Perché nessuno riconoscerà l’annessione della Crimea alla Russia

Con la ratifica di un “trattato” firmato tra la Federazione Russa e l’autoproclamata Repubblica di Crimea, dal 21 marzo la Crimea e la città di Sebastopoli sono riconosciute da Mosca come nuovi soggetti della Federazione Russa.

Con l’annessione alla Russia, la questione della Crimea aumenta il proprio livello di intrattabilità, passando dalla fase di stato a limitato riconoscimento (come i vicini postsovietici di Transnistria, Abkhazia, e Ossezia del Sud, oltre che come Kosovo e RoC/Taiwan) alla fase di espansione territoriale di uno stato tramite uso o minaccia illegale della forza ed occupazione militare, come nel caso del Sahara Occidentale occupato dal Marocco, dei territori palestinesi occupati da Israele, o di Cipro Nord occupato dalla Turchia nonostante la sovranità nominale della TRNC. Questo sviluppo è contrario ai più fondamentali principi del diritto internazionale (iug cogens, o norme perentorie/imperative), e pertanto tutti gli altri stati ONU sono legalmente obbligati a non riconoscerne gli effetti giuridici. Ma andiamo con calma.

Il divieto di acquisizione di territori attraverso l’uso della forza come norma imperativa 

Il sistema di diritto internazionale attualmente in vigore si basa sullo Statuto dell’ONU adottato nel 1945. In base a tale statuto, tutti gli stati parte godono di uguaglianza sovrana e si riconoscono il rispetto dell’integrità territoriale e del dominio riservato sugli affari interni, salvo casi di minaccia alla pace in cui può intervenire il Consiglio di Sicurezza. Lo statuto ONU è oggi considerato riprendere diverse norme di valore consuetudinario – che non possono essere modificate da trattati successivi – e diverse norme imperative – che non possono essere modificate né da un trattato né da una nuova consuetudine internazionale.

Tra queste norme imperative – assieme al diritto all’autodifesa, e ai divieti di pirateria, schiavitù, tortura, minaccia dell’uso della forza, coercizione nella conclusione di un trattato, guerra d’aggressione, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, e il rispetto e primazia dello Statuto ONU e dell’autodeterminazione dei popoli (che pertiene solo alla popolazione dei diversi stati, non ad esempio ad un inesistente “popolo di Crimea”, e di cui abbiamo già parlato qui) – vi è anche il divieto di acquisizione di territori attraverso l’uso della forza.

Qualsiasi trattato che vìoli una norma imperativa di diritto internazionale è nullo e non avvenuto (Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, art. 53): pertanto anche il trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea per l’adesione di quest’ultima – sempre che di trattato si possa parlare, dato che la Crimea non era riconosciuta come stato da nessuno se non da Mosca – è illegale ed inesistente. L’adesione della Crimea alla Russia ha avuto luogo a seguito diretto della minaccia e uso della forza da parte della Russia contro l’Ucraina, della successiva invasione armata del territorio ucraino da parte di forze militari russe, della dichiarazione d’indipendenza di un parlamento regionale di Simferopoli occupato e non più rappresentativo, e del referendum non riconosciuto per l’integrazione con Mosca. Il trattato d’adesione della Crimea alla Russia finalizza e rende permanenti gli effetti temporanei di un uso illegale della forza da parte della Russia su territorio ucraino, configurandosi quindi come annessione. Come tale, resta viziato da tale violazione delle norme perentorie di diritto internazionale che vietano l’uso della forza nelle relazioni internazionali ed assicurano il diritto all’autodeterminazione: in questo caso, quella dell’intero popolo ucraino, compresi i due milioni di residenti della Crimea oggi sotto occupazione militare russa.

