuni attivisti di Praviy Sektor hanno già circondato il Parlamento prima, e l’amministrazione presidenziale poi, promettendo a Poroshenko la stessa fine di Yanukovich se la legge sull’autonomia del Donbass non verrà cassata. Ancora una volta, forse, la tanto agognata pace non conviene proprio a tutti.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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20 commenti

  1. L’Ucraina ormai è diventata una Somalia con la neve. I battaglioni della Naz(i)gvardia non rispondono al governo centrale, ma agli oligarchi-signori della guerra che li finanziano. Due mesi fa sono stati loro ad imporre la fine del primo cessate il fuoco, probabilmente faranno saltare anche il secondo. La guerra civile, come avevo previsto sin dall’inizio, finirà inevitabilmente per spostarsi a Kiev.

  2. Bene finalmente adesso si leggerà anche qui nero su bianco c’è ci sono nel nuovo corso politico dell’Ucraina i nazisti…
    Rileggo con interesse alcuni recenti commenti di lettori che dicevano che erano tutte fandonie della propaganda Putiniana che il vero nazista era Putin:
    “A Putin di soluzioni bosniache non importa nulla, lui vuole spazzare via il nuovo corso politico di Kiev. L’Ucraina potrà mantenere la sua integrità territoriale solo nell’orbita di Mosca, altrimenti verrà smantellata.”
    Finalmente la vera faccia della politica aggressiva ed imperialista di Putin è chiara. Altro che difesa delle minoranze perseguitate! Una rivendicazione pura e semplice, nel miglior stile hitleriano, della volontà di sopraffazione del nuovo zar di Mosca. Ed una chiara enunciazione dei veri scopi degli interventi “umanitari”.
    Spero che almeno d’ora in avanti, ci saremo liberati dei piagnistei di buonisti russofili e garantisti sbilanciati. Purtroppo per quanti lo hanno sempre saputo e rivendicato, una magra consolazione.
    Per spirito di cronaca: adesso che sono i russi, o chi per loro, che bombardano i villaggi e i civili ucraini, come la mettiamo?”
    Peccato che l’articolo non raccontino di prigionieri di guerra rilasciati da Kiev con svastiche incise a fuoco sulle cosce e sulla schiena.
    Ben venga se Putin, farà fuori il nuovo corso politico Ucraino sarà antidemocratico ma se questi sono i presupposti meglio spazzar li via !

  3. Niente da eccepire circa l’informativa sulle formazioni ucraine, mi sembra però che il non citare il fatto che queste formazioni siano nate come risposta ad una situazione eccezionale in cui si era venuto a trovare lo stato ucraino, le mette sostanzialmente in una falsa prospettiva, quasi fossero espressioni originarie e autonome costituenti il panorama politico di Kyiv.
    Mi spiego, queste formazioni volontarie sono la risposta all’annessione russa della Crimea e al fatto che Putin abbia inventato e fomentato il “separatismo” est ucraino. Si aggiunga che venticinque anni di corruzione e demolizione sistematiche delle forze armate ucraine, funzionali alla politica di “patronage” che la Russia pretende di esercitare sull’Ucraina, avevano ridotto l’esercito ucraina ad un fantasma, incapace e senza volontà di resistere all’aggressione putiniana.
    All’inizio tutti, anche a Kyiv, erano convinti che a Donetsk e Luhansk sarebbe finita come in Crimea e solo l’imprevisto afflusso di volontari ha permesso di almeno contrastare l’aggressione russa. Il volerle connotare esclusivamente in un’ottica partitica lascerebbe intendere una Kyiv dominata da una giunta fascista le cui milizie paramilitari di aguzzini sanguinari si confrontano con inermi cittadini.
    Mi sembra inoltre che il report di Amnesty International e le segnalazioni da parte della Missione di Monitoraggio OSCE non trattino ESLUSIVAMENTE del battaglione Aidar e che attività criminali come “rapimento, detenzione illegale, maltrattamento, furto ed estorsione”. sono riferite anche alle milizie separatiste filorusse. Questo ovviamente non perché i cattivi dall’altra parte giustifichino i cattivi da questa parte, ma solo per ricordare che i cattivi non sono da una SOLA parte.

