UCRAINA: Gli irriducibili di Maidan e la rivoluzione infinita

A Kiev non si vive più come prima, la protesta scoppiata a fine novembre ha trasformato la città, le sue forme, i suoi contorni. Ha irrimediabilmente influenzato la vita dei suoi cittadini, i loro movimenti, le loro percezioni. La capitale è lentamente uscita dalle cronache, sostituita dalla guerra civile nel Donbass, dai morti a Sloviansk, dalle stragi di Odessa e di Mariupol, ma rimane e rimarrà per sempre la “responsabile”, la “principale artefice” della protesta, il suo cuore e il grande contenitore fisico al cui interno si sono mescolate, fuse e respinte le varie anime della rivolta. Maidan ha apparentemente trionfato, con la fuga di Yanukovich, con l’installazione di un nuovo governo, con le elezioni di un nuovo Presidente, ma Maidan ha anche subito numerose sconfitte. La crisi economica del paese, l’aumento della bolletta del gas, ma soprattutto il lento sgretolamento dell’Ucraina, la perdita della Crimea, la guerra civile nell’est, l’instabilità e l’insicurezza, la classe politica che è riuscita, in un modo o nell’altro, a riorganizzarsi e a mantenere il controllo sui gangli vitali del paese.

Kiev ha un nuovo sindaco, quel Vitali Klitschko che ha cercato di guidare la protesta, che ha vissuto gran parte degli ultimi anni all’estero, in Germania e negli Stati Uniti e che ha rinunciato alla candidatura presidenziale in favore del vittorioso amico Poroshenko. Ma un nuovo sindaco non basta per trasformare magicamente la capitale in quello che era prima e non basta nemmeno per chiudere simbolicamente con Maidan, per riportare almeno una parvenza di ordine e stabilità. “Le barricate non si smontano” dicono gli irriducibili di Piazza Indipendenza, “dovranno rimanere fino alle nuove elezioni parlamentari”. L’asticella continua ad alzarsi e la minaccia, anche se l’arma della protesta sembra ormai scarica, è sempre la stessa, “un altro Maidan”. Sono queste le parole di uno dei membri del Consiglio Popolare di Maidan, che preferisce presentarsi solo con il nome di battesimo ai giornalisti di Ukrainska Pravda, ma che desidera sottolineare un’ultima volta il motivo della permanenza in piazza. “Influenzare il governo, è per questo che siamo ancora qui” dice Vladimir, aggiungendo che “Klitchko non ha privatizzato l’Ucraina, e non può venirci a dire di smobilitare. Ci troviamo qui de-facto e lo saremo de-iure, dato che quelli che si trovano al potere lo sono solo grazie a noi” .

Chi siano gli irriducibili non è difficile da stabilire, almeno in apparenza. Vestiti mimetici, fasce rosso nere sul braccio, e numerose bandiere di Stepan Bandera che sventolano sotto il cielo grigio e le nuvole gonfie di pioggia. Di nuovo fumo nero, di nuovo copertoni bruciati, qualche molotov lanciata per strada, tanto per ricordare i bei tempi andati. Quando qualche cittadino si ferma per chiedere di smettere di bruciare i copertoni e di “lasciare in pace” una città stanca, disillusa e desiderosa di normalità, non mancano minuti di tensione. Volano le solite accuse e l’appellativo più comunemente usato negli ultimi mesi a Kiev, “provocatore”. Vengono definite così le persone che non la pensano come gli “irriducibili”, che hanno il coraggio di chiedere spiegazioni, di esprimere la propria opinione. “Provocatori”.

Come succede ormai abbastanza spesso nella capitale, la polizia non interviene, lascia correre. Non ci vuole niente per far scoppiare di nuovo qualche disordine, qualche scontro, per essere accusati di sostenere il “separatismo”, e perche no, magari beccarsi pure qualche molotov. Le zone franche rimangono tali, autogestite e organizzate, aperte per i turisti, pochi ma ben intenzionati a non perdersi questo spettacolo. A margine le bancarelle con i gadget, le bandiere e le statuette, da Bandera e Taras Shevchenko, a Poroshenko e Timoshenko, perché la rivoluzione è bella, ma si deve pur vivere di qualcosa.

