Il cosmonauta e la via alla sopravvivenza. Una mostra collettiva a Tbilisi

Se il sistema attuale collassasse come è avvenuto con l’Unione Sovietica, di quali “competenze” avremmo bisogno per sopravvivere? Attorno a questa domanda dai toni apocalittici si costruisce la mostra collettiva Illegal Kosmonavtika che aprirà le porte il 24 giugno a Tbilisi. Un altro esempio di come l’arte possa servire come mezzo per indagare la realtà, per riflettere su problemi attuali e proporre strategie di azione.

Due donne firmano la curatela del progetto: Magda Guruli e Mariam Natroshvili. L’una curatrice presso il Centro Nazionale d’Arte georgiana, tra le iniziatrici dell’evento annuale Artisterium a Tbilisi e direttrice delle riviste LOOP’A e CORD, e l’altra artista. Entrambe interessate agli aspetti della storia nazionale e regionale hanno collaborato già in passato in varie occasioni, portando in giro per la Georgia e internazionalmente artisti emergenti e affermati della regione. In Italia Magda Guruli è stata presente alla 56esima edizione della Biennale di Venezia in qualità di co-curatrice della mostra Jump into the unknown. Esperienza questa legata alla piattaforma-progetto interdisciplinare Nine Dragon Head, che iniziato in Corea del Sud nel 1995, vede artisti da ogni continente realizzare opere in luoghi conflittuali sul piano ambientale, economico o politico.

La nuova mostra in cantiere parte da una figura chiave della propaganda sovietica: il cosmonauta. Questo personaggio quasi sacro, dalle capacità intellettive e tecniche superiori è completamente scomparso dalla scena con il crollo dell’Unione Sovietica. La generazione nata in concomitanza di questo evento storico scopre questa mitologia in modo indiretto ed è confrontata con nuove sfide legate al diverso regime politico-economico. Da qui nasce quindi l’idea di riappropriarsi dell’immagine del cosmonauta, di riabilitarla per gli ideali in essa incarnati e di riflettere sul tipo di “individuo” necessario a sopravvivere alla contemporaneità del sistema esistente.

In preparazione alla mostra che vedrà la partecipazione degli artisti Zura Jishkariani, Mariam Natroshvili & Detu Jincharadze, Iliko Zautashvili, Mamuka Japharidze, Group Bouillon, Giorgi Maghradze, Ana & Tamara Chaduneli, si terrà una serie di workshop pubblici. I partecipanti verranno iniziati a varie strategie di resistenza civile, poi raccolte in un booklet di divulgazione chiamato “Come diventare un cosmonauta illegale”. Anche la scelta dei luoghi per gli eventi ha un forte portato simbolico: un ex edificio dell’agenzia spaziale georgiana poco fuori dalla capitale e il dismesso osservatorio geofisico di Tbilisi.

Già nell’edizione del 2014 di Artisterium dal titolo Houston, we have a problem!, Magda Guruli aveva proposto una ricerca simile attraverso le opere di artisti internazionali. La frase pronunciata dallo sfortunato equipaggio dell’Apollo 13 nel 1970 veniva usata come metafora di ogni tipo di malfunzionamento che può causare disordine, frustrazione e caos all’interno di un sistema, sia a livello individuale che collettivo e globale. “Houston” diveniva al tempo stesso salvatore universale, deus ex machina e luogo dove tutti i problemi trovano una soluzione tramite qualcun altro.

Una mostra che parte dalla conquista dello spazio e arriva alla sopravvivenza alla vita di tutti i giorni, per riscoprire il ruolo attivo degli individui all’interno della società. Percorsi questi ricercati anche nelle varie edizioni del festival annuale Survival Kit, ospitato stavolta a Riga, capitale di un paese che condivide con la Georgia parte del proprio passato.

Foto: la cosmonauta Valentina Tereškova

Chi è Francesca La Vigna

Francesca La Vigna
Dopo la laurea in Cooperazione e Sviluppo presso La Sapienza di Roma emigra a Berlino nel 2009. Si occupa per anni di progettazione in ambito culturale e di formazione, e scopre il fascino dell'Europa centro-orientale. Da sempre appassionata di arte, si rimette sui libri e nel 2017 ottiene un master in Management della Cultura dall'Università Viadrina di Francoforte (Oder). Per East Journal scrive di argomenti culturali a tutto tondo.

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