Le conseguenze della violazione di una norma imperativa di diritto internazionale

Tutti gli stati hanno il dovere di cooperare per assicurare il rispetto degli obblighi erga omnes e delle norme perentorie di diritto internazionale, anche prendendo adeguate contromisure, incluso il non riconoscimento della validità internazionale degli atti commessi in territori sotto dominazione coloniale o occupazione illegale. Secondo la Corte internazionale di giustizia nella sua opinione sul muro nei territori palestinesi occupati del 2004, gli obblighi per gli stati terzi derivanti da una violazione del diritto all’autodeterminazione includono il non riconoscimento della situazione illegale creatasi, il non fornire aiuto o assistenza per il suo mantenimento, e l’attivarsi perché ogni impedimento all’esercizio del diritto all’autodeterminazione abbia fine.

Secondo Hersh Lauterpacht, eminente giurista, “il non riconoscimento si basa sulla visione che atti contrari al diritto internazionale sono invalidi e non possono divenire fonte di diritti legali per il trasgressore.” Il principio di non riconoscimento collettivo ha trovato spazio anche nel progetto d’articoli del 2001 della International Law Commission sulla responsabilità degli stati per atti internazionalmente illeciti (una summa, per quanto non vincolante, del diritto internazionale consuetudinario in materia), che all’art.41(2) stabilisce che “nessuno stato debba riconoscere come legale una situazione creata da una seria violazione di un obbligo derivante da una norma imperativa di diritto internazionale generale.”

L’ONU, dove le azioni russe in Crimea non sembrano aver trovato particolare apprezzamento visto il voto (13 sì, 1 astensione, 1 veto – quello russo) sulla proposta di risoluzione del Consiglio di Sicurezza che riconosceva la Crimea come parte integrante del territorio dell’Ucraina, potrebbe decidere di portare in giudizio la questione chiedendo un parere della Corte internazionale di giustizia sulla legalità del trattato d’adesione della Crimea alla Federazione Russa.

Non riconoscimento e sfruttamento delle risorse economiche

Un caso simile avvenne negli anni ’70, quando il Protocollo segreto all’accordo del 1975 tra Mauritania, Marocco e Spagna sul Sahara Occidentale includeva la garanzia di un trattamento favorevole per gli interessi economici spagnoli in cambio della cessione graduale del controllo spagnolo su tale territorio. Tale protocollo, in quanto in violazione di una norma imperativa di diritto internazionale – il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi all’interno del processo di decolonizzazione – non è mai stato riconosciuto da nessuno e, ancora oggi, il Marocco non è in grado di sfruttare legalmente le risorse (fosfati, pesca e idrocarburi) di pertinenza del Sahara Occidentale. Diverse aziende europee (tra cui la Total e l’importante fondo petrolifero norvegese) hanno sospeso gli investimenti al largo del Sahara occidentale per tali ragioni. Allo stesso modo, Israele non può esportare nell’Ue con regime commerciale preferenziale i beni prodotti all’interno degli insediamenti illegali nella West Bank.

Se Putin crede quindi di poter sfruttare a piacimento le risorse della Crimea – i giacimenti di gas offshore nel mar Nero, ma anche la sua posizione strategica privilegiata per la costruzione di nuovi gasdotti che portino l’energia direttamente dalla Russia verso l’Ue – potrebbe trovarsi di fronte a qualche cattiva notizia, perché potrebbe non trovare alcun compratore.

Foto: Washington Post

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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15 commenti

  1. Articolo interessante e argomentato. Con in limite: dimentica che le ragioni dlla real politik sono più forti di tutto. Chi ricorda Tienanmen oggi mentre fa allegramente affari con la Cina? e sì che anche allora di strombazzamenti sui dirtiti dell’uomo se ne erano sentiti… TRa 5 anni sarebbe bello rileggere questo articolo e vedere cosa sarà successo – ma da parte mia ho pochi dubbi.

