GEORGIA: Approvata la legge anti-discriminazioni, contro il parere della Chiesa

Lo scorso 2 maggio il parlamento georgiano ha adottato ufficialmente la “legge sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione”, nata con l’obiettivo di combattere l’emarginazione di ogni tipo, fornendo protezione ai discriminati. Il nuovo emendamento, al quale il Ministero della Giustizia ha iniziato a lavorare dall’inizio del 2013, è stato approvato all’unanimità, in seguito alla terza e ultima lettura in Parlamento. Durante il processo di stesura della legge, la quale è stata trasmessa al Parlamento nel mese di marzo, il ministero ha consultato diverse ONG internazionali, oltre a rappresentanti di minoranze etniche e religiose, come anche dell’OSCE e delle Nazioni Unite.

Il nuovo emendamento appena approvato dà una definizione alla discriminazione e ne vieta l’atto, come viene affermato dal seguente articolo:

“La commissione di un reato per motivi di intolleranza basata su razza, identità, colore della pelle, lingua, sesso, orientamento sessuale e di genere, età, religione, opinione politica, disabilità, origine nazionale, etnica o sociale, condizione economica o luogo di residenza sono un fattore aggravante per tutti i reati che si occupano di questo codice.”

La legge è stata portata in parlamento anche grazie alla forte pressione esercitata dalla Commissione europea, che nell’ultimo periodo ha chiesto in maniera sempre più insistente al paese caucasico di adottare dei provvedimenti concreti contro la discriminazione, per allineare Tbilisi a standard sociali più “occidentali”, in modo da favorire il processo di avvicinamento della Georgia alla stessa Unione Europea.

Dopo il pieno consenso ricevuto dal parlamento, la nuova legge entrerà ufficialmente in vigore dopo che sarà firmata dal Presidente della Repubblica, Giorgi Margvelashvili.

Protesta la Chiesa ortodossa

A schierarsi in maniera critica nei confronti della nuova legge è stata la Chiesa georgiana, fortemente tradizionalista e conservatrice, e dunque da sempre poco aperta verso le “novità”, specie se imposte dall’Europa. Guidata dal Patriarca Ilia II, la Chiesa ha insistito a lungo per far rimuovere il termine di “orientamento sessuale e di genere” dall’articolo sopra elencato, arrivando addirittura ad organizzare manifestazioni di piazza a Tbilisi e a Kutaisi, sede da un paio di anni del nuovo Parlamento, e a minacciare possibili ritorsioni dal punto di vista politico in caso di mancata modifica del disegno di legge.

Inizialmente, con la nuova legge il governo di Tbilisi aveva intenzione di combattere ogni tipo di discriminazione su base razziale, etnica, religiosa e linguistica; ma non prevedeva l’omofobia come forma di discriminazione vietata ai sensi del codice penale. Questa aggiunta successiva, espressamente voluta da Bruxelles, ha causato i malumori della Chiesa ortodossa, che ha accusato l’Europa di voler legalizzare l’omosessualità nel paese in cambio dell’attuazione dell’Accordo di Associazione, la cui firma è prevista entro giugno.

La Chiesa georgiana, che può vantare da sempre una grande influenza nel paese, ritiene l’omosessualità “un grave peccato”, “un’illegalità”; per questo considera la nuova legge come una minaccia. Lo stesso patriarca Ilia II ha usato dure parole contro l’emendamento, affermando che “legalizzare l’illegalità è un peccato enorme” e che “non un singolo credente accetterà questa legge”. Nonostante le forti pressioni esercitate, alla fine il governo ha però respinto le richieste avanzate dal Patriarca, accusando la Chiesa di ostacolare il lavoro del Parlamento.

Da più parti dubbi sull’efficacia

I primi ad avere espresso dubbi riguardo all’effettiva efficacia della nuova legge sono state le principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani, le quali hanno denunciato la mancanza di meccanismi d’attuazione concreti così come la mancanza di sanzioni pecuniarie nei confronti dei trasgressori. Secondo queste organizzazioni, la nuova legge risulterebbe essere abbastanza inconsistente, in quanto allo stato attuale delle cose non garantirebbe una vera e propria tutela nei confronti dei discriminati; inoltre, fino a quando non saranno imposte sanzioni ai trasgressori, secondo le stesse organizzazioni la nuova legge non potrà essere considerata uno strumento di prevenzione valido ed efficace.

Nonostante abbiano votato all’unanimità a favore della legge, anche i parlamentari dello United National Movement, maggiore partito d’opposizione del paese, guidati da Davit Bakradze, delfino dell’ex presidente Saakashvili, hanno manifestato la loro perplessità riguardo all’efficacia della nuova legge approvata in Parlamento, unendosi alle critiche inizialmente mosse dalle organizzazioni a tutela dei diritti umani. Oltre ai dubbi espressi dai membri dello United National Movement, la legge è stata attaccata anche dalla due volte ex presidente ad interim del paese nonché ex presidente del Parlamento Nino Burjanadze, la quale, attualmente a capo di una coalizione politica extraparlamentare, ha deciso invece di condividere le critiche portate avanti dalla Chiesa georgiana riguardo alla questione dell’orientamento sessuale e di genere.

Foto: Vladimer Shioshvili

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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