    • Queste formazioni “volontarie” sono soltanto il braccio armato degli oligarchi. Sono composte per lo più da mercenari, estremisti di destra e soprattutto detenuti prelevati direttamente dalle carceri, E’ questo il motivo per cui portano sempre il passamontagna, sarebbe imbarazzante per il nuovo corso “democratico” che qualcuno riconoscesse in questi “patrioti” il proprio stupratore o il tipo che passava nel suo negozio a riscuotere il pizzo.

    • Oleksiy Bondarenko

      Gian Angelo, ha pienamente ragione sul fatto che la creazione dei battaglioni paramilitari sia stata una reazione alla situazione che si andava a delineare nel Donbass, oltre che alle condizioni disastrose dell’esercito (e alla dubbia fedeltà nei confronti del nuovo governo da parte della gerarchia militare). Quello che credo sia interessante provare ad approfondire, però, (ed è proprio questo il l’obiettivo dell’articolo) sono le possibili conseguenze (politiche, militari e sociali) ed il futuro che potranno avere queste nuove strutture militari. Il fatto che alcune strutture politiche si siano dotate di un “comitato militare” rimpinguato da personaggi dal dubbio passato e provenienti direttamente dai campi di battaglia (o che altri, per fini elettorali, abbiano incluso nelle proprie liste comandanti di battaglioni diventati famosi grazie ad una vasta copertura mediatica) potrebbe essere un argomento da tenere in considerazione nell’analisi della situazione futura del paese. Questo vuol dire che Kiev è (o sarà dopo le elezioni) in mano a gruppi paramilitari fascisti? Assolutamente no. Ma che questa nuova composizione del tessuto politico dell’Ucraina possa avere delle conseguenze sul futuro assetto e stabilità del paese è un fatto che potrebbe essere utile tenere presente.
      Sul rapporto di Amnesty International citato (che si riferisce al periodo successivo alla riconquista del territorio da parte delle forze di Kiev) è assolutamente vero che fa anche un breve accenno ai crimini commessi dai ribelli (mentre numerosi altri report sono stati “dedicati” specificatamente ai crimini dei separatisti) ed East Journal ha dedicato ampio spazio in questi mesi ai vari Strelkov, Kodakovsky, Bezler, alle loro responsabilità e a quelle dirette e indirette di Mosca. In questo caso il focus dell’articolo (anche per una questione di spazio) era volutamente incentrato solo sui gruppi paramilitari ucraini, alcuni dei quali, e questo è un particolare interessante, sembrano non rispondere (o rispondere solo in parte) all’autorità di Kiev, minando potenzialmente con alcune azioni il sostegno della popolazione nei confronti del governo e lasciando campo aperto alla retorica utilizzata negli ultimi mesi da Mosca.
      Il fatto che i cattivi non sono da una sola parte ce lo ha insegnato, credo più che ampiamente, la storia dell’uomo. Ma data la polarizzazione dell’attuale dibattito sull’Ucraina, più incentrato sulla ricerca e distinzione tra buoni e cattivi piuttosto che su un’analisi coerente e lucida dei fatti, la ringrazio per le sue osservazioni che mi hanno dato la possibilità di chiarire alcune cose che evidentemente davo erroneamente per scontate.

      Cordialmente

      • Bhe a me risulta diversamente a seguito di moventi filonazisti che si sono impossessati della più o meno pacifica rivolta Maidan quelli del Donbass dopo la Crimea hanno avuto come reazione di non riconoscere un governo golpista.
        Inoltre non è mai stato fatto mistero dal nuovo governo Yasteniuk in primis ed altri deputati che i russi di ucraina erano da eliminare dal territorio anche fisicamente.
        Quindi non accetto la giustificare le squadracce filonaziste come risposta dei poveri ucraini.
        Non è un mistero che il primo eroe della nuova ucraina sia un certo Bandera e andate a leggere quello che fece, in tempo non sospetti alcune birrerie di Kiev e parlo del 2011 e anche prima si entrava per “gioco” solo con una parola d’ordine, e se si parlava in Russo si veniva insultati e buttato fuori, l’ambiente era tutto vestito come un bunker della seconda guerra mondiale e i gestori vestiti come partigiani Ucraini filo SS.
        Quindi come vede non sono novità o reazioni al pericoloso Putler.
        Ovvio che i cattivi non sono da una sola parte È UNA GUERRA, ma vedere e sentire persone sedute in un parlamento parlare di eliminazione fisica , epurazione etc non è un buon presupposto per una futura classe politica, che a mio avviso non è diversa da quella di prima oligarchi che pensano ai loro interessi e ad arricchirsi, invece che foraggiato e appoggiati dalla Russia questa volta dagli USA e UE quindi penso che non sia cambiato proprio nulla tranne migliai di morti che non son pochi!

