Matteo Zola


 Matteo Zola
 Giornalista professionista

nato a Casale Monferrato (AL)
il 18 luglio 1981

Tutti gli articoli su East Journal 

 

È giornalista professionista dal 2011.

Nel 2010 ha fondato East Journal, quotidiano online su politica e cultura dell’Europa centro-orientale, di cui è Direttore responsabile.

Attualmente è collaboratore di Osservatorio Balcani e CaucasoEastWest, mensile di politica internazionale; Nigrizia, mensile di notizie sull’Africa e sul mondo nero; Il Reportage, trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia; il Giornale, quotidiano nazionale; il Dolomiti, giornale locale. Alterna l’attività giornalistica con l’insegnamento nella scuola pubblica.

Dal 2010 al 2013 ha lavorato come redattore a Narcomafie, mensile torinese su mafia e crimine organizzato internazionale. Nel 2014 ha trascorso un periodo nel Regno Unito lavorando presso l’Università dell’Essex.

FORMAZIONE

2008-2010
Master biennale in Giornalismo “Giorgio Bocca”, Torino

2006-2008
Laurea Specialistica in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana

2001-2005
Laurea triennale in Lettere

LINGUE

Inglese, francese

PUBBLICAZIONI PRINCIPALI

Testi

Congo, maschere per una Guerra, Quintadicopertina editore, Genova 2014

La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile (curatela), Quintadicopertina editore, Genova 2014

Il pellegrino e altre storie senza lieto fine, Edizioni Forme libere, Trento 2013

Inchieste giornalistiche

Gli scontri in Macedonia, un enigma da chiarire, in Il Reportage, Torino 2015 – fotoreportage realizzato con Giorgio Fruscione sugli scontri a fuoco e sulle proteste del maggio 2015

Le mafie dietro la guerra, in Narcomafie, Torino 2012 – inchiesta sulle ragioni occulte del conflitto nella Repubblica Democratica del Congo

La mafia bicipite, in Narcomafie, Torino 2012 – inchiesta sul crimine organizzato albanese in Italia e in patria

La cupola nel caveau, in Narcomafie, Torino 2011 – inchiesta realizzata con Gaetano Veninata sui rapporti tra politica, mafia e finanza in Croazia e nei Balcani

Bulgaria, atomic mafia, in Flare, Torino 2011 – inchiesta sui rapporti tra crimine organizzato e industria nucleare in Bulgaria

Articoli su riviste specializzate

L’epopea criminale del Congo, in I sentieri della ricerca, rivista di storia contemporanea, Istituto storico della Resistenza, Torino 2013

La poesia civile di Riccardo Olivieri, in Italian Review of Poetry, rivista del Dipartimento di Italianistica, Columbia University,  New York 2011- articolo di critica letteraria

L’evoluzione del verso in Pier Luigi Bacchini, in Palazzo Sanvitale, Monte Università di Parma, Parma 2010 – articolo di critica letteraria

Poesia della natura, poesia della morte, in Atti del convegno “Poesia e Scienza, un dialogo?” tenutosi a Pozzolo Formigaro in seno al Festival internazionale di poesia, Puntoacapo Editore, Novi Ligure 2008

3 commenti

  1. Egr. Scrivere che a priori che REFERENDUM FARSA é una distorsione dei giornalisti influenzati dalla CIA o dagli USA
    Per fortune c é PUtin
    I tartari hanno sempre portato guerre e problemi, non serve studiare molto. Nessun commento della corruzione galoppanrte e sempre piu strutturata nel sistema ucraino ad iniziare da Poroshenko ed ovviamente Iashenuk

  2. “I russofoni di Crimea non hanno mai subito nella loro storia passata o recente alcuna discriminazione, anzi la loro lingua è sempre stata (e lo è ancora) l’unica lingua paritaria e ufficiale del paese accanto all’ucraino”.
    Non sembra una notizia vera, stando al Wiki ucraino.
    Офіційні мови Українська
    Lingua ufficiale: Ucraino
    Fino al 2012 il russo, come altre lingue era “lingua ufficiale regionale”.
    Saluti
    GG

    • Matteo Zola

      Verissimo. Non è “sempre stata” formalmente paritaria, e bene ha fatto nel sottolinearlo. Poiché non è bene aggiungere imprecisioni a un tema così delicato. Altrettanto vero, però, è che il russo non è mai stato discriminato – ed era quello il punto che mi premeva sottolineare. La lingua russa e i suoi parlanti sono esplicitamente tutelati dall’articolo 10 della Costituzione ucraina, in vigore dal 1996. La lingua russa è “sempre stata” usata, insieme all’ucraino, in qualsiasi contesto che non fosse quello formale, burocratico.

      Nei vent’anni di “democrazia” ucraina le due lingua hanno convissuto nei media, ed è naturale in Ucraina assistere a telegiornali in doppia lingua o dibattiti dove gli interlocutori parlano e rispondono ora in russo, ora in ucraino. Insomma, certo non è stata vittima di persecuzione. Il russo ha poi goduto di forme di tutela locale e, dal 2006, alcune regioni hanno dichiarato il russo lingua ufficiale al pari dell’ucraino, e ciò conferma che è stata protetta nelle aree russofone (come il tedesco in Trentino Alto Adige, o lo Sloveno in Friuli Venezia Giulia).

      E’ interessante notare che la questione della parità linguistica del russo a livello nazionale è sempre stata politicizzata, dai “filorussi” Kuchma e Yanukovich, per raccogliere il voto russofono, salvo poi mancare alle promesse fatte. Almeno fino al 2012 quando, alla luce delle decisioni prese ormai da alcune regioni, lo stato ha riconosciuto il dato di fatto e ha concesso lo statuto di parità. Esisteva dunque una parità informale, dove l’ucraino era lingua ufficiale come già in epoca sovietica, ma non era lingua esclusiva della società ucraina.

      Esulando in parte dalla sua corretta osservazione, la questione della lingua russa è il risultato di retoriche politiche nazionaliste portate avanti dagli opposti schieramenti: al crescente nazionalismo ucraino dei partiti “arancioni”, ha fatto eco il “nazionalismo” russo, creato ad arte dai politici “filorussi”, spezzando così una società unita. Personalmente non amo parlare di “convivenza”, poiché russofoni o ucrainofoni che fossero, erano tutti partecipi di una comunità indistinta (salvo eccezioni, ma anche in Italia abbiamo separatisti). Come forse saprà, esiste in Ucraina il surzik, un interessante lingua ponte nata dalla fusione di russo e ucraino, parlato nella gran parte dell’Ucraina centrale.

      Quello che mi preme sottolineare, dunque, è che non è mai esistito – almeno fino aio deliri politici degli ultimi dieci anni – un problema legato alla lingua russa. Il fatto che non fosse parificata non ha mai dato problemi perché era già, di fatto, l’altra lingua del paese. Poi è venuta la politica che ha usato una questione tecnica – come la parità linguistica e lo statuto delle lingue minoritarie, di assoluta rilevanza, ma comunque ordinaria – come arma politica, seminando divisione nella società.

      Mi scuso della lungaggine e la ringrazio dell’osservazione che ha correttamente posto. Sono certo stato grossolano nell’usare quel “sempre stato”. Spero in parte d’aver spiegato quel che s’intendeva. Cordialmente

      Matteo

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