  2. Patetico. La Russia fa quello che le pare, non è il Marocco. La Crimea è sua e l’autoproclamata “comunità internazionale” (leggi: USA e servitù) non hanno voce in capitolo su questo. Gazprom ha già annunciato investimenti massicci in Crimea, e tra 1 mese nessuno parlerà più di sanzioni, su questo ci si può scommettere. L’unico diritto internazionale esistente e da sempre rispettato è quello del più forte, se non fosse cosi non esisterebbero le guerre. Oltretutto l’Ucraina esisterà al massimo per un paio di anni ancora 8ma io penso anche per meno), quindi presto non ci sarà più nessuno a rivendicare la Crimea. Perchè vi rode cosi tanto che il popolo della Crimea sia libero ?

    • Mettiamo i 150 anni di dominazione russa della Crimea in prospettiva storica. La Crimea era popolata da tribù già all’epoca dell’uomo di Neanderthal. Primi “padroni” della penisola sono considerati i cimmeri (XII a.c.), seguiti da sarmati, sciti, tauri, gotti, unni. Nel VI-V sec. a. C. la costa della Crimea apparteneva ai greci, subito dopo – all’Impero Bizantino. Nel XIII secolo ci arrivarono i veneziani, e dopo i genovesi: la Repubblica di Genova ebbe colonie e possedimenti nella penisola di Crimea tra il 1266 ed il 1475. Nel XV secolo la Crimea divenne un canato autonomo, popolato dai tatari. Così rimase fino al 1774 quando il canato ottenne l’indipendenza dalla Turchia. Nel 1783 la Crimea fu annessa alla Russia. Nel 1954 passò all’Ucraina. Ora la domanda: perché i 150 anni di dominazione russa valgono più dei tre secoli della Turchia? Considerando anche che fino al XIX secolo la maggioranza della popolazione era costituita dai tatari?

      • Tanto per cominciare i turchi di ieri, e cioè i Turchi Ottomani non corrispondono ai Tartari di Crimea di oggi.
        Ma a parte questa imrpoponibile assimilazione, trovo poi che il commento sia assolutamente privo di qualsiasi logica e soprattutto fantasioso!
        1) Cosa voglia dire questa “scalettatura di dominazioni” varie, io francamente non lo capisco.
        Seguendo tale ragionamento: gli USA che sono “padroni e dominatori” da circa 3 secoli e mezzo dei territori appartenuti ai Pellerossa Nordamericani, dovrebbero disintegrarsi all’istante e restituire tutto ai Sioux, Apache ecc!!!
        Noi italiani ad esempio, dovremmo immediatamente chiedere alla Francia di riavere indietro la Corsica (terra genovese da secoli e secoli!) e dovremmo riottenere soprattutto l’Istria, la Dalmazia ed il Fiumano, da Slovenija e Croazia!
        Così allo stesso modo: la Francia dovrebbe restituire l’Alsazia alla Germania; il Brasile dovrebbe scomparire, il Canada e l’Australia idem; la Turchia disintegrarsi tra Armenia, Kurdistan, Grecia, Venezia ecc ecc; il Sudamerica così come lo conosciamo si dovrebbe scindere in una moltitudine di STATI INDIOS ! Gli stati Arabi pure….E non voglio entrare in Asia, Africa e quant’altro!
        In pratica TUTTO il Pianeta Terra dovrebbe…rimpastarsi!
        2) Facendo un ragionamento del genere, arriveremmo a rintracciare per ogni terra e per ogni popolo un dominatore precedente sempre diverso, che ci rimanderebbe a sua volta indietro ad un altro dominatore ancora, sino ad arrivare chissà dove!
        Applicando poi tutto ciò ai Tartari Crimeani, otterremmo che alla fine “nemmen loro sono gli originari padroni della Crimea”!
        TI RICORDO che inoltre, non tutti i Tartari di Crimea sono “tartari oghuz o cipcak”: c’è una consistente minoranza di Tartari-Greci, e altri tipi di tartari, non coalizzati coi primi, nè appartenenti ai primi!
        In ogni caso, che si fa? Li ricacciamo nella steppa da dove sono venuti ??
        Chiediamo alla Crimea di diventare Terra di Genova ???
        La verità è un’altra: la Crimea è solo un pretesto occidentale per ingerirsi negli affari russi ed ucraini, nel tentativo di ottenere una certa influenza sul mondo slavo-orientale, e per aver un controllo occidentale sul Mar Nero!
        Tentativo che ahimè naufragherà, come è giusto che sia!
        La Crimea “parla di sè” come se fosse Russia. E’ terra di Tartari quanto di Russi…!!! Ma di per sè, in oriente e qui nell’est dire “tartaro” equivale a dire: “sono praticamente un russo”!