      • Bondarenko prendo atto della sua precisazione, anche se, come avrà visto, la lettura è stata esclusivamente nella direzione da me temuta.
        Tornando al suo intervento, la presenza di “eroi di guerra” nei partiti politici dei vari dopoguerra, è sempre stata una costante nella storia moderna: Giorgio Washington fu il primo presidente USA. Comunque, ripeto, stante i sondaggi ad oggi, non mi sembra che l’estrema destra potrà pesare in maniera significativa nella prossima Rada., anche considerando con ma massima serietà, quelle che potrebbero essere opportunisti tentativi di appropriarsi di simboli o personaggi pubblici a fini elettorali.
        Altro discorso e ben più pericoloso è il gattopardismo di molti politici, ex amici di Janukovyč, che si stanno riciclando nei vari partiti, e principalmente in quello di Porošenko. Bisogna riconoscere che nel Blocco del presidente ci sono i partiti “minsteriali” per eccellenza e quelli meno ideologizzati.
        Non a caso i “militari” sono più numerosi tra i candidati del Fronte Popolare di Arseniy Yatsenyuk, del Batkivshchyna della Tymoshenko o il Partiro Radicale di Oleh Lyashko.
        Da ultimo il “convitato di pietra” cioè la Russia di Putin, che ha visto i suoi tradizionali rappresentanti nella vita politica ucraina (il partito delle regioni e quello comunista) squagliarsi, un po’ nell’operazione di riciclaggio e un po’ perché non è chiaro cosa succederà nelle tradizionali roccaforti di questi due partiti, i quali paeraltro sono stati ancora determinanti per approvare la legge che concede autonomie all’est dell’Ucraina, passaggio politico a cui Mosca teneva particolarmente.
        Da qui il tentativo di Putin di continuare a giocare su tutti e due i tavoli: consentire toni indipendentisti a Donetsk e Luhansk e contemporaneamente non boicottare ufficialmente le elezione, appoggiando il Blocco delle opposizioni nella speranza di poter continuare ad influenzare dall’interno la vita politica ucraina.
        Mi consenta, ma questa è il vero pericolo nelle prossime elezioni.
        Quello che conterà dopo le prossime elezioni democratiche saranno ovviamente quali partiti otterranno seggi e, ripeto, a oggi non sembra che la destra abbia particolari speranze di successo. Naturalmente questo non impedisce alla propaganda putiniana di continuare con la campagna di delegittimazione e diffamazione delle istituzioni ucraine e delle opinioni della maggioranza dei cittadini di un libero paese.
        Lei ha sollevato la grossa questione della lealtà, efficienza e capacità bellica dell’esercito ucraino: una questione aperta da inquadrarsi in quella del ruolo delle forze armate nei paesi ex sovietici (storia comune solo fino ad un certo punto con quella delle forze armate -e KGB- in Russia) e soprattutto della grandissima attenzione da parte di tutti i governi russi a mantenere rapporti paralleli ed autonomi con strutture militari nate nell’alveo dell’armata rossa. Un argomento molto interessante che richiederebbe una trattazione autonoma.

  4. Sembra di rivedere un film già visto in Italia negli anni ’20 in Italia, con le squadracce fasciste autrici delle violenze nei confronti di sindacati, case del popolo, sindacalisti, politici (Matteotti, Amendola….) oppositori – Don Minzoni, dopo il golpe diventarono Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale,a difesa della dittatura fascista….il tutto sotto la protezione del “premio nobel per le fandonie” Barak Hussein Osama e dei bankieristi e banderisti europei……Non aver capito questo è costato ai popoli europei settanta anni fa settanta milioni di morti……