Il nuovo sindaco qualche giorno fa ha cercato di convincere i Maidanovzi, si chiamano ormai così coloro che continuano a rimanere barricati in Piazza Indipendenza, di arruolarsi nella neo formata Guardia Nazionale che insieme all’esercito regolare sta partecipando all’operazione anti-terrorismo nel Donbass. Difficile però credere che possa essere questa l’azione davvero efficace per riportare ordine e stabilità nella capitale. Kiev e il suo nuovo sindaco sono alla ricerca della normalità, una normalità impossibile da trovare finche a qualche centinaio di chilometri di distanza continua ad imperversare un durissimo scontro tra i cittadini dello stesso paese.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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4 commenti

  1. Luca De Angelis

    Diciamo che c’e’ un pochino di epica in piu’. I maidanovzi restano ma nel resto della citta’ la vita continua come prima. A est chi combatte gli ucraini proviene al 95% dalla Cecia, dal Caucaso, da citta’ russe limitrofe. Questo per amor di verita’.

    • Geppino De Vivo

      A est si combatte e si muore e questo è un dato dato certo. C’è un esercito che bombarda e uccide ci sono dei separatisti, o ribelli, o terroristi, o come cavolo li vogliamo chiamare, che combattono e uccidono. Tutto questo fino a qualche mese fa era impensabile, e questo è un altro dato certo. Sembra che qualcuno in questa situazione ci sguazzi alla grande. Eppure le lezioni di Iraq, Afganistan, Somalia, Libia, Siria ecc. qualcosa dovrebbero averla insegnata, non dico a chi queste cose le fomenta per interesse, ma a chi le vede e le segue e nonostante tutto le sostiene facendo il tifo per l’uno o per l’altro..

  2. La Russia, annettendo la Crimea, ha effettuato un atto di aggressione nei confronti dell’Ucraina. Ora essa ha introdotto gruppi terroristici e sovversivi in Ucraina orientale. Il suo fine è quello di vietare che le elezioni presidenziali legittime abbiano luogo. In questo modo la vita in Ucraina orientale si è trasformata in un incubo nel cuore dell’Europa. Davanti ai nostri occhi viene distrutto il nostro Paese. Per questo, ci prendiamo la responsabilità di informarvi riguardo agli eventi in Ucraina. Si tratta di un altro punto di vista. Cercheremo di essere obiettivi.

    2 giugno – Nel corso della notte scorsa circa 200 uomini armati continuavano a sparare con mitragliatrici e lanciagranate contro l’edificio del Dipartimento della guardia di frontiera di Luhans’k. Allo stesso tempo i funzionari della Guardia di frontiera erano nel mirino dei cecchini posizionati nelle finestre degli appartamenti dell’edificio di fronte. Le forze dell’operazione antiterrorismo (ATO) hanno mandato in aiuto alle guardie di frontiera di Luhans’k l’aviazione militare che ha eseguito la missione, disperdendo i terroristi, – ha comunicato il capo del centro stampa della ATO Vladyslav Selezniov. La Guardia di frontiera dello Stato ha comunicato che si è trattato di “circa 500 terroristi”, i quali “nel corso dell’assalto avevano fatto uso non solo di mortai, lanciagranate, mitragliatrici e fucili, ma anche della tattica preferita dei russi – si sparava alle guardie di frontiera dalle finestre degli appartamenti dei civili, utilizzandoli come “scudi viventi”.

    2 giugno – L’Ucraina ha pagato la prima parte del dovuto per la fornitura del gas russo. Oggi sul conto di “Gazprom” sono pervenuti 786 milioni di dollari. “Gazprom” ha spostato la data d’inizio del regime di fornitura di gas con pagamento anticipato dal 3 al 9 giugno.

    2 giugno – L’operazione antiterrorismo nelle regioni di Donets’k e di Luhans’k potrà durare circa un anno, – ha dichiarato il comandante del battaglione ucraino “Donbas” Semen Semenchenko.

    2 giugno – Il numero di persone fuggite dal Donbas potrebbe raggiungere i 50 mila. La Crimea è stata lasciata da 10 mila persone, di nazionalità principalmente tatara.

    2 giugno – La Commissione elettorale centrale ha ufficialmente dichiarato Poroshenko presidente dell’Ucraina.

    2 giugno – Il Partito delle Regioni ritiene che sia inappropriato indire le elezioni parlamentari prima che siano state apportate modifiche alla Costituzione – cosa che accadrà probabilmente questo autunno, – ha detto il leader del PR Oleksandr Yefremov. In questo modo il Partito vuole continuare la sua esistenza politica pur non avendo l’appoggio popolare.

  3. Sembra la guerra civile ucraina sia su due fronti ormai: da una parte gli irremovibili provocatori di Maidan e dall’altra i terroristi nel Oblast di Doneskt. E poi possiamo aggiungerci la volontà di Poroshenko a creare un nuovo esercito nazionale.. ma cosa vogliono tutti? Sono loro che se la stanno distruggendo, non conta più l influenza russo o europea, era solo un pretesto per dare inizio alle danze…

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