  3. ottimo pezzo.

  4. Cari tutti un dubbio che circola tra molti manifestanti di Maidan e sul quale chiedo lumi (sono appena rientrato da là) non per fare del complottismo, ma solo per appurare un dato. Tra molti ucraini filo-occidentali gira la voce che la Timoshenko sia in realtà una sponda (non una spia! mi raccomando! una sponda autonoma) di Mosca, che la sua stessa telefonata intercettata sia caduta a fagiolo proprio quando serviva a qualcuno, così come – e sono in molti a dirlo, credtemi – tutta la sua politica sia stata fin dal 2005 un tacito accomodamento continuo con Mosca – di questo non mi sorprendo affatto, anzi mi sembrerebbe un buon segno di realismo (e infatti il problema Crimea s’è posto con ben altri feneomeni al governo di Kiev). Ripeto: non è per fare complotti, ma non saprei davvero che dire visto che in molti credono a ciò. Di certo le cose non sono mai quel che sembrano, dicevano i vecchi diplomatici. Altri che sono stati in Ucraina o gli esperti di East Journal che ne pensano? Che sia una stupidaggine gigante?

    • Salve Luca

      a East Journal non ci sono “esperti”, solo persone che provano a raccontare quel che succede facendo il possibile per dare informazioni fondate e obiettive. Provo a risponderle: come lei saprà, Timoshenko è diventata un’oligarca dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in quel periodo di privatizzazioni allegre, corruzione dilagante, scalata al potere di persone senza scrupoli che caratterizzò i primi anni Novanta. In quegli anni Timoshenko acquisì un notevole patrimonio economico, in principio esportando metalli poi dedicandosi al settore energetico. Nel 1991 fonda una compagnia per l’importazione di petrolio insieme al marito Oleksander, poi arrestato e infine rifugiato politico in Repubblica Ceca. Dal 1995 la compagnia energetica che presiedeva (UESU) cominciò a importare gas dalla Russia. Per tutti gli anni Novanta la “zarina del gas” seppe costruirsi una rete di relazioni influenti, in Ucraina e in Russia. Insomma, in quegli anni la difesa della causa ucraina e l’indipendenza di Kiev rispetto a Mosca non erano all’ordine del giorno per lei. Anzi, pare che la Timoshenko abbia ricoperto ruoli manageriali anche in Gazprom (http://books.google.co.uk/books?id=uHHWDreGPZsC&pg=PA173&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false).
      L’amicizia con Mosca trova conferma nella sua nomina a vice-premier e ministro dell’Energia sotto il primo governo Yanukovich (già, proprio lui) ma qualcosa si rompe nel 2001 quando viene arrestata (insieme al marito) per importazione illegale di gas tramite proprio la UESU. E’ lecito immaginare che la sua rete di protezione fosse saltata, o che la “zarina” avesse cominciato a pretendere troppo dalla sua posizione.
      Inizia allora la sua opposizione al presidente Kuchma e al suo delfino Yanukovich.
      Non saprei dire se dopo quella data ci sono state relazioni dirette con gli oligarchi russi o con il Cremlino, certo è che durante la crisi del gas del 2009 fece saltare la joint venture tra la ucraina Naftogaz e la russa Gazprom perché faceva gli interessi degli oligarchi di Yanukovich (e non suoi) oltre che della Russia.
      Credo – ma esprimo un’opinione personale – che la Timoshenko sia “filo” o “anti” russa a seconda delle convenienze. E credo che in questa fase politica, in cui sembra essere messa all’angolo dal suo stesso partito (Patria, quello dell’attuale premier Yatsenyuk), sia pronta a fare carte false. Da lì a sostenere che abbia fatto quelle dichiarazioni per favorire l’intervento russo, ce ne passa però…