  5. ANSA) – MOSCA, 23 SET – In un’intervista a Rossiskaia Gazeta, quotidiano ufficiale del governo russo, il premio Oscar Oliver Stone ha preso le difese di Putin e della sua politica in Ucraina, accusando Usa e Nato di aver minacciato gli interessi geo-politici della Russia e disatteso le promesse fatte a Gorbaciov. Stone sta girando un film su Snowden, l’ex talpa del Datagate e un documentario sull’Ucraina.A suo avviso, la crisi in Ucraina è frutto della strategia della Nato che tenta di avvicinarsi alle frontiere russe.
    (Ansa) A 2 mesi dal tragico abbattimento del volo della Malaysia Airlines Mh17 sui cieli dell’Ucraina, i familiari di 3 delle 4 vittime tedesche intendono citare in giudizio lo Stato ucraino di fronte alla corte di Giustizia europea. Lo ha detto l’avvocato Elmar Giemulla, incaricato anche di chiedere indennizzi almeno un milione di euro a famiglia.
    Secondo Giemulla, Kiev é colpevole: “Per il diritto internazionale ogni Stato è responsabile per il proprio spazio aereo, se lo apre al sorvolo”.

  6. Come immaginavo l’articolo è stato letto come asseverazione che “finalmente adesso si leggerà anche qui nero su bianco c’è ci sono nel nuovo corso politico dell’Ucraina i nazisti…” e che il governo di Kyiv non è altro che una giunta golpista fascista, e probabilmente questo era l’intenzione di chi lo ha scritto.
    Io penso che non si vero, ma questo è di poco conto, quello che veramente è intollerabile è l’offesa alla gran maggioranza degli elettori ucraini che non si riconoscono nei citati raggruppamenti politici: secondo i sondaggi in previsioni delle prossime elezioni (democratiche) parlamentari, i partiti di destra non supererebbero nemmeno la soglia del 5% e non entrerebbero alla Rada.
    L’avermi citato non è servito a molto, visto che quello che dicevo non è stato minimamente capito.
    In fine, a quando i nazisti che mangiano i bambini?

    • Purtroppo in Ucraina il popolo non conta niente, e i fucili contano di più. E i fucili (e i soldi) ce li hanno i paramilitari fascisti. Temo che vedremo cose ancora più terribili di quelle già accadute. I banderisti non cambiano, hanno il genocidio nel DNA. E siccome nel Donbass la resistenza li ha fatti a pezzi, si rifaranno prendendo il potere a Kiev. E poi come da tradizione cominceranno a prendersela con polacchi ed ebrei, visto che i russi sono un osso troppo duro per i loro denti.

    • Guardi Gian Angelo, per ora l’unico che crede alla favole dei bambini mangiati in Russia è Lei, e che è convinto che Putin sia Hitler , e che organizzi convegni filonazisti, e che i nazisti ucraini sia tutta una invenzione della propaganda Putleriana, questo purtroppo lo ha scritto sempre e ovunque Lei.

  7. In questi anni Stephan Bandera è stato consacrato eroe nazionale Ucraino e invece di festeggiare la vittoria sul nazifascismo si ricorda la persona di Bandera.
    Questo non piccoli groppuscoli che raggiungono esigue percentuali ma a livello governativo, anche prima di Poschenko:
    Un po’ di storia su Stephan Bandera e l’UPA:

    A Varsavia è stata approvata la risoluzione che accusa l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di genocidio. In questo documento si parla di uno sterminio di massa dei polacchi etnici che vivevano sul territorio di Volyn ad opera dei seguaci di Bandera. Questi tragici avvenimenti ebbero luogo nel 1943. Le loro ripercussioni tuttora gettano ombre sui rapporti tra Polonia e Ucraina.
    Nella risoluzione del Sejm polacco sul 70-esimo anniversario della ricorrenza della tragedia di Volyn gli avvenimenti del 1943 sono stati definiti “pulizia etnica con indizi di genocidio”. I deputati polacchi hanno attribuito la responsabilità per questo crimine all’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA). Inoltre si afferma anche che le vittime di UPA sono stati circa 100 mila polacchi etnici. Con ciò, sottolinea Alexander Diukov, responsabile della Fondazione “Memoria storica”, la parte polacca non accusa dell’accaduto l’Ucraina come stato, ma soltanto i membri dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN)— l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).
    Queste organizzazioni hanno effettivamente condotto le pulizie etniche su vasta scala in Volyn. Nello stesso tempo le pulizie sono state progettate con un largo anticipo, ancor prima dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania. Le pulizie sono state condotte in conformità ai piani appositamente elaborati e, dunque, è del tutto legittimo considerare OUN e UPA organizzazioni criminali.
    Non è la prima volta che l’interpretazione del ruolo storico di OUN-UPA diventa il pomo della discordia nei rapporti tra Polonia e Ucraina. Nello scorso aprile i deputati polacchi hanno dichiarato di essere pronti a esaminare un disegno di legge che riconosce OUN e UPA organizzazioni criminali. In tal modo sarebbe riconosciuto un criminale anche l’idolo dei nazionalisti oltranzisti ucraini – Stepan Bandera. Ciò ha suscitato l’indignazione del partito “Svoboda”, i cui rappresentanti nella Rada Suprema (Parlamento ucraino) hanno promesso di preparare un documento che dichiari Armia Krajowa un’organizzazione criminale.
    La congiuntura politica oggi è tale che Kiev non può permettersi di rovinare i rapporti con Varsavia, ritiene Oleg Nemenskij, ricercatore senior dell’Istituto degli studi strategici russo.
    La situazione è certamente difficile. E per i rapporti tra i due paesi molto spiacevoli poiché ora l’Ucraina si trova nella situazione di postulante. Chiede alla Polonia di aiutarla a concludere nel novembre l’Accordo di associazione con l’Unione Europea poiché la Polonia è la principale promotrice dell’Ucraina a livello europeo. In tale posizione per l’Ucraina sarà difficile esprimere una dura reazione negativa, fare dichiarazioni di contrapposizione alla Polonia.
    Bisogna aggiungere che anche in Ucraina non tutti sono simpatizzanti di OUN-UPA. Ad esempio, Mikhail Dobkin, rappresentante del Partito delle regioni, condivide appieno le vedute dei legislatori polacchi al riguardo di queste organizzazioni. Secondo il deputato, Sejm dovrebbe stilare la lista “Bandera-Shuhevic”, nella quale dovrebbero essere inseriti i seguaci contemporanei di queste personalità. A tutti loro, ritiene Dobkin: deve essere vietato l’ingresso sul territorio dell’Unione Europea.
    Storia:
    Durante la guerra la Volinia, dove c’era una forte minoranza polacca ed ebrea, è stata anche controllata dai guerriglieri della polacca Armia Krajowa. L’UPA dopo aver sterminato, insieme ai tedeschi o con il loro consenso, la popolazione ebraica residente, nel 1943, volendo realizzare il piano della costituzione di una Grande Ucraina, rivolse la puliza etnica contro i polacchi. 50.000-100.000 polacchi persero la vita, i rimanenti fuggirono. Rappresaglie dell’Armia Krajowa comportarono la morte di 5000 – 15000 ucraini tra cu anche dei civili. I guerriglieri dell’UPA si distinsero per inaudite barbarie, massacrando anche donne e bambini (colpi d’ascia, spellamento di persone ancora vive, amputazioni ed altre terribili torture).[4] Oggi l’Ucraina e la Polonia hanno fatto degli sforzi per conciliare gli ex-membri dell’Armia Krajowa e l’UPA, ma con poco successo. In Ucraina e Polonia sono stati restaurati i cimiteri con i resti delle reciproche parti.

    Cosa avvenne dopo?

    Dopo l’indipendenza l’Ucraina nel 1991 tentò di riabilitare la UPA considerandoli legittimi combattenti. I tentativi di realizzare per loro lo stesso trattamento pensionistico dei veterani di guerra dell’Armata Rossa trovò resistenza da parte di settori della popolazione di lingua russa. Un tentativo di condurre una sfilata comune a Kiev nel maggio 2005 per commemorare il 60º anniversario della fine della seconda guerra mondiale non è riuscito.
    Il ruolo storico di UPA rimane una questione controversa per la società ucraina, anche se il suo ruolo per l’indipendenza nazionale è stato riconosciuto. Nel 2006 l’amministrazione della città di Leopoli ha annunciato il trasferimento delle tombe di Stepan Bandera, Andrij Mel’nyk, Evgenij Konovalec e altri leader dell’ Organizzazione dei nazionalisti ucraini e dell’UPA in una nuova area del cimitero Lyčakivs’kyj, dedicata agli eroi della lotta per l’indipendenza nazionale. Il 13 ottobre del 2007 è stato inaugurato a Leopoli un nuovo monumento di bronzo a Stepan Bandera.
    Il 12 ottobre 2007, Roman Šuchevič ha ricevuto il titolo postumo di Eroe d’Ucraina dal presidente Viktor Juščenko e il 14 ottobre dello stesso anno l’Ucraina ha celebrato il 65º anniversario dell’UPA con il rango di una festività nazionale.
    Il 22 gennaio 2010 il presidente Viktor Juščenko ha proclamato il leader dell’Esercito insurrezionale ucraino (Stepan Bandera) eroe nazionale.

