MONTENEGRO: Ai ferri corti con Mosca?

I rapporti fra Mosca e Podgorica sono logori da tempo. L’anno scorso le istituzioni montenegrine hanno accusato la Russia di aver tentato un colpo di Stato in Montenegro. La vicenda causò sdegno e rimproveri da parte delle autorità statunitensi e inglesi: la stessa Theresa May invitò i Paesi europei a resistere con maggior vigore a quella che fu definita un’aggressione russa nella regione in contrasto alla decisione del piccolo Stato balcanico di aderire alla NATO.

Le tensioni tra i due paesi sono tornate ad aumentare nelle ultime settimane. A fine maggio Mosca ha espulso Miodrag Vuković, un parlamentare montenegrino, membro del Partito Democratico dei Socialisti (DPS) attualmente al governo, in quanto persona non grata, senza fornire debite motivazioni. Questa notizia è stata notificata dalla polizia giudiziaria una volta che il deputato era atterrato a Mosca da Minsk per una visita. Le istituzioni russe hanno smentito ovviamente ogni coinvolgimento con la vicenda, ma alcuni giorni dopo è stato negato l’accesso nel paese al premier Duško Marković, all’ex premier Milo Đukanović e al presidente del parlamento Ivan Brajović. Tutto questo è avvenuto a stretto giro con l’ingresso formale del Montenegro nella Nato: questo non implica la certezza di un rapporto causa-effetto netto, ma lascia forti sospetti su una ritorsione da parte di Mosca nei riguardi della vicenda.

Nella cerimonia d’ingresso nella Nato tenutasi a Washington lo scorso 5 giugno Marković, con delegazione a seguito, è stato accolto dal vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence. In seguito a questa formalità che ha sancito ufficialmente l’ingresso del Montenegro nella Nato, l’agenzia di stampa di Stato russa, la TASS, ha diramato le considerazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov sulla vicenda: questi avrebbe affermato sibillinamente che in politica, così come in fisica, a ogni azione corrisponde una reazione.

Questo potrebbe implicare delle nuove reazioni e ritorsioni sull’economia montenegrina. L’ipotesi resta tale dal momento che Mosca si dichiara estranea alle varie tensioni con Podgorica, sebbene apertamente non apprezza e dichiara di non vedere di buon occhio la politica atlantica del piccolo paese dei Balcani. Questo dubbio di ritorsioni economiche è abbastanza logico dal momento che già alcuni mesi fa Mosca ha bloccato le importazioni di vino montenegrino, causando un danno economico rilevante. Tutto lascia pensare che Mosca possa reagire all’ingresso del Montenegro nella Nato colpendo anche l’economia del turismo, il quale si basa enormemente sull’impatto dei visitatori russi. Ritorsioni in questo settore avrebbero un forte peso sull’economia di Podgorica, alimentando ulteriormente la spirale di tensione tra i due paesi.

Chi è Gianluca Samà

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Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani. Parla inglese e sta iniziando ad affacciarsi al russo e al serbo-croato.

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