      Cordialmente
      Matteo Zola

  5. “L’ex presidente ucraino, Viktor Yanukovich, ha chiesto che ciascuna regione del Paese indica un referendum sul proprio ‘status’ “in seno all’Ucraina”, come riferisce l’agenzia di stampa russa ‘Itar-Tass'”: qualcuno su East Journal ha scritto che i destini dell’Ucraina sono sempre decisi altrove. E se le facessero votare, queste benedette regioni ucraine? Anche questo, secondo i Vincenzo che girano su queste liste, sarebbe un’aggressione russa? Alla fine di votazioni sembrano parlare solo i russi ed i loro alleati, mentrfe gli altri fanno e disfano governi in piazza. Però i democratici sono questi ultimi… vai te a capire come è facile raccontare delle balle!

  6. Ma quante belle chiacchiere!
    “il trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea per l’adesione di quest’ultima – sempre che di trattato si possa parlare, dato che la Crimea non era riconosciuta come stato da nessuno se non da Mosca – è illegale ed inesistente”!
    A si? E chi lo dice il Diritto Internazionale?
    Due stati, sue entità, due soggetti sovrani (o PERSINO “limitatamente sovrani”, secondo una certa partedi Dottrina!) possono decidere di regolare i propri interessi come meglio credano, o come meglio ritengano sia più giusto per il benessere delle loro collettività!
    Il problema nasce semmai quando uno dei due non ottemperi a quanto stabilito (ammesso che sia un problema!).
    Sul diritto internazionale mi sono espresso più volte, e quindi non lo rifarò!
    Sull’operato del Consiglio dell’ ONU, e su tutta la “Combriccola Carnevalesca del Palazzo di Vetro”, che cuce e scuce come Penelope, e che emette provvedimenti con “lineare contraddizione” ormai da decenni e decenni ci sarebbe da farsi una bella risata! (se non fosse per i temi trattati ahimè!).
    Ma il Diritto Internazionale, non dice che ” è vietato andare in giro per il Mondo a piazzare armi ovunque per “portare la Pace” e che è altresì vietato ROMPERE le SCATOLE a Tutti i Popoli”??
    Ma per favore…

  7. Condivido la risposta di Enzo Nicolò , ed articolo patetico e assurdo!
    Sopratutto sul referendum non valido e sull’uso della forza in Crimea !!

    • Nel 1999 per acconsentire la formazione della cosidetta Repubblica del Kosovo, ci sono voluti 60 giorni di bombardamento a Belgrado, a 44 anni dalla fine della guerra in Europa. Forse che la Costituzione Yugoslava prevedeva l’uscita, senza referendum, ma con i bobardamenti “alleati” sulle città della Yugoslavia? Oggi il Kosovo è un prottetorato americano dove è presente la più grande base militare americana, un vero e proprio stato ‘canaglia’ centro di smistamento della droga. La situazione determinatasi in Egitto, Libia e Siria a seguito delle cosidette “primavere arabe” ben sponsorizzate, hanno determinato il manifestarsi del potere dei “fratelli musulmani” attraverso elezioni più o meno libere. Poichè non gradite si è pensato di promuovere golpe militari che in Egittio hanno causato migliai di morti e più di 1500 condanne a morte. Non ho sentito da parte della cosidetta comunità internazione, ed in primis da Barak Osama, profferire l’intenzione di boicottaggi e sanzioni…..

  8. a più di un anno di distanza direi che l’articolo andrebbe riscritto con meno prosopopea e partigianeria

    • a più di un anno di distanza, possiamo verificare che nessuno ha riconosciuto l’annessione della Crimea. Quindi mi pare che l’articolo avesse invece ben centrato il punto.