    Il massacro in Volinia

    Il genocidio di Volinia, fu il peggior massacro con le più numerose modalità di tortura, talmente orrende ed incredibilmente difficili da concepire umanamente, che nessun altro massacro al mondo nella storia poté eguagliare.
    I massacri in Volinia e nella Galicia dell’ Est, vennero consumati negli anni 1943-1946, dai banditi ucraini dell’UPA e dagli abitanti ucraini. Furono parte dell’operazione di pulizia etnica condotta dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), al Nord delle regioni della Volinia occupate dai nazisti tedeschi (Reichskommissariat Ukraine), e al Sud nella Galicia dell’Est (General Government), attualmente nei territori polacchi di Malopolska Wschodnia della piccola Polonia dell’est e nella Galicia dell’Ovest.
    Questo genocidio, o meglio massacro di massa, é quasi sconosciuto e ancora rimane tale nel mondo seppur non é molto conosciuto nemmeno in Polonia. Il picco dei massacri fu raggiunto nei mesi di luglio e agosto del 1943, quando il comandante degli UPA Dmytro Klyachkivsky, ordinò lo sterminio dell’intera popolazione maschile di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Nonostante questo, la maggior parte delle vittime furono donne e bambini.
    I dati complessivi del massacro ammontano a 120.000-200.000 vittime di origine polacca di cui 80.000-120.000 in Volinia e 40.000-80.000 nella Galicia dell’Est: uccisi con torture così mostruose che l’Olocausto degli ebrei o il genocidio a Tutsi (Hutu, Ruanda), il quale comprese 800.000 vittime: furono il niente in confronto a ciò che accadde in Polonia.
    Gli omicidi erano più che compatibili con le pratiche eseguite dalla fazione a capo di Bandera, composta dall’Organizzazione dei Nazionalisti ucraini e dall’UPA, di cui lo scopo fu specificato nella seconda conferenza del OUN-B tenuta nei giorni 17–23 nel Febbraio del 1943, ossia quello di purificare tutti gli abitanti di nazionalità non ucraina, al di fuori dello stato ucraino. Purtroppo le loro attività non si fermarono solamente alla “purificazione” della nazione, ma andarono oltre, e iniziarono a spingersi verso il desiderio di cancellare definitivamente tutte le possibili tracce della presenza polacca, ancora tollerate nell’area di dominio nazista. Nell’ordine dell’OUN del 1944 venne imposta la purificazione di tutte le minoranze polacche: così ebbe inizio lo sterminio. Gli eserciti dell’UPA distrussero le mura della Chiesa Cattolica insieme ad altre case dei preti polacchi con i loro frutteti e coltivazioni. Spazzarono via ogni possibile traccia, che avesse potuto confermare la presenza di abitazioni: ovviamente prestando attenzione a non lasciare nulla, che potesse dare l’impressione ai polacchi di rivendicare i loro diritti sul territorio.

  8. http://www.ilpost.it/2014/03/13/nuovo-governo-ucraina-kiev/mappa-32/
    Ho postato un articolo che mostra la cartina dell’Ucraina alle ultime elezioni del 2011 per far notare come già in tempi non sospetti il paese era spaccato nettamente in due.
    Questo per chi pensa che il separatismo nelle regioni dell’est sia una invenzione Putiniana, mentre son sempre stati diversi dall’ovest.

