Ucraina inverno

UCRAINA: Verso un inverno di guerra

Mentre i combattimenti sul campo in Ucraina sono rallentati dal fango invernale, e proseguono intensamente a distanza ravvicinata nelle zone di Bakhmut e Kreminna, si può cercare di interpretare la situazione della guerra, e comprenderne le prospettive future. Il momentum militare è costantemente favorevole ai difensori, che hanno già riconquistato più del 50 per cento del territorio occupato dagli invasori dopo il 24 febbraio. Le altissime perdite, la disorganizzazione logistica e il progressivo deficit di armamenti degli aggressori li ha posti in seria difficoltà, e, salvo l’attacco circoscritto in corso a Bakhmut, sempre sinora respinto, l’obiettivo concreto è ormai quello di trincerarsi e difendere ad ogni costo il rimanente territorio controllato. La mobilitazione disordinata in patria, che sta minando l’economia e la società russe, sottraendo forza lavoro per gettarla in guerra senza alcuna preparazione, risponde al momento alla necessità di rimpolpare divisioni stremate, e riempire le trincee in corso di costruzione un pò ovunque, per poter in qualche modo evitare l’avanzata degli ucraini.

Oltre alle centomila vittime già cadute, il Cremlino ha fatto sapere ai propri interlocutori americani che è disposto tranquillamente a gettare e perdere nel tritacarne ucraino altri duecentomila uomini almeno. Il problema è che, secondo i più seri esperti militari, questo possibile bagno di sangue non consentirà agli aggressori reali successi o avanzate sul campo, ma permetterà al più di ostacolare la riconquista ucraina del proprio legittimo territorio. Nel tentativo di arginare la pressione dell’esercito ucraino, continua il vile attacco russo alle infrastrutture civili e alla rete elettrica ucraina, per costringere al buio e all’addiaccio milioni di persone, seguendo il consiglio dei sempre più deliranti ospiti dei talk show di Mosca.

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Il delirio e la mancanza di scrupoli tendono sempre più a far coincidere l’atteggiamento del potere con le farneticazioni di conduttori e ospiti televisivi. Il problema reale, conoscendo l’ottusa determinazione della cerchia di potere attuale, è che in un futuro prossimo, l’Occidente, pur riuscendo ad aiutare l’Ucraina sino al successo militare, non potrà più trattare con questa dirigenza, che si sta rendendo colpevole di continui crimini di guerra. Innanzitutto, qualora l’aggressore riuscisse miracolosamente a conservare parte del territorio ucraino, qualsiasi accordo di pace sarebbe solo il preludio per un riarmo e un nuovo attacco in grande stile, come è accaduto dopo le annessioni del 2014.

Nel caso di una totale sconfitta militare, si avrebbe di fronte una controparte ancor più pericolosa, comunque revanscista e del tutto inaffidabile. Dunque, come nel 1945 con la Germania hitleriana, sarà necessario un regime change nel paese aggressore, perché sia possibile rifondare rapporti di convivenza con l’Occidente. Questo cambio nella sfera dirigente, trattandosi comunque di una potenza nucleare, sarebbe auspicabile tramite un regolamento di conti interno, capace di portare al potere un gruppo dirigente intenzionato a ripristinare rapporti pacifici con l’Occidente, e rientrare nella legalità internazionale.

L’ultima carta dell’autocrate di Mosca potrebbe essere quella di costringere il vassallo Lukashenko a portare in guerra la Bielorussia, ma gli esperti militari ritengono improbabile questa possibilità, e soprattutto valutano la minaccia come scarsamente efficace sul piano militare. Un coinvolgimento nella guerra porrebbe ad alto rischio il potere di Lukashenko, e riteniamo che farà di tutto per evitarlo. Il rifornimento di droni e missili dall’Iran sembra l’ultima risorsa della Russia sul piano militare, posta la difficoltà di ricostituire le enormi quantità di armamenti dilapidati. Sul piano delle risorse umane, dovrà giocoforza proseguire il sacrificio dei nuovi coscritti, trascinati in guerra dalle fermate del tram, dalle uscite della metropolitana e dai posti di lavoro. Quali distruzioni morali e materiali riuscirà ancora ad imporre, al proprio paese e all’Ucraina aggredita, l’attuale discreditata dirigenza russa? Questa appare al momento la domanda più concreta e dolorosa.

Nella foto: Larysa Oleksandrivna stands near her home in Kharkiv. Photograph: Andrii Bashtovyi – via The Guardian

Chi è Giovanni Catelli

Giovanni Catelli, cremonese, è scrittore e poeta, esperto di cultura e geopolitica dell’Europa orientale. Suoi racconti sono apparsi in numerose testate e riviste, tra cui il Corriere della Sera, la Nouvelle Revue Française, Nazione Indiana, L’Indice dei Libri. Ha pubblicato In fondo alla notte, Partenze, Geografie, Lontananze, Treni, Diorama dell'Est, Camus deve morire, Il vizio del vuoto, Parigi e un padre (candidato al Premio Strega 2021). Geografie e Camus deve morire (con prefazione di Paul Auster) sono stati tradotti in varie lingue. Collabora con Panorama e dirige Café Golem, la pagina di cultura di East Journal. Da più di vent'anni segue gli eventi letterari, storici e politici dell'Europa orientale, e viaggia come corrispondente nei paesi dell'antico blocco sovietico.

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