AZERBAIGIAN: Dal governo false accuse per screditare l’opposizione

In vista delle elezioni presidenziali che si svolgeranno il prossimo ottobre, in Azerbaigian la tensione tra governo e opposizione continua a farsi sempre più palpabile. Recentemente, infatti, le autorità del paese caucasico hanno escogitato come ultima trovata per mettere a tacere i principali membri dell’opposizione l’utilizzo di false accuse di detenzione di droga. Tali accuse rappresentano un escamotage per potere arrestare le figure scomode al governo al fine di cercare di far morire sul nascere i focolai di dissenso che si starebbero formando in vista delle prossime elezioni.

Il fatto è stato denunciato dallo Human Rights Watch, organizzazione internazionale che mira alla difesa dei diritti civili con sede a New York. Secondo HRW quattro attivisti sono stati arrestati negli ultimi mesi con le false accuse di detenzione di droga. Essi sono Rashad Ramazanov, noto blogger, Dashgin Malikov, membro dell’opposizione, Mahammad Azizov, attivista del movimento giovanile NIDA e Taleh Bagirov, imam. Tutti e quattro sarebbero stati trovati in possesso di piccole quantità di droga, mentre tre di essi affermano addirittura di essere stati picchiati brutalmente dalle forze dell’ordine in carcere. Per tutti e quattro i casi il giudice ha imposto un’ordinanza di custodia cautelare.

Giorgi Gogia, ricercatore di Human Rights Watch per il Caucaso meridionale ha affermato che “l’utilizzo di false accuse di detenzione di droga per mettere a tacere l’opposizione non è una novità, ma gli ultimi casi fanno parte di una campagna sempre più intensa messa in atto dal governo contro i suoi detrattori, con l’approssimarsi delle elezioni”, aggiungendo inoltre che “questi arresti e pestaggi mandano un segnale molto chiaro a chi vuole impegnarsi seriamente nell’attivismo”. Le parole di Gogia fanno capire come le principali autorità del paese, in vista delle elezioni di ottobre, stiano cercando in tutti i modi di reprimere le forze d’opposizione per evitare contestazioni, proteste e qualsiasi altro inconveniente che possa ostacolare la già praticamente certa riconferma di Ilham Aliyev.

Negli ultimi due anni in Azerbaigian sono stati registrati decine di casi simili a questi, nei quali il capo d’accusa variava dalla detenzione di armi al disturbo dell’ordine pubblico fino allo stesso possesso di droga, il tutto con prove più che discutibili se non del tutto inesistenti. Ovviamente ad essere prese di mira sono sempre state le stesse categorie di persone: attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani, ovvero coloro che più di tutti lottano per portare la democrazia nel paese. Ma nella repubblica caucasica la libertà d’espressione e la democrazia sembrano ancora essere dei concetti lontani, come stanno ampiamente dimostrando ormai da anni le mosse del governo di Baku.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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