    • Gent. Alberto

      però se guarda le elezioni precedenti questa spaccatura non c’è più. Guardi la sfida presidenziale tra Kuchma e Simonenko, ad esempio. Le “spaccature” (sono tra quelli che ci crede poco, e mi ha fatto venir voglia di fare un pezzo per dire la mia…) appare solo in determinati momenti e con certi partiti e candidati. Mi pare – vado a memoria – che la spaccatura si sia registrata in tre sole elezioni. Insomma, sono scettico sul definire una contrapposizione politica come una spaccatura etnica o una diversità culturale. Cordiali saluti

      Matteo

      • Probabilmente perché certi partiti o certi politici non mettevano in risalto le differenze tra est e ovest che mi creda son sempre state forti, l’Ovest nella zona di Leopoli o Lviv la gente si sente europea, polacca mentre a est sono tradizionalmente russi.
        Anche la religione è diversa uniata cattolica ad ovest russo ortodossa ad est.
        Non è un mistero che quelli dell’est hanno sempre chiamato quello dell’ovest fino a Kiev “Banderoski”, questo in senso dispregiativo quindi nel momento che un politico tiene conto e mantiene una certa equidistanza dalle due componenti le elezioni non portano una divisione marcata, ma appena una gioca su nazionalismi o altre cose simili ecco che improvvisamente salta fuori la spaccatura.
        Se non peggio come stiamo vedendo in questi mesi….

  9. …aggiungo noti la cartina del voto come proprio le ragioni di Donesck,Lugansk, Mariupol, Odessa, hanno marcatamente espresso un tipo di voto e gli altri Oblast del paese uno diverso.
    Inoltre mi correggo era il 2010 non 2011.

  10. Un articolo molto interessante:
    Le radici storiche della crisi in Ucraina: divisioni «prevedibili» ripercorrendo il passato del Paese
    di Saverio Fossati

    Se immaginassimo un’Italia a misura delle ormai sepolte velleità secessioniste della Lega Nord scopriremmo confini sorti quando gli arcavoli di Umberto Bossi erano già nati. Confini storici determinati in tempi relativamente recenti (lo spartiacque è il Congresso di Vienna) ma che contano molto più della tradizione druidica. Non c’è troppo da stupirsi, dunque, per quello che sta avvenendo in Ucraina, dove venti di secessione e cingoli di carri armati percorrono confini non solo linguistici o economici ma soprattutto storici. Né sorprendono le manifestazioni antisemite.
    Non occorre andare troppo lontano: se, a prescindere dalla complessa storia medioevale dell’Ucraina, confrontiamo i confini tracciati nel 1793 con le separazioni definite dalle elezioni del 2010, troviamo una coincidenza quasi perfetta:
    1) a ovest la parte che dal medioevo era polacca ed era stata assegnata nel 1793 alla Russia e all’impero asburgico è quella dove i partiti pro Ue hanno trionfato;
    2) al centro, culla dei Cosacchi del Dniepr da sempre oppositori della sudditanza alla Russia (Mazeppa ne è il simbolo), predominano comunque i pro-Ue;
    3) Mentre a Est, da dove è arrivata la progressiva avanzata russa a partire dal 1640 in un territorio allora scarsamente popolato, il voto è stato pro Yanukovich. E nel 1793, proprio mentre Asburgo e Romanov si spartivano la Polonia, i secondi consolidavano, sconfiggendo la Turchia, l’occupazione dell’enorme khanato di Crimea, abitato da russi e tatari e che comprendeva anche tutta la costa del Mar Nero con Odessa.
    Una rappresentazione grafica abbastanza chiara di queste divisioni si può trovare al link del Guardian.
    Questa tripartizione, perché storicamente e geograficamente si tratta di questo, a partire dalla fine del XVIII secolo venne quindi ricoperta dall’ampio mantello russo (con la sola eccezione della parte asburgica, coincidente a grandi linee con l’ex principato di Galizia e assorbito dalla rinata Polonia nel 1918).
    Ma è l’anno della rivoluzione, il 1917, che marca profondamente la rinascita del nazionalismo ucraino: un mese dopo l’abdicazione dello Zar l’Ucraina (ma anche la Galizia, per proprio conto) proclama l’indipendenza e si affida al governo della Rada, il primo Parlamento eletto liberamente.
    Qui è Simon Petliura ad assumere il ruolo di uomo forte e a imporre dal 1918 una dittatura antibolscevica ma anche antizarista e antisemita. Tra il 1917 e il 1921 si succedono a Kiev numerosi governi e occupazioni (forse il modo migliore per capirne la portata è leggere La guardia bianca di Michail Bulgakov), dai tedeschi alla Rada, dall’etmano Skoropadsky ai bolscevichi, ma la sostanza non cambia e le divisioni restano: e va ricordato che il movimento anarchico e filocontadino di Nestor Machno controlla tra il 1918 e il 1921 un ampio territorio al sud (con Ekaterinoslav, Alexandrov e Guliai Polie), in una parte dell’attuale zona russofona e pro Yanukovich. Dal 1922 tutta l’Ucraina è nell’Urss mentre la Galizia orientale ha dovuto archiviare l’indipendenza e tornare alla Polonia con una fetta di Volinia.
    La cura russo-staliniana anestetizza ancora una volta il territorio ucraino, che nel 1939 si arricchisce della Galizia orientale (frutto della spartizione della Polonia tra III Reich e Urss), raggiungendo così i confini attuali). Ma i nazionalisti galiziani chiedono da tempo ai tedeschi nuovamente l’indipendenza e, non appena questi attaccano l’ex alleato li anticipano nelle persecuzioni antiebraiche: il massacro di Leopoli (proprio dove ora il locale Parlamento minaccia la secessione) è attuato da ucraini in uniformi tedesche il 30 giugno 1941. Quanto agli ucraini ex sovietici, si arruolano a decine di migliaia nella Wermacht o militano nei battaglioni SS destinati a liquidare ghetti delle città dell’Est occupate o direttamente nei campi di concentramento o sterminio (come a Treblinka, dove ebbero una funzione determinante).
    Finita la guerra, iniziò la resistenza antisovietica che durò sino al 1949 (e fu soffocata definitivamente nel 1955), sempre nelle zone occidentali dell’Ucraina. Forse ora, sovrapponendo gli eventi storici degli ultimi due secoli alla cartina elettorale e politica, diventa più facile capire il perché il pericoloso cocktail di nazionalisti, antisemiti, veterocomunisti e nostalgici dell’Urss, ciascun elemento geograficamente bel collocato, minaccia di far saltare un equilibrio che è sempre stato precario. Anzi, se c’è da stupirsi di qualcosa, è che l’Ucraina unita abbia retto dal 1992 a oggi.

