ARMENIA: Anche i gay hanno diritto alla felicità?

Lo scorso maggio sono stati installati nel centro di Yerevan alcuni cartelloni volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei diritti LGBT: “Auguri a tutti la felicità? Augurala anche a noi”. La rimozione dei poster, avvenuta poco tempo dopo la loro comparsa, apre una riflessione sulla situazione della comunità omosessuale in Armenia e sui suoi rapporti con la società.

I poster

Tra i cartelloni, prontamente rimossi dal Comune poiché “non autorizzati”, uno recava lo slogan “Li incontri ogni giorno”, accompagnato dall’immagine di alcune figure che impersonavano professioni diverse. Un altro vedeva rappresentati due omosessuali stretti in un abbraccio, mentre il terzo affrontava il tema della transessualità.

I poster, basati su alcune pubblicità progresso realizzate nelle settimane precedenti, sono parte di un progetto portato avanti dalla Deem Communications in collaborazione con la ONG PINK. L’azione è stata portata avanti nel quadro del Solidarity Network, un programma finanziato dall’UE con lo scopo di sostenere i diritti della comunità omosessuale in Armenia e Georgia.

Diritti in evoluzione

La BBC, nel 2014, ha ripercorso l’evoluzione dei diritti LGBT, evidenziando i paesi in cui, nel corso della storia, l’omosessualità è stata depenalizzata, e quelli in cui invece è divenuta penalmente perseguibile. La sessualità “non tradizionale”, come la definì la legge russa che ne vietò la promozione, è stata depenalizzata nel 2000 in Azerbaijan e in Georgia. In Armenia invece, perché l’omosessualità cessi di essere perseguita penalmente, occorre aspettare il 2003 – anno tra l’altro della celebre depenalizzazione negli Stati Uniti.

Essere gay, dunque, non è più un crimine a Yerevan. Permane tuttavia l’ostilità di una società in larga parte conservatrice, in cui alcuni valori sono profondamente radicati e consolidati – e nelle campagne le pressioni della tradizione sono ancora più sentite.

Diversità, eguaglianza

Nel 2016 l’IWPR (Institute for War and Peace Reporting) ha pubblicato un’intervista ad alcuni giovani della comunità LGBT armena. I ragazzi, in molti casi, hanno lamentato l’assenza di luoghi di svago in cui possano sentirsi sicuri, soprattutto a Gyumri e Vanadzor. Uno degli intervistati ha sottolineato come nemmeno a Yerevan l’atmosfera possa definirsi amichevole; vi è però un certo grado di libertà e i ragazzi non sono sottoposti alle occhiate inquisitrici di cui sono spesso vittime nei paesi e nelle città minori.

Sergei Gabrielyan, presidente dell’ONG New Generation, ritiene che l’intolleranza di alcune aree più remote del paese rappresenti un’importante causa di migrazioni interne: fuori dalla capitale lo “stile di vita gay” può incontrare seri ostacoli, anche per esempio nell’accesso a istituti educativi e sanitari. Nata nel 1998, la New Generation è attiva nella tutela delle vittime di discriminazioni basate sulle tendenze sessuali. Ha recentemente fondato una advocacy coalition per i diritti LGBT in Armenia e fa della diversità una richezza e dell’eguaglianza uno degli obiettivi della sua attività. Nel febbraio 2017, la New Generation ha organizzato una cena-incontro volta a promuovere il senso di solidarietà all’interno della comunità LGBT locale e a favorire la condivisione di obiettivi e propositi.

I dati PINK

Nel corso del 2016 la ONG PINK ha pubblicato alcune ricerche sulle opinioni della società armena in tema di diritti LGBT. Il 93.8% degli intervistati ha affermato di non voler vedere coppie omosessuali che si tengono per mano in pubblico. I baci, poi, risultavano sgraditi al 97.5%.

I dati raccolti da PINK, come numerose altre indagini svolte sul campo, sono la prova del lungo cammino che i diritti della comunità LGBT devono ancora percorrere in Armenia, anche se le iniziative volte a favorirne lo sviluppo e l’affermazione sono sempre più numerose e sempre più condivise.

Immagine: WBUR.org

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