    • I cosacchi del Dniepr con a capo l’hetman Bogdan Khmelnitski nel 1654 passarono al servizio della Russia, governata allora dallo zar Alexei Mikhailovich Romanov, padre di Pietro il Grande con lo scopo di proteggere i confini della Russia dalle incursioni dei tartari di Crimea e di altri nomadi che passavano asttraverso le steppe spopolate a nord del Mar Nero da Est ad Ovest.
      Mazepa tradi’ la Russia e passo’ dalla parte di re Carlo XII di Svezia durante la Guerra nordica tra Svezia e Russia all’apoca del regno di Pietro I (il Grande). Il tradimento (soprattutto se e’ vantaggioso) e’ in genere proprio al carattere dei regnanti ucraini, anche se allora non esisteva nemmeno questa parola cioe’ ucraino, come non esisteva Ucraina come Stato che era chiamata allora Malorossia.. Le terre delle coste settentrionali del Mar Nero ed anche la Crimea furono coquistate dalle truppe russe al comando del duca Potiomkin all’epoca della zarina russa Caterina II nella seconda meta’ del Settecento. Imparate la storia, signori. Saluti e buon lavoro… La parola ucraino apparve in circolazione, penso, nel primo terzo dell’Ottocento. Sempre allora ha cominciato a formarsi la lingua letteraria ucraina. Si e’ sviluppata sotto il forte influsso della lingua polacca ed in parte anche tedesca in quanto la parte occidentale di questo territorio era inclusa per lungo tempo nel territorio di Recz Pospolita (ovvero Polonia) ed Austria fino alla spartizione della Polonia tra Austria e Rissia della fine del Settecento.

  11. Caro Vlad, hai dato la definizione più giusta possibile: “L’Ucraina ormai è diventata una Somalia con la neve”. Sequesti famigerati battaglioni di patriotti esistessero da qualch altra parte chissà che tirate su East Journal, invece tocca leggere di qualcuno che cerca il pelo nell’uovo per non ammettere che maidan sta alla democrazia come babbo natale alle ferie d’agosto. Ma tant’ non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Aggiungo, poi, una domanda: del massacro di ieri a Donetsk, qualcuno sa qualcosa? Si parla di 8 bambini centrati da un democratico missile di Kiev. Vi risulta?

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